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VISTI AI FESTIVAL

28 Trieste Film Festival: Nightlife di Damjan Kozole

A metà tra perverso noir e dramma famigliare immerso in un degrado sociale profondo, benché delineato con rapide pennellate, il film dello sloveno Damjan Kozole sembra ripercorrere nella tipologia di situazioni affrontate dalla protagonista, moglie di un avvocato andato incontro a una insolita aggressione, certi stilemi del cinema rumeno contemporaneo

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A Trieste il cineasta sloveno Damjan Kozole è di sicuro una delle presenze più ricorrenti. Un po’ lo si deve, volendo, al suo eclettismo, a quella capacità di esprimersi in modo estremamente incisivo e pertinente sia nei lungometraggi di finzione, sia attraverso il differente linguaggio del cinema documentario. Ed è proprio tra i documentari che avevamo riscontrato, finora, le sue proposte più forti: basti pensare a Project: Rak, intimo e intenso lavoro dedicato a un artista di fama internazionale come Ulay, in cui ci eravamo imbattuti sempre qui nel 2014.

Con Nightlife (ovvero Nočno življenje, in sloveno) si torna nell’ambito della fiction, sebbene tra le fonti di ispirazione vi sia anche, a detta dell’autore, un efferato caso di cronaca, dal quale l’opinione pubblica del proprio paese era stata scandalizzata non molto tempo fa.
Damjan Kozole è comunque regista in grado di raccontare la realtà trasfigurandola, mantenendo di fondo un’impronta fortemente materica ma caricando al contempo la narrazione di sottili rimandi psicologici e sociali, in sintonia con determinate tensioni colte nell’ambiente a lui circostante. Sta di fatto che Nightlife è uno dei film più riusciti, potenti e compatti visti nei primi giorni di questo 28° Trieste Film Festival.

Dopo una sorta di prologo, in cui osserviamo un potente avvocato di Lubiana alle prese con le consuete dinamiche famigliari e con problematiche professionali, di fronte alle quali appare in realtà pensieroso e quasi preoccupato, avviene l’episodio determinante dell’intero racconto: il suo corpo viene trovato di notte, riverso a terra e in un bagno di sangue, da alcuni giovani intenti a rientrare a casa in bicicletta. L’avvocato è ancora vivo. Ma presenta ferite gravissime, dovute presumibilmente a morsi di cani. Il che risulta ancora più strano, essendo stato ritrovato semi-nudo in un vialone tranquillo, nel cuore della città.
Successivamente all’arrivo dei soccorsi e al ricovero dello sventurato, ha inizio un’avventura ospedaliera che si tinge ben presto di giallo, accumulando sfumature kafkiane e mettendo in fila incontri dal timbro particolarmente acido, persino grottesco, allorché la giovane moglie dell’avvocato, convocata d’urgenza, deve confrontarsi con il personale medico, con la polizia e con qualche losco individuo a caccia di scoop. Sì, perché nel frattempo attorno alla misteriosa aggressione subita dall’uomo comincia a intravvedersi una storia dai contorni torbidi, su cui aleggiano le ombre di qualche morboso e compromettente giochino erotico finito male, assieme alla sagoma conturbante del “sex toy” rinvenuto sul luogo del delitto…

A metà tra perverso noir e dramma famigliare immerso in un degrado sociale profondo, benché delineato con rapide pennellate, Nightlife sembra quasi ripercorrere nella sua elevata concentrazione temporale (la storia prende forma durante una notte movimentata) e nella tipologia di situazioni cui va incontro la vera protagonista, ossia la moglie dell’avvocato, certi stilemi del cinema rumeno contemporaneo. A partire, viste le corsie ospedaliere che incorniciano il plot, da La morte del signor Lazarescu di Cristi Puiu. Ma è positivo che l’accorto Damjan Kozole sappia poi prendere una direzione propria, innescando una serie di meccanismi scenici e narrativi che giocano tanto sul perturbante, in senso lato, quanto sulle aporie e sui veleni di una società slovena rappresentata, per l’ennesima volta, alla mercé di tensioni oscure e di una profonda inquietudine.

Stefano Coccia

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