34 Torino Film Festival: Live Cargo di Logan Sandler (Festa Mobile)

  • Anno: 2016
  • Durata: 88'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Logan Sandler

L’opera prima del giovane regista Logan Sandler giunge nella sezione Festa Mobile del 34° Torino Film Festival direttamente dalla rassegna cinematografica newyorkese di Tribeca di quest’anno. E possiamo anche capire la fascinazione visiva provocata da questo tipo di film, ma restiamo perplessi e dubbiosi sulla qualità del suo contenuto.

Nadine (Dree Hemingway) e suo marito Lewis (Keith Stanfield) perdono il loro figlio appena nato. Per riprendersi dal trauma decidono di trascorrere una vacanza in un’isola delle Bahamas, dove Nadine è di casa ed è cresciuta sotto l’ala protettiva del capitano Roy (Robert Wisdom) che le ha insegnato tutto sulla pesca subacquea. Dopo il brevissimo prologo causale, Live Cargo ben presto alla prima linea narrativa – quella della crisi di coppia tra Nadine e Lewis e della mancata maternità che rende difficile il rapporto tra l’uomo e la donna –  ne aggiunge una seconda: quella del confronto tra Roy e Doughboy (Leonard Earl Howze), dove il primo mantiene l’ordine sull’isola, leader riconosciuto dalla comunità, mentre il secondo è un imprenditore senza scrupoli che traffica in droga, armi e soprattutto immigrati clandestini che giungono dalla vicina Haiti. Proprio la barca del padre di Nadine è rubata da Doughboy per usarla per un viaggio di clandestini, ma per una tempesta improvvisa, l’imbarcazione naufraga causando la morte di molti uomini e donne. Nell’affollato ambulatorio dell’isola, mentre si assiste alle prime cure dei sopravvissuti e al recupero dei cadaveri, ecco che un neonato viene preso in consegna da Nadine, dopo che la madre è morta durante il naufragio e il padre si spegne davanti agli occhi della coppia.

La sceneggiatura da una parte sceglie delle soluzioni narrative facili (il tentativo di triangolo con un giovane invaghito di Nadine; la classica crisi di coppia con tutti i crismi e i cliché; il confronto-scontro tra Roy e Doughboy con duello finale) e a volte chiude troppo velocemente; dall’altra, invece, la tematica politica risulta un po’ pacchiana, costruita artificialmente, una visione del problema dell’immigrazione molto snob e paternalistica che rende indigesta tutta la parte finale di Live Cargo e non si capisce il perché inserirla, se non per fornire la possibilità a Nadine di una maternità surrogata e allo stesso tempo santificare il comportamento della giovane ricca che comprende il dolore per esperienza diretta.

Se il contenuto narrativo è la parte debole di Live Cargo, il suo punto forte è l’estetica delle immagini. Girato in un bianco e nero lucente e desaturato, nel film predominano le ombre e l’oscurità tanto da depotenziare la bellezza cartolinesca e turistica delle Bahamas e la trasformano in una qualsiasi isola del mondo occidentale, approdo delle ondate migratorie di popoli affamati e impoveriti. La fotografia è funzionale poi a una messa in quadro molto elegante ed esteticamente accattivante, in cui i primi e primissimi piani dei personaggi, fino ad arrivare a dettagli dei corpi, provocano un senso di angoscia e malessere, con le focali allargate che producono un effetto dei volti “schiacciati” dalla macchina da presa. Queste inquadrature sono alternate ai campi medi e lunghi del mare, sia sulla superficie sia nelle sue profondità, creando un respiro visivo naturale tra pieni e vuoti sullo schermo.

A maggior ragione l’ottima scelta estetica di Sandler stride eticamente quando inquadra all’inizio e alla fine del film il corpo di un uomo galleggiante sulla superficie dello splendido mare che vorrebbe comunicare il senso di paradiso perduto, ma in realtà sa invece di operazione ipocrita e ricattatoria.

Antonio Pettierre

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Utlima modifica: 26 Novembre, 2016



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