Connect with us

Stasera in Tv

Stanotte alle 00,40 su Rai Movie Il fiore delle Mille e una notte di Pier Paolo Pasolini

Il fiore delle Mille e una notte è un film del 1974 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 27º Festival di Cannes. È il terzo e conclusivo capitolo della cosiddetta “Trilogia della vita”, dopo Il Decameron (1971) e I racconti di Canterbury (1972)

Publicato

il

Il fiore delle Mille e una notte è un film del 1974 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 27º Festival di Cannes. È il terzo e conclusivo capitolo della cosiddetta “Trilogia della vita”, dopo Il Decameron (1971) e I racconti di Canterbury (1972).

Seguendo l’architettura della raccolta di racconti orientali, organizzata nella forma attuale attorno al 1400, lo sviluppo narrativo de Il fiore delle mille e una notte procede secondo una struttura a incastro. Il tema del viaggio di Nur ed-Din alla ricerca dell’amata schiava Zumurrud che gli è stata rapita ne costituisce il filo conduttore. A esso, nella forma di brevi apologhi o di racconti più strutturati, s’intrecciano, in una sottile trama, sogni e racconti di amori felici o tragici, a costituire un unico luminoso arazzo, in cui le singole storie si fondono in un armonioso canto alla vita e all’amore.

Curiosamente, a questo film, benché fosse stato denunciato sin dalla sua prima proiezione in pubblico per oscenità, furono risparmiate le peripezie giudiziarie degli altri. Il 5 agosto 1974, la denuncia per oscenità contro Il fiore delle mille e una notte è archivata dalla Procura di Milano. Il sostituto procuratore di Milano, Caizzi, dichiarò di «non doversi promuovere l’azione penale» contro il film giudicato «opera cinematografica di buon livello» e anche come «rappresentazione di una sensualità e di un’affettività non malate… perché libere dall’idea del peccato, propria della tradizione cristiana».

Pier Paolo Pasolini si recò a Lecce e a Calimera, alla ricerca di doppiatori, in quanto vedeva nell’accento leccese somiglianze con la lingua araba.

Nei due film precedenti, la ricerca pasoliniana di un uomo riscattato dall’omologazione seriale dei costumi, dei modi, dello stesso apparire fisico, prodotte dal capitalismo e dalla società dei consumi – ricerca iniziata con i giovani sottoproletari delle periferie di Roma, di Accattone – si era rivolta a un nostalgico passato letterario e storico. Qui tale ricerca sembra acquistare maggiore concretezza dall’esplorazione di aree geografiche, toccate solo marginalmente dallo sviluppo economico, in continuità con l’attenzione già rivolta da Pier Paolo Pasolini ai problemi del Terzo mondo – per esempio, in Appunti per un’Orestiade africana. Frotte di ragazzini urlanti che seguono, come in un coro di tragedia greca, i protagonisti della vicenda, correndo o ritraendosi paurosi, i tratti dei volti delle comparse, prese nella popolazione locale, il doppiaggio con l’accento pugliese, concorrono a rendere con efficacia questo abbraccio tra realtà e racconto, tra storia e mito.

È al sesso, all’atto sessuale in tutte le sue manifestazioni – eterosessuali, omosessuali – nella purezza dei suoi modi, nella dolcezza dei corpi, nella serenità del reciproco abbandono, nell’assenza in esso di ogni forma di potere e di mercificazione, che è affidato il compito di illustrare il riscatto dell’uomo sulla Storia. Senza illusioni. Nel suo lucido pessimismo, il regista è perfettamente consapevole dell’inesorabile china della Storia, anche per il Terzo Mondo. È solo nell’arte che l’uomo può riscattarsi. Tale pessimismo troverà di lì a poco manifestazione in Salò o le 120 giornate di Sodoma, primo, e unico capitolo, di una Trilogia della morte.

  • Anno: 1974
  • Durata: 130'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Pier Paolo Pasolini