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VISTI AI FESTIVAL

34 Torino Film Festival: The Love Witch di Anna Biller (After Hours)

Anna Biller, autrice nel senso completo del termine, si cimenta in un tour de force visivo di gusto pop, con richiami al cinema di genere degli anni ‘60 più di gusto televisivo che cinematografico, con costumi sgargianti, scenografie barocche e una fotografia con colori saturi, sovraesposti, materici, dove domina il rosso, il giallo, il bianco e il nero.

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La bellissima Elaine (Samantha Robinson), dopo la morte del marito, da San Francisco si trasferisce in una cittadina della provincia californiana, dove la magia e la stregoneria sono tollerate dalle autorità locali. La donna ha abbracciato i riti magici per trovare l’uomo della sua vita a cui dedicarsi totalmente.

Anna Biller, autrice nel senso completo del termine (visto che di questo The Love Witch è soggettista, sceneggiatrice, regista, costumista, scenografa, musicista, montatrice e infine anche produttrice), si cimenta in un tour de force visivo di gusto pop, con richiami al cinema di genere degli anni ‘60 (imitandone anche lo stile visivo e la messa in scena) più di gusto televisivo che cinematografico, con costumi sgargianti, scenografie barocche e una fotografia con colori saturi, sovraesposti, materici, dove domina il rosso, il giallo, il bianco e il nero.

Grazie alle performance attoriale della sensuale e ironica di Samantha Robinson, la Biller mette in scena principalmente il suo mondo interiore per esprimere e far esplodere una fantasia visiva fuori dal comune. Certo, il tema sottostante a cotanta verve scopica è la liberazione sessuale della donna, dove la stregoneria viene utilizzata come mezzo di indipendenza. Nella sua ricerca dell’uomo perfetto Elaine utilizza tutti i mezzi magici (e non) a sua disposizione. Così dopo aver avvelenato il marito che non l’amava, fa prima impazzire d’amore un insegnante della locale università (che muore d’infarto); poi il marito di una sua amica (che si suicida perché non riesce a sostenere il troppo amore); infine, trovando l’uomo dei suoi sogni, il suo principe azzurro, nel detective della polizia locale che indaga sulla morte del professore. Ma Elaine è una strega e quello che cerca è l’amore assoluto e il possesso non solo del corpo, ma anche dell’anima e del cuore dell’amato (letteralmente come mostra l’inquadratura finale di The Love Witch). La scelta di ambientare la vicenda in California in anni ‘60 alternativi e onirici sembra quasi un omaggio a un periodo storico in cui i giovani si liberavano del moralismo del decennio precedente e facevano nuove esperienze, scoprendo il sesso libero, le droghe, la libertà dei costumi e dei comportamenti, gli abiti colorati e succinti per mostrarsi al mondo.

Questo senso di libertà anarchica si sprigiona in The Love Witch però, più che nel tema sotteso, nella sua messa in scena e nei registri stilistici utilizzati, assemblando vari generi come in una pozione magica per far innamorare lo spettatore: andiamo quindi dal thriller (la vedova assassina, la detective story con l’indagine sul primo morto) alla commedia erotica (Elaine che concupisce e circuisce gli uomini utilizzando la sua avvenenza e il suo corpo); dal musical (le sequenze cantate durante la festa in costume dove i due protagonisti si travestono da principe e principessa in un matrimonio da favola) all’horror (tutta la parte di stregoneria, le morti indotte o portate a termine da Elaine che si comporta come una serial killer). Film dallo stile pop per antonomasia, viene omaggiato il burlesque con gli spogliarelli e l’abbigliamento intimo di Elaine, per gli uomini oggetto della sua attenzione, e il gusto camp per gli eccessi pacchiani prodotti dai costumi e dalla scenografia.

The Love Witch alla fine di dimostra per quello che è: un bell’esercizio di postmodernità, dove si mescola di tutto e di più, un puro divertissement per gli occhi dello spettatore divertito e stregato.

Antonio Pettierre

  • Anno: 2016
  • Durata: 120'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Anna Biller