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VISTI AI FESTIVAL

Future Film Festival: Tout en haut du monde di Rémi Chayé

Nel francese Tout en haut du monde, presentato fuori concorso al Future di Bologna, un’animazione dal gusto abbastanza classico ben si presta ad accompagnare i toni di un racconto, che si protende verso una fantastica e pericolosa avventura tra i ghiacci dopo aver messo in scena con grazia quei siparietti in costume nella Russia degli Zar, la cui caratterizzazione aspira a un’intensità quasi pittorica.

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Anche quest’anno, al Future Film Festival, gli animatori di provenienza francofona hanno fatto un figurone, grazie ad alcuni lungometraggi in concorso che hanno deliziato la platea bolognese. Ecco quindi la graziosa, creativa e iperbolica versione steampunk di Parigi in Avril et le monde truqué di Franck e Franck Ekinci et Christian Desmares, lungometraggio d’animazione ispirato a una graphic novel del noto fumettista transalpino Jacques Tardi, ma soprattutto Phantom Boy di Jean-Lou Felicioli e Alain Gagnol (Francia, 2015), premiato con il Platinum Grand Prize “per il fascino fiabesco, avvincente per ogni fascia d’età, che dà unità visiva e narrativa a un abile innesto di diversi generi cinematografici, dal noir al fumetto supereroico”.

Fuori concorso, ad arricchire ulteriormente la pattuglia francese, vi è poi assolutamente da segnalare la presenza di Tout en haut du monde (titolo internazionale: The Long Way North), il film di Rémi Chayé che aveva già vinto il premio del pubblico al Festival di Annecy 2015. In comune col già citato Phantom Boy, quest’altro incantevole lungometraggio ha l’esser stato acquistato dalla PFA, che intende distribuirli entrambi nel nostro paese come fatto in precedenza per Un gatto a Parigi, ugualmente diretto da Jean-Lou Felicioli e Alain Gagnol. Lodevole, perciò, la perseveranza di questa piccola società di produzione e distribuzione cinematografica, che sta facendo conoscere ad un pubblico italiano un po’ più ampio il meglio della produzione francese animata.

Tornando a Tout en haut du monde, un’animazione dal gusto abbastanza classico ben si presta qui ad accompagnare i toni di un racconto, che si protende verso una fantastica e pericolosa avventura tra i ghiacci dopo aver messo in scena con grazia quei siparietti in costume nella Russia degli Zar, la cui caratterizzazione aspira a un’intensità quasi pittorica. Cromatismi ben definiti ci guidano dapprima nel vivace ambiente di San Pietroburgo, delle famiglie aristocratiche, dei musei, dei balli di corte, per poi perdersi nella predominante del bianco della banchisa e dei cieli di celeste luminosità, allorché la narrazione si sposta sul terreno delle esplorazioni artiche: protagonista di Tout en haut du monde è infatti l’ammirevole, caparbia, generosissima Sasha, una nobile russa assai giovane e anticonformista che alla fine del XIX secolo, contravvenendo alle disposizioni dei genitori, si mette sulle tracce del nonno Oloukine, un rinomato scienziato che non aveva mai fatto ritorno dalla sua ultima missione esplorativa, tesa alla conquista del Polo Nord.
Spunti romanzeschi e senso dell’avventura, più l’utilizzo personale e alquanto carico del colore, offrono pertanto una connotazione positiva all’opera prima di Rémi Chayé, il quale, comunque, si era già fatto apprezzare da storyboarder così come in altri ruoli all’interno di produzioni animate d’impronta decisamente autoriale, su tutte lo splendido The Secret of Kells.