Speciale Cannes 2016

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Allontanando le polemiche sui premi assegnati quest’anno, ciò che resta negli occhi sono sempre e solo i film… Vince il cinema sociale, conquistando il podio più alto con I, Daniel Blake e la inossidabile resistenza militante di Ken Loach, esternata nella folle burocrazia del welfare inglese, scientemente contro la cura delle classi sociali più deboli ed indifese. Una forte denuncia sociale, l’incomunicabilità feroce ed inevitabile della cosiddetta famiglia di Juste la fin du monde, Gran premio della Giuria dell’enfant prodige Xavier Dolan:  ennesimo tratteggio delle catene affettive dei legami di sangue e dei drammi che producono sulle singole esistenze dei suoi componenti. La contrapposizione tra formazione culturale e condizionamento sociale, le cadute e le contraddizioni tra pensiero ed azione quando all’improvviso la realtà in Iran ti mette alla prova, la acuta riflessione e la migliore sceneggiatura per Forushande di Asghar Farhadi. L’altra faccia della disoccupazione la mostra dentro un cinema tattile e percettivo Andrea Arnold, il Premio della Giuria nel racconto visivo di American Honey e dei giovani statunitensi che si consumano tra crack e vendita di riviste porta a porta. Anche nel premiare la migliore attrice non si è voluto dimenticare il grido di attenzione che il grande cinema del filippino Brillante Mendoza ha rivolto alla sua casba Manila: Jaclyn Jose incarna una Ma’ Rosa tragica e passivamente battagliera, conscia della condanna ad una vita di stenti e soprusi nel mondo delle formiche umane nel quale lei e la sua famiglia sono gettati. La corruzione strisciante nelle pieghe più imprevedibili della società ce la racconta la Miglior Regia del rumeno Cristian Mungiu e il suo Bacalaureaut, dentro una Romania stanca e smarrita, senza prospettive. La favola moderna della banlieue parigina di Divines, tra inferno e paradiso, è la Camera d’Or di questa edizione, la migliore opera prima di Houda Benyamina, il cinema del futuro, presentata alla Quinzaine des Réalisateurs. La bucolica e naïf Finlandia sorpassa tutti in Un certain regard: The Happiest Day in the Life of Olli Mäki di Juho Kuosmanen è cinema sociale nella metafora della vittoria e del successo sacrificato per l’amore. Non ci sono tutti i premi, non ci sono tutti i film… ma Taxidrivers vi lascia una scia da seguire ed inseguire. Ci vediamo (e ci leggiamo) l’anno prossimo.

Maria Cera



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