Nicoletta Cefaly, Fantasticherie di un’Artista determinata e sperimentale

Classe 1982, romana di nascita, Nicoletta Cefaly nasce come attrice di teatro e approda al cinema con Fantasticherie di un passeggiatore solitario di Paolo Gaudio, in questi giorni sul grande schermo, dopo cinque anni dalla sua realizzazione. Il film è figlio di un progetto fortemente voluto dal regista e portato avanti con altrettanta forza da un cast tecnico e artistico giovanissimo e di qualità. Nicoletta racconta a Taxi Drivers dei suoi compagni di Fantasticherie..

“In questo mestiere non puoi aspettare, devi sempre stare in movimento e soprattutto il lavoro va creato sempre e costantemente”: a parlare è Nicoletta Cefaly, attrice di cinema e teatro, che interpreta il ruolo di Chloe in Fantasticherie di un passeggiatore solitario (2010) di Paolo Gaudio,  in uscita il 26 novembre nelle sale italiane in dodici copie, distribuito da Mediaplex.

La intervisto mentre è impegnata nelle prove insieme ai suoi amici performer del collettivo Cabaret Domestique, un progetto nato due mesi fa che esce dai circuiti classici dell’intrattenimento e sposta la rappresentazione teatrale in case private, durante serate a tema attraverso cui rivisitare i classici del teatro e della letteratura – il mese scorso avevano lavorato su un testo di Edgar Allan Poe – in forme ed espressioni sperimentali.

Sperimentazione, creatività e determinazione: la vita artistica della giovane attrice, romana di nascita, classe 1982, è una strada percorsa proprio seguendo questo filo conduttore, che l’ha portata a recitare al fianco dell’attore statunitense James Cromwell nella serie televisiva The Young Pope diretta da Paolo Sorrentino e in uscita nel 2016. “Non avevo appuntamento per il provino, mi sono presentata lo stesso e mi hanno permesso di farlo, nonostante non fosse stato fissato. Dopo avermi visto, Paolo (Sorrentino, ndr) ha voluto conoscermi e dopo altri quattro provini ho ottenuto la parte e ho avuto la fortuna di lavorare con James Cromwell”

L’esperienza del set internazionale non fa dimenticare a Nicoletta le sue origini cinematografiche che risalgono proprio al lungometraggio di Paolo Gaudio e di cui si entusiasma ancora oggi, dopo cinque anni, nel parlarne e nel voler approfondire quanto è stato formativo, arricchente e prezioso lavorare accanto ad una crew tecnica giovane ma già con un’elevata professionalità.

Nata e formatasi nel teatro, Nicoletta ha approcciato il cinema dapprima con il regista e sceneggiatore Gianluca Sodaro, con cui fece un provino che non andò bene; successivamente fu proprio lo stesso Sodaro a suggerire la giovane attrice a Paolo Gaudio, per il ruolo di Chloe; in realtà quel ruolo era stato inizialmente scritto per essere interpretato da una bambina, ma le difficoltà che possono sorgere nel cinema quando lavorano i minori si complicano quando di tratta di piccole produzioni indipendenti e la riscrittura del personaggio ha decisamente avvicinato quel ruolo al volto e alle caratteristiche di Nicoletta.

“In questo lavoro non c’è una scuola che ti prepara ai tempi di un set cinematografico, ma aver fatto teatro ti aiuta sicuramente parecchio, non hai lo stesso respiro, gli stessi tempi che hai durante le prove su un palcoscenico, ma ti aiuta molto in termini di esplorazione del personaggio.” E inoltre, aggiunge Nicoletta, una scuola “non ti dà un’idea delle dinamiche contrattuali; nel nostro Paese non conosciamo i nostri diritti nell’ambito della vita civile e sociale, figuriamoci in campo artistico.”

Paolo Gaudio si rivela un visionario,  “una ventata di aria fresca, una sfida diversa e stimolante per me che sono da sempre interessata alla ricerca, all’esplorazione, all’analisi. Mi piace lavorare con autori che hanno un forte immaginario e mi piace andare fuori dai canoni”.  E ancora, prosegue Nicoletta con l’entusiasmo e l’adrenalina riservati ad un film appena finito di girare, non era soltanto interessata, ma “affascinata, colpita dalla passione e dalla determinazione del regista, di voler portare avanti a tutti i costi quel progetto, che mi sono fidata fin dall’inizio”. Grossa la sfida da un punto di vista interpretativo, in bilico tra cinema e teatro, Nicoletta voleva la “sua”  Chloe come se fosse una maschera, presentando soltanto un lato del personaggio, che poi si apre alle innumerevoli sfumature, presupposto necessario per ricreare una situazione verosimile, che non ha né un tempo né un luogo ben definiti, ma che mette in scena sentimenti autentici.

Il talento e la passione di un cast tecnico giovanissimo sono stati la marcia in più che ha reso possibile la produzione del film: Nicoletta ci tiene a sottolineare il lavoro di professionisti come Francesco Erba, aiuto-regista, specializzato in Motion-picture direction; Leonardo Frosina, assistente alla regia, che ha diretto L’Ultima Foglia  (2013) di cui è stato interprete Fabrizio Ferracane, che in Fantasticherie è il padre di Theo, uno dei protagonisti; Sandro Magliano (classe 1983), direttore della fotografia, che già nel 2010 aveva curato la fotografia del documentario Affari d’Acqua – Cronache dall’Idroscalo di Ostia, un’opera che si svincola dall’immaginario pasoliniano per ripercorrere la storia dell’Idroscalo e restituirne il ritratto di un luogo di libertà ed emarginazione attraverso chiaroscuri e ambiguità; Isabella Faggiano, caporeparto costumi, a cui va il merito della perfetta resa delle scene così come concepite dal regista: costumista nel film di Gaudio (e anche scenografa in altre produzioni), la Faggiano “ha trasferito l’immaginario di Gaudio grazie al suo sguardo capace di rielaborare nella giusta misura l’equilibrio perfetto tra il fiabesco e l’onirico. Particolari come la borsa di Chloe, a forma di lumaca, oppure il cappello da aviatore per il personaggio di Mario si rivelano, seppur piccoli dettagli, molto potenti nell’evocazione tipica del genere Fantasy, come anche l’aver reinventato una Roma a cui non corrisponde un’epoca storica precisa, ma nella quale i personaggi trovano la loro naturale collocazione.”

Il nostro Paese è pieno di artisti e professionisti di qualità, giovani e appassionati ma che faticano ad ottenere la visibilità che meriterebbero, soprattutto in considerazione del fatto che il pubblico dei trentenni di oggi ha bisogno del punto di vista di un cineasta, di una costumista, di uno scenografo coetanei, in grado di guidarli attraverso il loro sguardo nella rilettura di quanto accade intorno a noi. Il pubblico è oggi più che mai maturo per aprirsi a nuovi orizzonti e non è un caso che Fantasticherie di un passeggiatore solitario esca oggi, dopo cinque anni e dopo che Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone  abbia in un certo senso aperto la strada a questo genere.

E se si tratta di storie che possono avere qualche sbavatura  poco importa; Nicoletta sostiene che invece di pensare ai limiti di queste giovani opere è necessario dare attenzione e visibilità al lavoro dei cineasti dalle menti agili e creative, che in un’epoca di cambiamenti vorticosi come quella attuale, possono coglierne al volo la velocità e ricrearla sul grande schermo con la freschezza di cui ha tanto bisogno il nostro cinema”. E la nostra società.

Anna Quaranta

Utlima modifica: 24 Novembre, 2015



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