34 Torino Film Festival: Maquinaria Panamericana di Joaquin Del Paso (Torino 34 – Concorso)

  • Anno: 2016
  • Durata: 86'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Messico/Polonia
  • Regia: Joaquin Del Paso

La Maquinaria Panamericana, che dà il titolo al film di Joaquin Del Paso, è una fabbrica ideale a Mexico City: il lavoro è blando, c’è tempo per la pausa caffè, nessuno si preoccupa della produzione (automezzi pesanti per cantieri), il massimo è decidere la foto del gatto da appendere in bacheca, mentre in radiodiffusione si sente la musica e le massime del direttore generale.

Un venerdì come un altro ha inizio, se non fosse che il proprietario e benefattore di operai e impiegati, Don Alejandro, viene trovato morto nell’alloggio all’interno della fabbrica. Si scopre così che gli stipendi li pagava di tasca propria l’imprenditore-filantropo e che la Maquinaria Panamericana (dopo sessant’anni di onorata attività) risulta essere in bancarotta e piena di debiti con le banche.

Da qui inizia lo sviluppo di una narrazione grottesca, dove i dipendenti, dall’iniziale sconforto, decidono di barricarsi all’interno della fabbrica per difenderla dai creditori. Ma all’interno non tutti sono d’accordo e molti se la prendono con il direttore generale che viene accusato di aver portato alla rovina l’impresa ingannando i colleghi e lo stesso proprietario. C’è tempo per l’arrivo improvviso della figlia di Don Alejandro che si vuole portare via il corpo del padre; di scoprire che il giovane guardiano è il figlio naturale avuto dal padrone illuminato con una segretaria; che non ci sono conti con i soldi e che il direttore cerca solo di evitare il linciaggio da parte dei compagni di lavoro.

Joaquin Del Paso, al suo primo lungometraggio di finzione (alle spalle molti cortometraggi e un documentario), sceglie di trattare un tema attuale, come quello della perdita del lavoro improvvisa, mettendo in scena la crisi del lavoro e dell’industria manifatturiera, con uno stile documentaristico (rafforzato da inserti di sequenze composte da fotografie della vera fabbrica). Vicino a un certo cinema di stampo bunueliano (ricordiamo ad esempio L’angelo sterminatore, dove là un gruppo di borghesi non riesce a uscire da una villa, qui un gruppo di lavoratori si asserraglia volontariamente senza poter più abbandonare la fabbrica), Del Paso utilizza un tono surreale nello sviluppo della fabula. E portiamo come conferma di questo elemento stilistico due sequenze: la prima, la festa notturna anarchica e selvaggia, grazie anche a una bevanda composta con il gasolio e miscelata dai tre magazzinieri, che rappresenta bene la comunità aziendale ormai chiusa al resto del mondo, corpi che cercano la vita nella liberazione degli istinti dopo la morte sociale corrisposta con la morte del padrone; la seconda l’abbiamo nell’incipit, mentre osserviamo un Don Alejandro che arriva nella fabbrica abbandonata per tornare nel suo appartamento e che scopriremo successivamente essere il suo fantasma. Quindi si può dedurre che l’intera vicenda sia un flash back da parte del morto, mentre ripensa a quelle giornate di follia.

Anche se a volte la messa in serie non determina un ritmo coerente con lo sviluppo diegetico, Maquinaria Panamericana risulta essere un film di un certo gusto e originalità.

Antonio Pettierre

Utlima modifica: 26 novembre, 2016



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