Stasera alle 21,10 su Rai Movie A Dangerous Method di David Cronenberg

  • Anno: 2011
  • Durata: 93'
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Gran Bretagna, Germania, Canada
  • Regia: David Cronenberg
  • Data di uscita: 30-September-2011

A Dangerous Method è un film biografico del 2011 diretto da David Cronenberg. Il film, ambientato tra Zurigo e Vienna alla vigilia della prima guerra mondiale, si basa sui rapporti turbolenti tra lo psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore Sigmund Freud, il loro collega Otto Gross e Sabina Spielrein, una donna bella e tormentata, che si frappone tra loro, instaurando una relazione amorosa con il primo di questi. La sceneggiatura è curata da Christopher Hampton, che ha basato per il grande schermo un suo lavoro teatrale del 2002, a sua volta basato sul libro di John Kerr Un metodo molto pericoloso del 1993.

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Chi meglio di David Cronenberg, da tempo immemore attratto dai labirintici cunicoli della mente, dagli incontrollati e deformanti effetti che la scienza e la tecnica produco o sono in grado potenzialmente di scatenare nel corpo e nella psiche umana, potrebbe addentrarsi negli albori della psicanalisi, e toccare la vita e le interrelazioni che suggellarono il controverso e ramificato sviluppo futuro delle (allora) deliranti teorie nate da Sigmund Freud?…

A Dangerous  Method, tratto dal testo teatrale di Christopher Hampton The Talking Cure, e ispirato al libro A Most Dangerous Method di John Kerr, reca in sé materiale assolutamente manipolabile in chiave asettica e da ‘incubo virale’, nel rapporto tra nevrosi, tensioni, ribellioni del nostro inconscio a pulsioni e istinti repressi.

Cronenberg focalizza l’attenzione sull’ingresso nella vita e nelle teorie freudiane di due personalità determinanti nel loro sviluppo: l’allora giovane psichiatra Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein, dapprima paziente presa in cura da Jung e affetta da una grave forma di isteria, successivamente allieva dello stesso Jung  e sua amante, e infine, membro della Società di Psicoanalisi di Vienna. L’arrivo di Sabina e la scoperta dell’origine sessuale dei suoi disturbi nevrotici, indirizzano Jung esattamente in linea e sulla scia di Freud. Sabina comincia ad espellere, grazie ad una arcaica ‘seduta di analisi’, le sue imbriglianti e paralizzanti verità: l’eccitazione estrema causatale dalle umiliazioni cui veniva sottoposta sin da bambina, il proprio bagnarsi in preda ai colpi di vergate del padre, che riceveva nuda, quale punizione per insignificanti mancanze a cui non aveva provveduto, le generavano un insostenibile disagio e disprezzo di se stessa, sfociante in una reazione isterica feroce. Sabina percepisce sempre più chiaramente la chiave sessuale della propria nevrosi, e si lega in un solido e crescente meccanismo di transfert al giovane medico Jung, già sposato e prossimo a diventare padre. Lo psichiatra cerca il confronto con Freud, al quale rivela il caso Spielrein e dal quale riceve conferma delle sue diagnosi. Sabina è una donna colta ed intelligente, che desidera diventare un medico, e visti i progressivi miglioramenti della sua condizione, Jung la coinvolge nell’assistenza ai suoi esperimenti. Lo psichiatra percepisce lucidamente la difficoltà nel gestire un controtransfert sempre più dirompente con la sua paziente. Sabina è ancora vergine, e desidera sperimentare la sessualità nella consapevolezza che le catene spezzate della sua nevrosi le hanno donato. E vuole farlo con Jung. Lo psichiatra ne è attratto, cerca di resistere, ma l’arrivo nella sua clinica di un paziente di Freud, Otto Gross, e della casistica che si porta appresso, ossia la  propria volontà di un assoggettamento pieno ed incondizionato ai suoi istinti, gli toglie le ultime remore. Il controtransfert è totale, Jung cede al suo desiderio e si unisce a Sabina. E questo ‘errore’, oltre a rivelarsi pericoloso per la vita emotiva di Jung, sarà la molla che porterà professionalmente il giovane psichiatra a distanziarsi sempre più da una visione freudiana esclusivamente incentrata sulla sessualità e sulla scientificità dell’approccio con i problemi della psiche ed esente da qualunque componente ‘trascendentale-metafisica’ e dalla possibilità di indicare un percorso di autorealizzazione attraverso l’esame dell’inconscio.

Con un tale ‘combinato disposto’, e con un occhio cronenberghiano dietro la macchina da presa, l’aspirazione ad una composizione filmica e narrativa ‘deviata’, labirintica, incalzante, ossessiva, era il desiderio a cui mi sarei piacevolmente e completamente abbandonata, pronta a perdermi in tali tentazioni-sollecitazioni cerebrali e sessuali. Ma così non è stato. Inspiegabilmente, il regista mantiene un piano da ‘racconto in costume’ piatto e superficiale, limitandosi a momenti di astrazione asettica soltanto in poche inquadrature, dalla quali traspare il potenziale erotico della relazione tra Jung e Sabina e l’isolamento psicologico ed emotivo di Jung. Altra e fondante pecca alle ambizioni competitive di tale pellicola, la imbarazzante recitazione di Keira Knightley, incapace nel rendere qualunque caratterizzazione plausibile ad un personaggio femminile estremamente complesso e affascinante come Sabina Spielrein. Unidimensionale, a prescindere dagli stati d’animo e dagli atteggiamenti da esternare, completamente imbarazzante nella resa degli spasmi nevrotici e compulsivi, in cui ci imbattiamo da subito e che danneggiano (da subito) la credibilità del lavoro del cineasta canadese.

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Utlima modifica: 16 ottobre, 2016



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