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Violent shit – The movie in mediabook edizione limitata

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Il significato dell’apertura nell’Amburgo di venticinque anni prima è immediatamente intuibile, perché, come il titolo stesso suggerisce, Violent shit – The movie (2015) di Luigi Pastore si rifà in quei primi minuti proprio al prologo del Violent shit (1989) che, diretto dal tedesco Andreas Schnaas, si trasformò – insieme ai lavori di Jörg Buttgereit e Olaf Ittenbach – in un vero e proprio fenomeno di culto per gli appassionati dello splatter underground di matrice teutonica, tanto che il suo autore ne mise in piedi anche i sequel Violent shit II (1992) e Violent shit III: Infantry of doom (1999).
Prologo cui, dopo i titoli di testa, segue un breve momento – in realtà girato per il mai terminato Dorian (The tale of Dorian) – con protagonista la compianta Lilli Carati della nostra celluloide sexy che fu, destinata a rappresentare soltanto il primo dei qui coinvolti illustri nomi appartenenti ai b-movie tricolori del passato.
Perché, man mano che il Giovanni Lombardo Radice di Paura nella città dei morti viventi (1980) e Deliria (1987) concede anima e corpo al sinistro professor Vassago, se da un lato Antonio Tentori – sceneggiatore di Demonia (1990) e I tre volti del terrore (2004) – appare nei panni di un cliente di prostitute, dall’altro Enzo G. Castellari e Luigi Cozzi – rispettivamente registi de L’ultimo squalo (1981) e Scontri stellari oltre la terza dimensione (1978) – si cimentano in simpatici siparietti come anziani ispettori, durante le indagini portate avanti dal giovane poliziotto Aristide D’Amato (ovviamente in omaggio all’Aristide Massaccesi che usava spesso firmarsi Joe D’Amato) riguardo a una sequela di cruenti delitti.
L’Aristide D’Amato interpretato da Vincenzo Pezzopane e che, affiancato dall’Hans incarnato proprio dallo Steve Aquilina produttore e sceneggiatore della trilogia originale, avverte un legame tra la nuova mattanza a Roma e gli omicidi consumati nella Germania degli anni Ottanta dal feroce serial killer Karl The Butcher, sotto la cui maschera troviamo qui Simone Destrero.

Violent shitThe movie
Ma, mentre BarbaraSuspiriaMagnolfi rientra tra le vittime, la figura di un corrotto politico amante del sesso e della cocaina con il volto del divo del gossip Antonio Zequila fornisce un certo accenno di denuncia sociale che contribuisce in maniera fondamentale a suggerire quanto l’operazione in questione, fortunatamente, non intraprenda la banalissima strada del remake copia e incolla.
Infatti, se Schnaas – oltretutto presente in un fugace cameo nel ruolo di un informatore amburghese – improntò la sua saga e il cross over co-diretto da Timo Rose Karl the Butcher vs Axe (2010) unicamente sulla sequela di impressionanti uccisioni descritte in ogni minimo dettaglio, Pastore privilegia una struttura narrativa costruita in maniera principale sui dialoghi e sulla progressiva emersione di indizi, probabilmente influenzato dalla forte e mai nascosta passione nei confronti degli intrighi thriller di Dario Argento.
Intrighi thriller già onorati attraverso quel Come una crisalide (2010) che, paradossalmente, rispecchiava maggiormente l’abbondanza di cadaveri sparsi dell’operato schnaasiano, qui relegata in particolar modo all’ultima mezz’ora di visione.
E, tra sgozzamenti, occhi cavati, un’evirazione e l’estrazione di una colonna vertebrale, non mancano neppure interiora, cannibalismo e ratti scorrazzanti nel corso di quello che, in fin dei conti, manifesta i connotati di un curioso mix di rifacimento, sequel e reboot dotato di una personale identità e non inferiore al materiale da cui prende le mosse.
Curioso mix che 8-Films rende disponibile in una preziosa edizione limitata mediabook in novecentonovantanove copie comprendente trentasei pagine di testi germanici e fotografie a colori, il cd della colonna sonora costituita da venti tracce per mano di Claudio Simonetti, il dvd e il blu-ray del film, entrambi con audio inglese e tedesco forniti di sottotitoli inglesi, italiani e teutonici opzionabili.
Senza contare gli extra, che, al di là di un lungo servizio di una trasmissione tv spagnola incluso soltanto nel disco in alta definizione, prevedono anche nel dvd una galleria fotografica, due trailer, ventuno minuti di making of, otto di interviste al cast, nove di incontro tra il giornalista Roberto D’Onofrio e Aquilina e, infine, un breve tributo alla succitata Carati.

Francesco Lomuscio

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