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Sinister continua la riscoperta di Gianni e Pinotto in dvd

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Grazie a Sinister Film, avevamo già avuto modo di parlare della riscoperta su supporto dvd delle avventure cinematografiche di Bud Abbott e Lou Costello, che, conosciuti in Italia come Gianni e Pinotto e con ben trentasei pellicole interpretate tra il 1940 e il 1956, furono una coppia comica sicuramente debitrice nei confronti dei più famosi Stan Laurel e Oliver Hardy, ovvero Stanlio e Ollio.
Coppia comica di cui l’etichetta distribuita da CG Home Video aveva provveduto a rendere disponibili su disco tricolore Gianni e Pinotto: Il cervello di Frankenstein (1948) di Charles Barton, Gianni e Pinotto contro l’uomo invisibile (1951) e Gianni e Pinotto contro il dottor Jekyll (1953), entrambi diretti da Charles Lamont, ai quali aggiunge ora altri quattro titoli recuperati dal dimenticatoio, a cominciare da Se ci sei batti due colpi (1946), corredato di trailer.
Una commedia con fantasmi in cui, sotto la regia del già citato Barton, ricoprono i ruoli di due poveracci che, scambiati per traditori durante la guerra d’Indipendenza americana, vengono uccisi per poi diventare spiritelli destinati a vagare inquieti per secoli, in attesa della buona occasione per dimostrare la loro innocenza.
Fino al momento in cui, quando la villa che fu teatro del dramma viene ricostruita nel 1945, iniziano ad infastidirne i nuovi abitanti con il solo scopo di ottenere giustizia per l’ignominia subita in vita; dando il via ad una serie di divertenti gag che non hanno potuto fare a meno di essere imitate anni dopo da altri cineasti (si pensi solo a quella del passaggio attraverso la porta riproposta in S.O.S. fantasmi di Richard Donner).

IL GIARDINO INCANTATO

Decisamente più vicino alle produzioni natalizie indirizzate al pubblico dei bambini, invece, è Il giardino incantato (1952), che, a firma dello stesso Jean Yarbrough che aveva curato gli horror Notti di terrore (1940) e King of the zombies (1941), prende il via in bianco e nero come la pellicola precedente, per poi, però, diventare a colori quando i due simpatici protagonisti, impegnati a fare i baby-sitter, decidono di leggere una fiaba (stratagemma probabilmente escogitato emulando quanto fatto da Victor Fleming nel suo Il mago di Oz).
Una fiaba che altro non è che il racconto popolare di Jack e la pianta di fagioli e che, in realtà, viene letta loro dal ragazzino che devono intrattenere; mentre Pinotto, addormentatosi, finisce per sognare di viverla insieme a Gianni.
Quindi, l’ironia sfruttata mira in questo caso ad apparire molto più infantile del solito; man mano che, senza dimenticare effetti d’animazione, provvedono l’immancabile gigante, un orso e, addirittura, momenti cantati a rendere ancor più frizzante la movimentata avventura qui accompagnata dalla sola galleria fotografica quale contenuto speciale, sebbene la fascetta riporti erroneamente la presenza del trailer cinematografico.

VIAGGIO AL PIANETA VENERE

Ed è la sola galleria fotografica ad accompagnare anche Viaggio al pianeta Venere (1953), che, concepito dal sopra menzionato Lamont e comprendente nel cast perfino la futura musa felliniana Anita Ekberg, qui al suo esordio davanti alla macchina da presa, rappresenta la prima escursione nell’ambito della fantascienza per i due attori originari del New Jersey.
Infatti, più pasticcioni del solito, a causa di una serie di equivoci si trovano coinvolti in un viaggio nello spazio che, come il titolo (solo quello italiano, però) lascia immediatamente intuire, li porta ad approdare sul pianeta Venere, dove hanno la gradita sorpresa di essere piacevolmente accolti dalla affascinante regina Allura, cui concede anima e corpo la Mari Blanchard vista, tra l’altro, in Salvate il re (1952) di Phil Karlson e McLintock (1963) di Andrew V. McLaglen.
Regina affiancata da una schiera di bellissime venusiane impersonate dalle aspiranti Miss Universo 1952 e che, in verità, nascondono inenarrabili insidie necessarie, ovviamente, a rendere non poco complicata la nuova atipica avventura degli inseparabili amici.

IL MISTERO DELLA PIRAMIDE

Avventura girata in bianco e nero come pure Il mistero della piramide (1955), che, sempre ad opera di Lamont e con il trailer ad occupare qui la sezione extra, segna la loro ultima parodia dei monster movie targati Universal, dopo averli visti presi ad affrontare in maniera molto imbranata, tra gli altri, con Dracula, Frankenstein, l’uomo invisibile e il dottor Jekyll.
Parodia che li porta in Egitto, dove assistono alla scoperta della tomba del principe delle tenebre Klaris per mano del professor Zoomer alias Kurt Katch, il quale sostiene, inoltre, che all’interno del sarcofago si trovi un’indicazione per raggiungere il luogo in cui giacciono i resti della principessa Ara.
Nel corso di circa settantasei ritmati minuti di esilarante visione che, tra messaggi registrati, equivoci generati da fotografie inopportunamente scattate e tanti immancabili guai, conducono ovviamente i due a cercare di farsi assumere dall’uomo per scortare la mummia fino in America.
Settantasei esilaranti minuti di visione in cui, tra l’altro, gli appassionati di film dell’orrore possono riconoscere nei panni di Iben – servitore del capo della setta – il Mel Welles autore del Lady Frankenstein (1971) interpretato da Rosalba Neri e Joseph Cotten.

Francesco Lomuscio

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