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DA UOMO A UOMO

David Grieco: “Non è stata ancora scritta la verità storica sulla morte di Pasolini”

Giovanni Berardi incontra David Grieco che racconta del suo ultimo film, La macchinazione, in uscita il prossimo 24 Marzo, in cui tenta di ricostruire la verità intorno alla morte di Pier Paolo Pasolini. Un’intervista in cui emergono elementi salienti su quella triste e ancora irrisolta vicenda

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David Grieco oggi non ha occhi che per il suo ultimo e sentito film, La macchinazione. Anche presentando il suo libro, poi diventato il film, appunto, David Grieco  è sempre stato chiaro: “il delitto Pasolini rimane un omicidio di chiara matrice politica…”. Il film di David Grieco sarà nelle sale prossimamente, esattamente dal 24 marzo. E’ un film che nasce da molto lontano. Dice David Grieco: “…dieci anni fa ci avevo messo una pietra su questo progetto, che pure avevo adombrato da anni. Era Sergio Citti che spesso mi incitava a seguirlo, a definirlo, voleva assolutamente continuare a parlare di questa storia, di tutti i dettagli che ormai conoscevamo e che insieme avevamo raccolto. Poi Sergio Citti morì, e questo fatto, quasi, mi convinse a dire basta, a lasciare perdere insomma, a darmi quasi la convinzione che era inutile continuare a rimestare. Mi dicevo: è stato un dolore tremendo della nostra vita, insomma, continuiamo a viverlo in questo senso…”. La macchinazione, il film, non è proprio, come ci ha detto, un rifacimento cinematografico del libro, piuttosto il suo proseguimento, l’ulteriore chiarimento, col supporto delle immagini, del tragico agguato e dell’assassinio di Pier Paolo Pasolini, consumato nella notte tra l’1 ed il 2 novembre del 1975.

Domanda: Pino Pelosi, il principale imputato di quell’assassinio, l’uomo poi condannato, c’era o non c’era durante il massacro? Dice David Grieco perentorio:  “Pino Pelosi era solo l’esca preparata per l’agguato…”. David Grieco oggi rappresenta davvero la parte civile culturale di quell’assassinio, che aveva e continua ad avere sempre di più risvolti inaccettabili e misteriosi. Quello che resta sempre più chiaro è che quell’assassinio, efferato come pochi, davvero ha messo a tacere con la crudeltà, quasi a sottolineargli l’importanza e l’urgenza dell’avvenimento, una voce civile, il più importante intellettuale del novecento italiano, le cui sensazioni, premonizioni, conclusioni, provocazioni, continuavano a destabilizzare semplicemente vari quadri e congegni di potere, politici ed industriali. Il pensiero di David Grieco rimane netto, e si trova già tutto nel titolo della sua opera:  “… il delitto Pasolini è assolutamente una macchinazione…” dice  “…un delitto premeditato, organizzato, messo a segno e coperto per quarant’anni…”.    Grieco, giovane amico e collaboratore di Pasolini, già dalla fine degli anni sessanta, ha avuto, come ci ha spiegato, sempre un rapporto anche conflittuale con il poeta; David Grieco certamente non è rimasto sempre in silenzio ad accettare supinamente le conclusioni o le provocazioni di Pasolini, ma spesso era intercorso tra loro un dibattito anche feroce, così che spesso, tra loro, sono sopraggiunte anche delle freddezze e dei periodi di lontananza.

Il delitto di Pier Paolo Pasolini è una macchinazione fatta naturalmente di tanti elementi…” dice ancora David Grieco, elementi che si trovano naturalmente tutti elencati nel libro e nel film. Quello di cui è convinto Grieco, ed infatti a questo evento fa risalire il cardine dell’assassinio, è l’azione di un furto, compiuto tre mesi prima dell’assassinio, di alcuni metri di pellicola dell’ultimo film girato da Pasolini, Salò o le centoventi giornate di Sodoma, un tipo di azione in fondo mai successo prima: “infatti mai “ dice Grieco “si era verificato un fatto del genere, cioè il furto di una pizza di film, a cui poi richiedere per la restituzione, una cifra enorme, due miliardi di lire…”. Un riscatto assurdo e spropositato certamente per le casse di una industria cinematografica sempre in perenne crisi di contante. La trattativa non viene nemmeno presa in considerazione quando i ladri, passati alcuni giorni dal fatto, decidono improvvisamente di restituire la pizza di pellicola a titolo gratuito, di restituirla a nessun interlocutore possibile, ma solo e semplicemente a Pier Paolo Pasolini.

