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Stasera alle 21,10 su La5 Match Point di Woody Allen

Per una volta ideatore di sciagure, Allen prende ispirazione dai drammi di Tennesse Williams, passa da Dostoevskij e approda ai moderni intrecci teatral-filosofici (la fortuna conta più dell’abilità). La misura del pensiero alleniano non tratta di disfattismo vero e proprio. Piuttosto di una filosofia, magari un po’ spicciola, che tuttavia riscatta la scommessa del regista in una mirabile sospensione di giudizio conferendo allo spettatore un onere lancinante

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Match Point è un film del 2005 scritto e diretto da Woody Allen. La pellicola è un film drammatico caratterizzato da situazioni tipiche del thriller. Le difficoltà economiche del regista a girare il film a New York lo costrinsero a riscrivere parzialmente la sceneggiatura, adattandola all’ambiente londinese, e a scegliere un cast & crew interamente britannico (eccezion fatta per la Johansson). Il film annovera tra i riconoscimenti ottenuti una candidatura ai Premi Oscar 2006 nella categoria migliore sceneggiatura originale.

La pallina che gira imprevedibilmente sopra il nastro della rete da tennis contiene una simbologia fin troppo chiara, tuttavia vera: l’imprevisto e la buona sorte sono riprodotti in un fermo immagine evidente e insopportabile allo stesso tempo, spartiacque pirandelliano tra felicità e perfida fatalità. Per una volta ideatore di sciagure, Allen prende ispirazione dai drammi di Tennesse Williams, passa da Dostoevskij e approda ai moderni intrecci teatral-filosofici (la fortuna conta più dell’abilità). E racconta di un protagonista che legge Delitto e castigo mentre si conforma a quelle che sono le leggi per entrare nell’alta società: accondiscendenza artefatta, gusto per i vini e gli oggetti di lusso, tenute di campagna dove trascorrere i week end, esercitazioni di tiro al piattello come fossero divertenti giochi di società, arrampicate da un posto di lavoro all’altro, ogni volta caricandosi di maggiori e claustrofobiche responsabilità.

La domanda è: fin dove ci si può spingere per difendere l’acquisita avidità? E se ciò richiedesse l’uccisione di qualcuno? Si potrebbe, dopo, vivere impuniti senza il raccapriccio di vedere la coscienza macchiata per sempre? La misura del pensiero alleniano non tratta di disfattismo vero e proprio. Piuttosto di una filosofia, magari un po’ spicciola, che tuttavia riscatta la scommessa del regista in una mirabile sospensione di giudizio conferendo allo spettatore un onere lancinante.

Scetticismo di livello eccellente, che probabilmente supera in accuratezza e distacco i personaggi di Crimini e misfatti. In Match Point l’assillo delle caratterizzazioni psicologiche è penetrante e totale. Ti prende alla gola durante quegli istanti di istintiva o calcolata follia che odora di omicidio e che Allen tira per le lunghe in una suspense quasi insostenibile ricordando i migliori passaggi hitchcockiani. A differenza del Maestro inglese trasferitosi in USA, dove ha girato i suoi film migliori, Woody compie il tragitto inverso per affrancarsi da sceneggiature tiratissime e ardue, diffondendo per una volta una scrittura distesa. Ottimo esito per un autore che si è assunto il peso di una prova a tutto campo, senza appellarsi alle abituali doti di commediante.

  • Anno: 2005
  • Durata: 124'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA, Gran Bretagna
  • Regia: Woody Allen