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L’Italia al Berlinale

Tutto è pronto per l’annuale appuntamento con il cinema a Berlino. Gianfranco Rosi, unico italiano in concorso in questa edizione del Berlinale, si appresta a tenere alto l’onore del tricolore, mentre la nostra Alba Rohrwacher affiancherà Meryl Streep nella giuria internazionale.

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Il cielo sopra Berlino si prepara in questi giorni ad assistere all’annuale appuntamento con il Festival Internazionale del Cinema, e mentre l’Orso simbolo della manifestazione si lascia simpaticamente immortalare nei poster in varie pose e in vari luoghi della città, il programma ufficiale dell’evento si va via via delineando.
I film in corsa per l’Orso d’Oro, che comprendono documentari e prodotti di fiction, sono Boris sans Béatrice di Denis Côté, Genius di Michael Grandage, Jeder stirbt für sich allein di Vincent Perez, Midnight Special di Jeff Nichols, Zero Days di Alex Gibney, Cartas da guerra di Ivo M. Ferreira, Ejhdeha Vared Mishavad! di Mani Haghighi, Fuocoammare di Gianfranco Rosi, Hele Sa Hiwagang Hapis di Lav Diaz, Kollektivet di Thomas Vinterberg, L’avenir di Mia Hansen-Løve, Quand on a 17 ans di André Téchiné, Smrt u Sarajevu / Mort à Sarajevo di Danis Tanović, Zjednoczone Stany Miłosci di Tomasz Wasilewski, 24 Wochen di Anne Zohra Berrached, Chang Jiang Tu di Yang Chao, Des nouvelles de la planète Mars di Dominik Moll, Inhebbek Hedi di Mohamed Ben Attia, Soy Nero di Rafi Pitts.
Presentata al pubblico anche la composizione della giuria: presiederà Meryl Streep, affiancata da Clive Owen, dall’attore tedesco Lars Eidinger, dalla regista polacca Malgorzata Szumowska, dal critico inglese Nick James e dalla fotografa francese Brigitte Lacombe. La commissione vedrà anche la presenza di Alba Rohrwacher: l’attrice italo-tedesca, protagonista del film d’esordio di Laura Bispuri candidato all’Orso d’Oro giusto un anno fa, Vergine Giurata, porterà al Festival un po’ d’Italia, visto che quest’anno il compito di difendere il cinema nostrano a Berlino è affidato al solo Gianfranco Rosi. Anche se il Made in Italy è certamente ben rappresentato, visto che Rosi e i suoi film sono concorrenti abituali e meritevoli dei Festival di tutto il mondo, c’è da dire che l’affluenza un tantino misera – se confrontata con quella delle precedenti edizioni del Berlinale – dei candidati italiani genera inevitabilmente l’insorgere di qualche interrogativo. Quando, nel 2012, i fratelli Taviani conquistavano l’Orso d’Oro per Cesare deve morire, erano in buona compagnia: numerose le partecipazioni dei connazionali nelle diverse categorie del Festival, anche negli ultimissimi anni e fino all’ultima edizione. Il discorso cambia, fortunatamente, per la categoria Talents, che premierà i migliori artisti emergenti tra i 300 partecipanti provenienti da 79 diversi Paesi: ben 9 gli italiani in concorso quest’anno, tra registi, attori, produttori, distributori e art director. A loro un grande in bocca al lupo!
Se poi si volesse valutare la scelta dei candidati di questa edizione e le ragioni che hanno motivato questa scelta, bisognerebbe forse considerare l’essenza del Festival di Berlino, la natura che da sempre lo caratterizza e lo distingue dai suoi corrispettivi internazionali: ovvero quel nonsoché di radical e di intellettuale (alimentato senz’altro dall’atmosfera fredda e così pesantemente urban di Berlino) che ben si sposa con l’attenzione ai temi della politica e del sociale. Dieter Kosslick, direttore del Festival, ha insistito molto sull’importanza, per il momento storico attuale, di dar rilevanza anche attraverso il cinema a temi come la ricerca della felicità e la migrazione nel mondo, e in questo contesto si inserisce con piena coerenza il documentario italiano in concorso.

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Ben noto per la totale immedesimazione cui si lascia andare durante la preparazione dei suoi film, Gianfranco Rosi ha a lungo osservato e vissuto Lampedusa, i lampedusani e la tragedia dell’immigrazione al solo scopo di presentarla al pubblico nella sua multiforme prospettiva e con la massima urgenza, vista l’esigenza stringente di un dialogo più consapevole e sentito sull’argomento. Ed è significativo oltre ogni misura che Fuocoammare sia stato scelto per concorrere a Berlino, centro dell’Europa, proprio ora che lo spettatore europeo ha l’obbligo morale di prendere parte al dibattito sociopolitico sulla questione dei migranti, “proprio ora che la cronaca impone nuovi ragionamenti” (queste le parole con cui lo stesso Rosi ha espresso soddisfazione per la candidatura).
In bocca al lupo anche al nostro Rosi, dunque, che di sicuro terrà alto l’onore del tricolore anche a Berlino.

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