Racconta David Grieco: “Pasolini respinge questa richiesta, assolutamente, non vuole incontrare i rapitori, perché sa con sicurezza che cosa sono ormai diventati, i suoi ragazzi di vita, oggi….”.  Continua David Grieco: “…questi ragazzi, gli ex ragazzi di vita pasoliniani, sono quelli che poco più avanti organizzeranno “la banda della Magliana…”.  Ma Pasolini, ad un certo punto, improvvisamente, cambia idea, decide insomma di incontrare i ladri per riavere indietro la sua pellicola. Il libro di Grieco, certo, come sicuramente sarà anche il film, resta quella che oggi chiamiamo decisamente una buona inchiesta giornalistica, che fa riflettere con assoluta ed estrema serietà. Ai lettori oggi, comunque, e agli spettatori del film, resta il compito di ordinare e coordinare tutto ciò che David Grieco ha portato seriamente alla luce, perché un trattato del genere, bello ed appassionante, va comunque interpretato ed accettato secondo le sensibilità e la cultura di ognuno. E’ stato comunque il regista  Abel Ferrara poi, in fondo, a far risvegliare in Grieco l’idea del film su Pasolini. Si, quel suo fan americano che aveva deciso nel 2013, da americano, di girare un film su Pasolini in qualche maniera lo aveva interessato molto. Lo stesso Grieco fu subito interpellato dalla produzione del film di Ferrara per aiutarlo a scrivere la sceneggiatura, cosa che Grieco aveva accettato anche con entusiasmo, tornava in superficie l’idea che, in fondo, la morte di Sergio Citti aveva affondato.

Dice David Grieco: “…Abel Ferrara mi aveva risvegliato delle cose, certo, la necessità di parlare, di rivivere il mistero di Pasolini, i tanti luoghi oscuri taciuti per quarant’anni. Ma queste cose non le ho potute però metterle al suo servizio, perché la divergenza sul film da fare era proprio totale…”. Rinunciare alla sceneggiatura del film di Abel Ferrara ha significato aprire lo spiraglio in David Grieco, anche la convinzione, che era ormai necessario il suo punto di vista, tanto caldeggiato in vita anche da Sergio Citti, anzi il loro punto di vista, che si esprime poi pienamente, pensiamo, anche nel tratteggiare la dimensione biografica di Pasolini, questa si assolta con assoluta verità, perché David Grieco nell’ultimo periodo gli  è stato davvero sempre vicino; il libro ed il film regalano un quadro completo di quella che è stata la personalità e la vita di Pasolini: la cacciata di Pasolini dal partito comunista friulano per motivi semplicemente legati alla sua condizione di omosessuale, il dolore immenso di Pasolini per la morte del fratello Guido, ucciso dai partigiani jugoslavi, il giorno in cui Pasolini, in piena rivolta sessantottina, scrive una poesia schierandosi dalla parte dei poliziotti: “…quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti,  io simpatizzavo coi poliziotti!  Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine od urbane che siano…”. Ed infine, ancora, bellissimo, anzi statuario, l’episodio, rivelatore, di Franco Citti, attore devoto, insieme con  Ninetto Davoli, a tutto il cinema di Pier Paolo Pasolini,  quando, osservando le oltre ventimila presenze a Campo De Fiori, il giorno del funerale di Pier Paolo, esclamava: “…allora non è morto solo un frocio…”. David Grieco dice di aver scritto questo libro, e girato poi il suo film, soprattutto per Pasolini: “…anche per riaprire semplicemente quello che può essere un percorso che porti infine a scrivere veramente la verità sul delitto Pasolini…”. Colpisce poi nel film l’aderenza perfetta, la fisicità anche e la somiglianza del volto dell’attore chiamato a ricoprire il ruolo di Pasolini,  Massimo Ranieri. David Grieco, giornalista in età giovanile del giornale Muzak, il mensile di musica e cultura progressista, fondato da Giaime Pintor, a cui hanno dato i loro apporti anche  Marco Lombardo Radice, intellettuale molto in vista nel periodo degli anni settanta e Lidia Ravera (anche lei personaggio storico della cultura, di quella cultura che guardava, semplicemente, dalla parte dove batte il cuore), oggi assessore alla cultura della Regione Lazio, approda al cinema proprio seguendo il cammino culturale di Pier Paolo Pasolini.

