The Hateful Eight

  • Anno: 2015
  • Durata: 167' (versione digitale)
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Western
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Quentin Tarantino
  • Data di uscita: 04-February-2016

Arriva nelle sale italiane dal 4 Febbraio l’ottavo, attesissimo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight.

Sinossi: Qualche anno dopo la Guerra civile americana, una diligenza si fa strada nel paesaggio invernale del Wyoming; i passeggeri, il cacciatore di taglie John Ruth e la latitante Daisy Domergue, sono diretti verso la città di Red Rock, dove l’uomo, meglio conosciuto come “il boia”, consegnerà la ricercata alla giustizia. Lungo la strada, incontrano due sconosciuti: il maggiore Marquis Warren, un ex-soldato di colore dell’Unione divenuto un famigerato cacciatore di taglie, e Chris Mannix, un rinnegato del sud che sostiene di essere il nuovo sceriffo della città. A causa di una bufera di neve, i quattro trovano accoglienza presso un rifugio di montagna, dove ad attenderli non vi sono i proprietari ma quattro facce che non hanno mai visto prima. Bob, colui che si occupa del locale in assenza della proprietaria, in visita a sua madre, è lì rintanato con il boia Oswaldo Mobray, con il cowboy Joe Gage e con il generale confederato Sanford Smithers. Mentre la tempesta divampa, gli otto viaggiatori impareranno come la loro destinazione non sia così facile da raggiungere. Tra tradimenti e inganni, dovranno cercare di sopravvivere alla situazione.

Recensione: Per il suo ottavo lungometraggio Quentin Tarantino torna nuovamente a confrontarsi col genere western, rivisitandolo e contaminandolo alla sua maniera, con la sua inconfondibile cifra stilistica. In un primo momento The Hateful Eight sarebbe dovuto essere un seguito o uno spin-off di Django Unchained (intitolato Django in White Hell) ma Tarantino ha capito ben presto che non avrebbe funzionato e ha deciso di cambiare strada. Preso atto con un certo sollievo della sostanziale riuscita artistica della sua nuova creatura, non si può non essere felici che abbia scelto di affrancarsi dal suo lavoro precedente.

Ambientato nel gelido e inospitale Wyoming qualche anno dopo la fine della Guerra Civile Americana, la storia prende il via con una diligenza che avanza a fatica tra la neve per mettersi al riparo da un’imminente e minacciosa tempesta. Al suo interno troviamo John Ruth, un cacciatore di taglie meglio conosciuto come “Il boia”, ammanettato alla sua prigioniera, Daisy Domergue, diretto alla città di Red Rock per riscuotere la taglia di diecimila dollari che incombe sulla testa della donna. Lungo il loro cammino prendono a bordo il Maggiore Marquis Warren, ex soldato nero dell’unione diventato un temibile cacciatore di taglie, e Chris Mannix, un rinnegato del sud che sostiene di essere il nuovo sceriffo di Red Rock ma non ha con sé i documenti necessari per poterlo provare. La tempesta è ormai vicina quando trovano rifugio alla merceria di Minnie, una stazione di servizio di montagna per le diligenze, dove vengono accolti da quattro tipi sconosciuti. La bufera si abbatte sulla locanda costringendo gli otto personaggi ad una convivenza forzata che ben presto si trasformerà in un gioco al massacro.

Attraverso i dialoghi, al solito densi, carichi e ridondanti dei suoi personaggi, Tarantino ci parla del passato del suo Paese, della storia violenta che lo ha caratterizzato, di razzismo, odio e di una guerra fratricida brutale e sanguinosa. Per il cineasta statunitense di origini italiane alcune questioni come il razzismo e la violenza sono ancora drammaticamente aperte nella società americana contemporanea che sembra incapace di emanciparsi da un passato controverso e doloroso.

Come sempre derivativo, come sempre ricolmo di citazioni e di autocitazioni, Tarantino riesce a costruire una buona sceneggiatura e a proseguire il suo percorso di rinnovamento del linguaggio cinematografico avendo qualcosa di originale da dire e dicendola piuttosto bene, nonostante la durata eccessiva e qualche passaggio che rischia di apparire forzato per la solita propensione a compiacere il proprio ego e accontentare i suoi innumerevoli e irriducibili fan.

