Orecchie, il piccolo, grande film di Alessandro Aronadio, già divenuto fenomeno

Il grandissimo merito di Alessandro Aronadio è aver saputo meravigliosamente fotografare il dilemma di un’epoca, in cui se si è dotati di uno spirito critico minimo ci si sente, bene che vada, come ‘polli in batteria’

  • Anno: 2016
  • Durata: 90'
  • Distribuzione: 102 Distribution
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Alessandro Aronadio
  • Data di uscita: 18-May-2017

Come si fa ad essere felici in un mondo come questo?”, si chiede il protagonista di Orecchie, dando voce esemplarmente al sentimento di angoscia che attanaglia tanti di noi di fronte alle dinamiche di una postmodernità (o quello che viene dopo, semmai fosse già passata – Toni Negri parla da qualche tempo di ‘alter-modernità’) che pare sempre più fatalmente volta a realizzare la fase più intensa della logica dello spettacolo (si, si, proprio quella di Guy Debord, o come lo chiamavano i suoi detrattori: ‘Guy, The Bore’). Tutto è sacrificato innanzi all’altare del profitto, e le masse, dotate di sofisticatissimi trastulli tecnologici, mai come oggi sono manipolabili, influenzabili in ogni momento della loro esistenza.

Per avere delle risposte soddisfacenti, bisogna fare delle domande giuste. Ed è proprio questo il grandissimo merito di Alessandro Aronadio: l’aver saputo meravigliosamente fotografare il dilemma di un’epoca, in cui se si è dotati di uno spirito critico minimo ci si sente, bene che vada, come ‘polli in batteria’, laddove la dimensione comunitaria, l’intersoggetività, invece di costituire una riserva di senso cui attingere per completare la propria individualità, è stata travolta da una degenerazione antropologica senza precedenti (che ha mutato non solo i cervelli, ma anche i corpi), producendo un insopportabile narcisismo di massa, al quale, se si compie una lucida auto-analisi, viene spontaneo sottrarsi. Viene voglia di applaudire la riflessione finale del giovane regista, che retro illumina, dotandolo di ancor più spessore, il resto del film, ricco di situazioni apparentemente surreali, ma aderenti alla disarticolazione di una realtà sempre più frammentata, ammantata di un’apparente complicazione che decade impietosamente di fronte alla prova dell’esperienza, la sola capace di smascherare il ‘flatus vocis’ delle immagini ‘sub specie spaectaculi’ che vorticosamente ci danzano intorno. Non è, in tal senso, un espediente pittoresco, quello dell’allargamento progressivo del formato di visione del film, che parte da un’inquadratura strettissima, inferiore al 4:3, da smartphone, per l’appunto, fino a colmare, in ultimo, lo sguardo dello spettatore, che partecipa al funerale dell’uomo incarnato dal protagonista all’inizio della sua avventura: una persona con un certo spessore, professore (supplente, precario) di filosofia, riflessivo, cauto, con un’atavica difficoltà di adattamento alla velocità forsennata dell’umanità strampalata che gli sta addosso e con cui, comunque, non può far a meno di interagire. In questo senso Aronadio deve sicuramente molto anche alla lezione del Federico Fellini di 8 ½, in cui il film diveniva l’occasione per l’autore di sviluppare una riflessione tramite cui superare una decisiva impasse e riconciliarsi, gioiosamente, con una realtà troppo spesso evitata, e vissuta in maniera soffocante. Si tratta di guadagnare la semplicità del senno di poi, di, come avrebbe detto Carmelo Bene, dis-imparare, per uscire con agilità dal rigido ruolo che ci si è imposti all’interno dello scialbo teatro dell’Io, e essere davvero con gli altri (andando magari a rinforzare quel concetto di ‘moltitudine’,  rovesciamento virtuoso di quello di ‘massa’). E quel fischio all’orecchio, probabilmente, non passerà mai, segnalandoci senza sosta il nostro disagio; ma si tratta di saperci convivere, senza farlo degenerare in una malattia mortale.

Orecchie gode di un cast delle grandi occasioni, segno che quando c’è una buona idea, anche con poche risorse, si riesce a coinvolgere le più significative professionalità: Rocco Papaleo, Pamela Villoresi, Piera Degli esposti, Milena Vukotic, Massimo Wertmuller; ma anche ottimi ‘giovani’: il folgorante Daniele Parisi e Silvia D’Amico; e felici conferme: Ivan Franek, Francesca Antonelli, Andrea Purgatori, Sonia Gessner. Il film, realizzato con soli 150 mila euro e presentato nella sezione Biennale College, ha già ricevuto diversi riconoscimenti, annunciandosi come un piccolo fenomeno che non mancherà di trovare un vasto consenso presso il pubblico.

Luca Biscontini

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Utlima modifica: 6 Agosto, 2017



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