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SabaudiaFilm.com (media): concluso il festival della commedia italiana a Sabaudia

Una scommessa certamente vinta per la città di Sabaudia il SabaudiaFilm.Com.Media, come è stato chiamato quest’anno, che ha stabilito ormai la sua propensione, anzi ha stabilito la sua identità e l’identità del suo pubblico, il quale conferma in pieno l’amore e la voglia per il cinema, per la commedia italiana, sempre quella, più o meno, una commedia dalla forte vocazione esistenziale, storica, sociale.

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La sensazione è stata nettamente la stessa: giunti alla finale della seconda edizione del festival della commedia italiana a Sabaudia la malinconia per la chiusura dei battenti ha fatto da padrona. Ormai è proprio desiderata, tra la popolazione stanziale e tra quella villeggiante, questa manifestazione. La speranza di tutti è quindi che la manifestazione resti in uno stato di permanenza anche per gli anni a venire. Dal palco il commissario prefettizio ha rinnovato intanto questa speranza dicendo che “l’anno prossimo il festival della commedia a Sabaudia tornerà”. L’applauso a questo punto è stato scrosciante e Ricky Tognazzi, direttore artistico della manifestazione di quest’anno, si è lasciato andare ad un semplice “speriamo, meglio non buttare le mani troppo in avanti in queste cose, ed in questo momento per il paese….”. Forse prendeva spunto dalla difficoltà corsa quest’anno per allestire la rassegna, che, lo ricordiamo, è stata voluta con decisione proprio dal commissario prefettizio Antonio Quarto. Questi nove giorni,  9-17 luglio, sono stati proprio una toccata e fuga, domenica sera poi, e già dal tramonto, quando sapevi insomma che da lì a poche ore tutto sarebbe scomparso, quando già potevi immaginare in essere, quasi, i lavoratori pronti per smantellare l’apparato scenografico innalzato e che aveva incorniciato per nove giorni l’intero comprensorio della zona del comune, la malinconia era diventata davvero tanta. Perché tutto, in quei giorni, portava alla festa,  alla  seconda edizione del Sabaudia FilmFest, una festa che ha, come dire, quasi  “costretto”, finalmente, quei volti familiari, che eppure già vivevano Sabaudia da anni, ma sempre come isolati, rifugiati davvero dentro le loro ville sulle dune. In questi giorni invece li abbiamo visti vivere finalmente la cittadina, comunicare con i suoi cittadini, sottoporsi ben volentieri ai selfie e agli autografi che venivano loro richiesti, e soddisfare pure qualche legittima curiosità. Una scommessa certamente vinta per la città di Sabaudia, insomma, il SabaudiaFilm.Com.Media, come è stato chiamato quest’anno, ha stabilito ormai la sua propensione, anzi ha stabilito la sua identità e l’identità del suo pubblico che conferma in pieno l’amore e la voglia per il cinema, per la commedia italiana, sempre quella, più o meno, una commedia dalla forte vocazione esistenziale, storica, sociale.

Certo, lo sappiamo, la commedia italiana non è più quella di una volta,  tutto cambia in un mondo di uomini, tutto cambia in meglio o in peggio. Benissimo,  anche la nostra commedia è certamente cambiata moltissimo. Non è più quella che firmavano Mario Monicelli, Dino Risi, Nanni Loy, Luigi Comencini, Mauro Bolognini, Ettore Scola, non c’è più traccia, nel retrogusto amaro della risata del peso specifico della tragedia, quella che rendeva la commedia italiana anche internazionale. Ma abbiamo visto, sempre e comunque, una commedia deliziosa, fragile ma dignitosa alquanto. Certamente, purtroppo o per fortuna, la generazione italiana dei nuovi autori si è formata attraverso altre radici sociali e culturali, insomma attraverso un’altra educazione di modello e di riferimento. Diceva sempre Nino Manfredi, che è stato uno dei più grandi attori di quella commedia storica, e che a Sabaudia è stato anche ricordato dall’attore pontino Emanuel Caserio, che è tra gli interpreti della fiction dedicata a Manfredi in lavorazione in questi giorni:   “…nulla nasce dal benessere, tanto meno i bei film. Tutto nasce solo dalla sofferenza e dalla miseria…”.

Già l’anno scorso, a conclusione della kermesse,  l’allora direttore artistico del SabaudiaFilmFest, Franco Montini, ricordava come nel nostro paese, sicuramente ricco di festival, paradossalmente non esisteva ancora una manifestazione specifica dedicata alla commedia. Davvero un paradosso perché la commedia è da sempre il genere principe della produzione nazionale, il più amato dal pubblico, incontrastato trionfatore al botteghino. La commedia poi è sempre stato il genere che meglio ha raccontato la realtà del paese, i suoi mutamenti sociali ed antropologici, le sue mode e le sue tendenze sia nel pubblico che nel privato. Per conoscere la storia italiana degli ultimi cento anni, insomma, proprio nei suoi aspetti migliori e peggiori, più gloriosi e più infami, è obbligatorio rivolgersi alla commedia. In questo senso Sabaudia ha sopperito davvero ad una mancanza. Sabaudia poi ha davvero una forte vocazione cinematografica, che risale addirittura agli anni trenta. Già in quegli anni Sabaudia prestava i suoi prosceni naturali ad un kolossal come Scipione l’africano. Poi negli cinquanta e sessanta, cioè negli anni d’oro del cinema italiano, molti film della commedia all’italiana si girano proprio tra le dune e tra le architetture razionaliste della città. Quindi è un legame di vecchia data quello che lega Sabaudia al  cinema. Certamente ora il festival nazionale, dedicato poi proprio alla commedia italiana, tenderà a consolidare sempre più questo legame.