Dice David Grieco: “…Pasolini un maestro di vita? No, non penso questo. Ma mi ha insegnato davvero tanto…”. Certamente la passione di Grieco per il cinema era innata e Pasolini, in questo senso, l’ha aiutata ad inserirsi nel contesto, a trovarle il coraggio dell’espressione. Nel cinema di  Pasolini  David Grieco  ha esordito come attore, in due parti anche di rilievo, Teorema  e  Porcile, i film interpretati, come ci ha detto   “…in maniera non particolarmente degna… Ma insomma, a Pasolini come attore andavo bene…”. Il percorso di David Grieco nel cinema poi lo ha visto collaborare a varie sceneggiature, con Francesco Nuti  ad esempio, con cui collabora a Caruso Pascosky  (di padre polacco), con la giovane regista  Anna Brasi con cui Grieco sceneggia un film delizioso, poetico, ed assolutamente poco visto, Angela come te, e soprattutto con Sergio Citti, l’anima fidata di Pier Paolo, con cui Grieco ha collaborato ai film Mortacci ed I magi randagi e che, come sottolinea, è stata per Sergio Citti l’ultima opera realizzata al cinema, un opera recuperata da un vecchio trattamento di Pasolini, quel  Porno-Teo-Kolossal, che Pasolini avrebbe senz’altro girato, se non fosse scattato l’agguato ed il massacro, immediatamente dopo Salò o le centoventi giornate di Sodoma.

Dice David Grieco: “…Sergio scriveva come un bambino della seconda elementare. Letteralmente, addirittura con uno sforzo muscolare enorme. Aveva l’abitudine di scrivere i suoi sogni. Citti ha sempre sognato molto. Aveva vicino al letto sempre una penna e dei fogli di carta, così la mattina appena sveglio, cercava di fermare tutto ciò che poteva ricordare dei suoi sogni. Uno di questi sogni poi, nei primi anni sessanta, è stato alla base di Accattone, il film con cui Pier Paolo ha esordito alla regia.”. Continua David Grieco: “…Sergio raccontava tutto in termini entusiastici, favolistici. Si, i suoi sogni diventavano davvero delle favole, che poi lui voleva assolutamente filmare…”. 

Le carriere di Citti e di Grieco andarono dunque di pari passo, Citti in qualche maniera trovò in Grieco una sorta di Pasolini, l’uomo cioè a cui continuare a raccontare i suoi sogni. Dice David Grieco: “grazie a Fellini e Bolognini, Citti, insieme a Pasolini, diventò uno degli sceneggiatori più apprezzati e ricercati in quel contesto cinematografico dei primi anni sessanta. Drammaturgicamente era Pasolini che sistemava le scene ma i dialoghi erano completamente opera di Citti. Citti era davvero uno sceneggiatore straordinario, in presenza di una scaletta del film, Citti sapeva sciorinare proprio immediatamente, in tempo reale e a braccio, tutti i dialoghi del film, li inventava a piè fermo, insomma in ventiquattro ore era bella e pronta una sceneggiatura da filmare…”. Per il suo esordio da regista infine David Grieco sceglie la Russia, che gli co-produce  Evilenko, 2004, un film tradotto dal suo libro Il comunista che mangiava i bambini,  un’opera che non tardò a provocare polemiche negli ambiti festivalieri in cui era stato proposto. Il film era ispirato al caso del mostro di Rostov, Andrej Cikatilo, che si macchiò del delitto, a scopo di cannibalismo, di oltre cinquanta tra bambine e prostitute.

Giovanni Berardi