fbpx
Connect with us

Stasera in Tv

Stasera alle 00,45 su Iris L’uovo del serpente di Ingmar Bergman

Il film può essere considerato un film dell’orrore, come dice lo stesso Bergman nella sua autobiografia quando afferma di aver fatto: «Quasi un film dell’orrore. È certamente il film più forte che abbia mai fatto». L’uovo del serpente ha una chiave autobiografica che ci viene offerta dallo stesso Bergman in alcune interviste in cui dice che pensava da parecchi anni a un film del genere, quasi una catarsi

Pubblicato

il

L’uovo del serpente (The Serpent’s Egg) è un film del 1977 diretto da Ingmar Bergman. Con David Carradine, Liv Ullmann, James Whitmore, Grischa Huber.

Berlino, 1923. Due acrobati americani vengono irretiti da uno scienziato folle che anticipa i terribili esperimenti medici dei nazisti. Bergman nella già folle Germani pre-Hitler. Atmosfere espressioniste (fotografia del sempre valido Sven Nykvist) per un film irrisolto pur se perfetto nella resa della opprimente cappa di terrore.

Il film è ambientato negli anni venti e con uno stile improntato all’espressionismo tedesco, si svolge in un’atmosfera cupa dove predominano i colori scuri, tranne quando ci si sposta nel cabaret dove le scene vengono girate con colori accesi dovuti alla scenografia di Rolf Zehetbauer che aveva collaborato con Bob Fosse nel film Cabaret. Il film può essere considerato un film dell’orrore, come dice lo stesso Bergman nella sua autobiografia quando afferma di aver fatto: «Quasi un film dell’orrore. È certamente il film più forte che abbia mai fatto». L’uovo del serpente ha una chiave autobiografica che ci viene offerta dallo stesso Bergman in alcune interviste in cui dice che pensava da parecchi anni a un film del genere, quasi una catarsi.

La fragile democrazia di Weimar ormai moralmente e fisicamente in ginocchio sta per essere spazzata via da forze oscure e terribili. Due artisti di circo vivono, ciascuno a suo modo, questo momento di transizione mentre paura e follia come un’epidemia inarrestabile stanno rendendo privi di senso anche i comportamenti più ordinari. Il clima claustrofobico, l’evocazione di un destino inesorabile e malevolo, elementi mutuati dal caligarismo, sono più volte evocati ma non trovano sullo schermo un espressione particolarmente convincente. Però la ricostruzione d’epoca è suggestiva e nel tratteggiare il rapporto tenero e disperato tra una generosa Liv Ullman e un sempre più vuoto David Carradine, Bergman trova a tratti il tono giusto.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

  • Anno: 1977
  • Durata: 120'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA, Germani
  • Regia: Ingmar Bergman