Il pubblico anche quest’anno è accorso numeroso ogni sera, le stime parlano oggi di diecimila presenze,  anche i seminari pomeridiani, che quest’anno si sono soffermati sui temi della famiglia allargata, e che tanta commedia italiana, attraverso i suoi titoli, ha indagato, seminario a cui ha partecipato tra gli altri l’onorevole Monica Cirinnà e il professor  Paolo Crepet, l’altro sui temi delle web series, che sta ornai diventando il nuovo linguaggio del cinema italiano e soprattutto del genere della commedia, a cui ha partecipato Marco Giusti e Laura Delli Colli, hanno incontrato l’interesse forte del pubblico. Poi anche un momento di commozione, misto ad un altro di festa, è intercorso in questo Sabaudia, vissuto quando Lino Banfi, che ha festeggiato qui i suoi ottanta anni, ha ritirato il premio dedicato all’attrice prematuramente scomparsa Monica Scattini.

Il sipario sulla serata finale si è alzato domenica intorno alle 20,00 con l’applauso del pubblico all’arrivo dei tanti ospiti della serata. Nino Frassica, Tosca D’Aquino, Paolo Conticini, Lillo Petrolo, Francesco Scali, Pietro Pulcini, Paolo Genovese, Eleonora Giovanardi, così come quelli la giuria, nomi altrettanto noti come Nancy Brilli, Marco Giusti, Laura Delli Colli, Marco Risi, Simona Izzo. Intanto già dal pomeriggio la voce sul titolo preferito cominciava a correre, e questo era facilmente prevedibile, tutti quasi concordavano per il titolo Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, proprio per la vittoria finale. E cosi è stato. Perfetti sconosciuti si è aggiudicato anche il premio per la migliore sceneggiatura, scritta a più mani, quella del regista Genovese, quella di Paola Mannini, di Rolando Ravello, di Paolo Castella, di Filippo Bologna. Il premio per il migliore attore protagonista è andato invece a Checco Zalone per il suo film fenomeno Quo Vado, così come il premio per la migliore attrice protagonista è andato a Eleonora Giovanardi sempre per il film di Zalone. Tutti i premi consegnati dalla giuria tecnica sono opere dello scultore pontino Basile. Il pubblico attraverso le cartoline ha premiato invece il film che, in qualche maniera, è anche questo un po’ la sorpresa dell’anno, Troppo napoletano. Il regista Gianluca Ansanelli, presente a Sabaudia, ha ricordato di ritenere anche il suo film una sorta di “film fenomeno per l’anno in corso”, e che  per realizzarlo si sono spesi  “solo”  500.000 euro,  “ma che ha incassato però ben un milione e mezzo di euro…”. La serata è andata avanti premiando poi Lillo Petrolo come migliore attore non protagonista di Forever Young di Fausto Brizzi e Nino Frassica come miglior personaggio dell’anno. Frassica sul palco, visibilmente commosso, e dopo aver ricevuto il premio consistente in una bellissima sciarpa raffigurante le dune di Sabaudia, premio donato dallo sponsor Cosmari, ha ritenuto di aver ricevuto in verità solo pochissimi premi in carriera, di essere un attore poco baciato al cinema, di essere un amico fraterno di Terence Hill, con il quale in autunno inizierà le riprese del nuovo Don Matteo.  Si chiamerà, ha detto Nino Frassica,  dopo Don Matteo 10, e dopo uno studio quasi accademico della dirigenza Rai Don Matteo 11.  Applausi scroscianti ed arena completamente sommersa dalle risate. Dice la conduttrice: “ma Nino, tu che sei un amico fraterno di Terence Hill lo vai mai a trovare in America dove vive?”.   “Come no”,  risponde Nino Frassica,  “ci vado spesso. Pensa che a marzo in un mese ci sono stato quarantasei volte…” . 

Calato il sipario sulla seconda edizione del SabaudiaFilm, gli scroscianti applausi del pubblico presente, che poi fino a notte inoltrata ha continuato ad applaudire il bel film di Sergio Rubini, Dobbiamo parlare, hanno semplicemente testimoniato quella che è la voglia di cinema, la voglia di un festival del cinema che diventi veramente una rassegna permanente, familiare, anche identitaria per la città nata sulle paludi pontine.

Giovanni Berardi

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