La legge della notte

La legge della notte è l’oscura trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Denis Lehane. Prodotta da Leonardo Di Caprio ma scritta, diretta e interpretata da Ben Affleck, la pellicola è distribuita da Warner Bros. e disponibile nelle sale cinematografiche dal 2 Marzo 2017.

Sinossi: Boston, 1917. Reduce dalla guerra per cui aveva combattuto come soldato, Joe Coughlin (Ben Affleck) diviene un fuorilegge e vive di rapine per dieci anni. Grazie all’aiuto di suo padre, l’uomo sconta la pena ma, appena fuori prigione, si schiera dalla parte del gangster irlandese Albert White (Christian Clemeson) innamorandosi perdutamente della sua amante, la bellissima Emma Gloud (Sienna Miller). Tradito da chi credeva amico, Joe si allea allora con Maso Pescatore (Remo Girone) e si trasferisce a Tampa, dove inizia una rapida ascesa verso la criminalità organizzata. Sposa la dolce cubana Graciela (Zoe Saldana) che lo incita a uscire dalla spirale di violenza in cui è intrappolato e ad ascoltare le parole della pentita Loretta Figgis (Elle Fanning) prima che sia troppo tardi.

Recensione: Ben Affleck è uno di quegli artisti camaleontici capaci di destreggiarsi abilmente tra un ruolo e l’altro. È un attore rinomato, uno sceneggiatore affermato e un regista talentuoso che ha vinto il Premio Oscar per Argo. Legato da sempre alla città di Boston, l’ha studiata, analizzata, ripresa in ogni viottola, mostrandone così tutta la sua effimera fragilità nascosta dietro alla facciata della grande metropoli. La città, quindi, è nuovamente un protagonista del suo lavoro e un personaggio a tutto tondo con un corpo più solido e un’anima più limpida di quanto si possa immaginare. È lo scenario presso cui prende forma la storia e la materia prima con cui vengono modellati i comportamenti dei suoi abitanti. Boston, insomma, è Boston, la sua città.

Scegliendo di adattare l’omonimo romanzo di Denis Lehane – di cui aveva già trasposto Baby Gone Affleck veste i panni di un uomo che si comporta da gangster ma non si ritiene tale, che uccide a sangue freddo ma soffre di crisi di coscienza e che si atteggia a bandito di strada pur indossando giacca e cravatta. Sposa i meccanismi del Potere, ne diviene prima succube e poi demiurgo, finendo ben presto per rivelarsi vittima della carneficina da lui stesso innescata. È un uomo apparentemente come tanti ma con il cuore più oscuro della notte per la delusione di una vita vissuta all’insegna di rapporti aridi e falsi. Abituato a barcamenarsi soltanto tra nemici e amici – o presunti tale, egli non conosce sfumature, né mezze misure o ambiguità. Parla chiaro, schietto e disinvolto e la sua parola è legge, la legge della notte. Perché non c’è luce nell’universo distopico che ha creato, non ci sono colori sgargianti con cui manifestare le proprie emozioni, non c’è musica a rallegrare le sue giornate. Gli unici rumori che lo circondano, infatti, sono quelli dei proiettili indirizzati ai propri nemici, sono quelli dei coltelli che si affilano giorno dopo giorno, sono le grida disperate di vedove, figli e padri che hanno perso tutto, o quasi. E lui, dall’alto del suo trono insanguinato, osserva senza battere ciglio, senza emettere una parola di troppo, senza pensare alla giustizia, perché non esiste, non più.

Ben Affleck firma dunque un prodotto spietato che parla di mafia, proibizionismo e razzismo senza però approfondirli sotto il punto di vista morale e sociale. La legge della notte, infatti, li accenna velatamente ma non li analizza affatto per concentrarsi esclusivamente sull’impero ad essi connesso. Utilizzando le musiche enfatiche di Harry Gregson Williams  (autore di The Martian – Sopravvissuto) e le tonalità seppiate di Robert Richardson (il direttore della fotografia di The Hateful Eight)Affleck firma una pellicola ibrida e mutaforma che aspira a ricreare gli splendori del cinema classico, pur trattando temi e stilemi del noir nostrano.

Martina Calcabrini

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Utlima modifica: 2 Marzo, 2017



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