In questo sottile e spietato kammerspiel, condito da una buona dose d’ironia e contraddistinto dai rimandi più disparati (da La cosa a Dieci piccoli indiani senza dimenticare Il grande silenzio, spaghetti western di culto firmato da Sergio Corbucci), qualcuno è chi dice di essere e qualcuno invece è un impostore. I personaggi – gli odiosi otto del titolo – si studiano, si osservano, mentono, stipulano alleanze improvvisate, valutano e soppesano i comportamenti e le parole altrui. Come accennato in precedenza la storia degli Stati Uniti, con diversi riferimenti a episodi della guerra di secessione come la battaglia di Baton Rouge, fa continuamente capolino nel corso di questo sadico ed estenuante gioco al massacro che non prevede vie di fuga.

Nell’analizzare il nuovo lavoro di Quentin Tarantino, girato in pellicola 70mm Ultra Panavision, un capitolo a parte lo merita la colonna sonora, composta per l’occasione da Ennio Morricone che ha ricevuto la sesta nomination all’Oscar che potrebbe (anzi dovrebbe) tramutarsi in statuetta dopo averne vinta solo una nel 2007 come riconoscimento alla carriera. Si tratta non solo della prima collaborazione tra il regista americano e il nostro acclamato compositore ma della prima partitura realizzata appositamente per un suo film che per l’occasione rinuncia quasi completamente al solito score fatto di brani scelti da lui stesso. Emblematico che avvenga proprio ad opera di Morricone, venerato da sempre da Tarantino che lo definisce “ il Maestro” e gli ha reso omaggio più volte nei suoi lavori precedenti utilizzando con notevole efficacia diversi suoi brani. Nel suggestivo ed evocativo incipit di The Hateful Eight, sulle potenti note delll’overture morriconiana intitolata L’ultima diligenza di Red Rock, vediamo un imponente crocifisso coperto di neve inquadrato in primo piano ed una diligenza in lontananza che si fa strada a fatica tra la neve fino a raggiungerlo e oltrepassarlo. Poco più avanti c’è un breve momento in cui il maestro italiano sembra lasciarsi andare ad una piccola autocitazione, con la musica che si fa lirica ed epica evocando prontamente le sue indimenticabili partiture per gli spaghetti western di Sergio Leone. È solo un attimo, una parentesi fulminea e repentina, poi Morricone torna al presente dimostrando d’essere particolarmente ispirato e stimolato da questa sua prima, epocale, collaborazione con Tarantino. Il cupo, minaccioso e sorprendente tema portante composto dal maestro italiano, un’aria ossessiva e penetrante di grande efficacia, è destinato a imprimersi a lungo nella memoria degli spettatori. A volte la musica viene meno per lasciare spazio ai dialoghi o al forte e incessante vento che soffia implacabile fuori dalla locanda, dove è ambientato gran parte del film, in una notte scossa da una tormenta di neve che non sembra avere fine ma essere parte integrante del paesaggio circostante.

Come sempre accade con Tarantino anche qui non mancano di certo i morti ammazzati, la violenza esibita ed una gran profusione di sangue. Memorabile il cast dove ritroviamo diversi interpreti già utilizzati in precedenza dal regista come Samuel L. Jackson e Kurt Russell, entrambi particolarmente ispirati, Michael Madsen e Tim Roth e alcune piacevolissime nuove entrate come nel caso di Jennifer Jason Leigh, candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista per questo ruolo, interprete tanto brava quanto sottoutilizzata dal cinema americano.

The Hateful Eight è un dramma da camera cupo, denso e sovraccarico che presenta dei curiosi punti di contatto con Le iene, il folgorante lungo d’esordio di Tarantino. Entrambe le pellicole sono ambientate in prevalenza in uno spazio chiuso e circoscritto ed hanno per protagonisti un gruppo ristretto di personaggi, pressappoco identico nel numero, assai poco raccomandabili.

Boris Schumacher

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Utlima modifica: 29 gennaio, 2016



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