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BAR: Bellezza Arte Ristoro in immagini e oggetti

La proiezione dei marchi che hanno fatto la storia del bar italiano, insieme ad oggetti di design e a bozzetti architettonici, fino all’8 Dicembre in una mostra curata dall’Archivio Centrale dello Stato

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Fra le immagini che vengono proiettate fino all’8 Dicembre all’Archivio Centrale dello Stato, ci sono i marchi celeberrimi di caffè, dolci, biscotti, cioccolatini, patatine, confetture che hanno fatto la storia della ristorazione italiana. Omini con grandi baffi come quelli del Café Paulista e della Bialetti, donne che lavorano nei campi come quelle della miscela Tazza D’Oro, dei F.lli De Cecco e delle specialità Galbani ci parlano del Bel Paese dagli inizi del ‘900 agli anni ’70, nell’ambito di un’interessante mostra intitolata BAR – Bellezza Arte Ristoro, che noi Taxi Drivers abbiamo avuto la fortuna di visitare con una guida d’eccezione: Antonella Parisi, responsabile della cura editoriale del Catalogo. Accolti da due gigantesche opere in grafite e tempera di Afro Basaldella, che rappresentano L’Arte e La Storia, scopriamo piano piano, attraverso i bozzetti architettonici (dal padiglioncino di una fiera alla sala da ballo) e gli oggetti di design (dalla macchina per il caffè all’antipastiera), tutte le filiere che concorrono alla formazione di questi luoghi espressamente italiani, i bar, che a differenza dei pub e dei caffè, “sembrano sempre pieni a tutte le ore, di gente di tutti i tipi- scrive il sovrintendente Eugenio Lo Sardo, ideatore e direttore della mostra. -Per usare una metafora, essi rappresentano uno dei tanti ossimori italiani, uno tra gli aspetti meno compresi e forse perciò più imitati del nostro vivere. Festina lente. Un popolo considerato indolente consuma il cibo e le bevande in piedi e velocemente. Strane contraddizioni!”. Un altro nome noto che incontriamo nel percorso è quello di Fortunato Depero, che nel 1932 firmò la bottiglietta Campari a forma di calice rovesciato, ma ci piace ricordare soprattutto i disegni a inchiostro e acquerello realizzati in carcere da Carlo Levi, nei mesi precedenti alla stesura del suo Cristo si è fermato ad Eboli. (nella foto un disegno dell’architetto Alberto Gatti)

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