Stasera alle 21 su Iris Il marchese del Grillo di Mario Monicelli

  • Anno: 1981
  • Durata: 133'
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia, Francia
  • Regia: Mario Monicelli

Il marchese del Grillo è un film del 1981 diretto da Mario Monicelli.

Il marchese del Grillo, commedia con un oramai maturo Alberto Sordi, esce in anno di magra del cinema italiano, quale è il 1981, e al termine della brillante stagione della commedia all’italiana degli anni sessanta e settanta, fine sancita dal film dello stesso Mario Monicelli Amici miei atto II (1982). Il regista toscano dirige una serie di pellicole in costume incentrate su alcune grandi interpretazioni di uno dei suoi attori preferiti, Alberto Sordi. Il protagonista è infatti interamente costruito attorno alla grande capacità dell’attore romano di interpretare e caratterizzare maschere popolari sempre in bilico tra sentimenti umani contrastanti. Il film rappresenta una commedia popolare, un’opera di puro intrattenimento teatrale nella quale i giochi di battute, condite di abbondante dialetto romanesco, di situazioni paradossali, di scambio di persone, determinano totalmente la comicità.

Prime riprese in Campidoglio (8 settembre 1981), con Sordi, l’allora sindaco di Roma Luigi Petroselli, Milli, Stoppa e il regista Monicelli. Il marchese Onofrio del Grillo, nella rappresentazione di Mario Monicelli, è un personaggio satirico e letterario, una maschera aristocratica e reazionaria che dileggia e ridicolizza il sistema dal suo interno senza arrivare mai però a metterlo in discussione o peggio in pericolo, neanche quando fugge al nord per accogliere le truppe napoleoniche. Il marchese del Grillo è un oligarca convinto, che professa un’idea chiusa, ristretta e privilegiata di libertà persino quando, prendendosi gioco del povero ebanista Aronne Piperno (Riccardo Billi), vuole dimostrare che la giustizia non esiste, tanto meno per un uomo di altre fedi.
Il marchese soffre a livello personale il sistema di vincoli, di convenzioni, di idee dogmatiche ed arcaiche e di libertà limitate, lo combatte come un dandy ante litteram, ma non si colloca mai su posizioni romantiche o rivoluzionarie: a un gruppo di popolani arrestati perché coinvolti con lui in una rissa, spiega lapidario la propria immunità alla legge: «Io sono io, e voi non siete un cazzo».
Accanto ad Alberto Sordi sono da ricordare inoltre le interpretazioni di un grande attore teatrale come Paolo Stoppa nelle vesti di papa Pio VII, di Riccardo Billi nel ruolo di Aronne Piperno, di Flavio Bucci nei panni di don Bastiano, prete ribelle e brigante; da segnalare inoltre Camillo Milli nel ruolo di cardinale nonché diretto consigliere del Pontefice. Da citare infine il commento musicale di Nicola Piovani: il compositore romano rievoca alcune famose ouverture rossiniane, che sottolineano l’atmosfera buffa e scherzosa del film e forniscono al basso Alberto Sordi la possibilità di esibirsi in qualche passaggio canoro.

La celebre frase che il marchese rivolge ad un gruppo di popolani («Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo!») è ripresa dal sonetto Li soprani der Monno vecchio di Giuseppe Gioacchino Belli, che comincia così: «C’era una vorta un Re cche ddar palazzo / mannò ffora a li popoli st’editto: / “Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo”». L’episodio dello scambio d’identità tra il nobile e l’umile carbonaio s’ispira a diversi racconti della letteratura, tra i quali appunto la biografia del bontempone romano e la novella Storia dell’uomo addormentato ridestato, della raccolta di novelle arabe Le mille e una notte, ambientata nella mitica Baghdad medievale, dove a farne le spese è un giovane popolano narcotizzato da un sultano, per vivere per un giorno i fasti del nobile e poi tornare alla propria vita ordinaria per essere ritenuto pazzo e, successivamente, generosamente ricompensato dal sultano stesso. Una sostituzione assai simile si rinviene anche ne La bisbetica domata, di William Shakespeare, in cui Cristopher Sly, un ubriacone, è raccolto da un nobile che comanda ai suoi servitori di lavarlo e vestirlo, per poi fargli credere di essere un ricco nobile rimasto addormentato per anni in preda a una forma di pazzia. Il monologo di fra Bastiano sul patibolo è stato ripreso dai Mercanti di liquore come prima traccia del loro album La musica dei poveri.

L’edizione uscita in DVD nel 2003 contiene alcune scene che non comparivano nell’edizione uscita in VHS, che durava solo 127 minuti. Dal giugno 2012 è uscita una nuova edizione curata dal produttore e dal direttore della fotografia che include alcuni contenuti speciali compresa un’intervista al regista Mario Monicelli. Nelle prime uscite in televisione, veniva mostrata la scena in cui appariva in primo piano la testa mozzata di Don Bastiano, dopo essere stato ghigliottinato. Successivamente la scena fu tagliata e la testa di Don Bastiano mostrata solo da dietro.

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Utlima modifica: 28 Novembre, 2015



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