Panico al Villaggio

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Quali sono gli ingredienti per un sano prodotto d’animazione? Creatività innanzitutto, seguita da personaggi originali animati con talento ed una buona tecnica, ma più di ogni altra cosa è necessaria una pazienza senza eguali. Lo sanno bene i due registi di “Panique au Village”, i belgi Stéphane Aubier e Vincent Patar che dopo anni di fatiche hanno realizzato e portato sul grande schermo il primo lungometraggio in stop-motion tratto dalla serie. I protagonisti sono Cowboy e Indiano, ‘professionisti’ dei disastri, intenti, stavolta, a organizzare una festa a sorpresa per l’amico Cavallo. “Che nomi banali” – direte voi–, ed invece, preparatevi ad uno dei film più divertenti e mirabolanti degli ultimi anni, un’opera che ha ricevuto persino la nomination come miglior film straniero ai recenti César, nonché l’assai più modesto, ma degno di nota, premio di Cortoons 2010, il festival internazionale di animazione della capitale.

Panico al Villaggio 2009

Per l’imminente compleanno di ‘Cavallo’, Cowboy e Indiano decidono di costruire un barbecue da regalare all’amico. Ordinata, però, una partita di materiali su internet, qualcosa va storto ed il villaggio si ritrova sommerso da milioni di mattoni. È il caos. A nulla valgono le originali trovate dei due per nascondere la bravata: da quel momento in poi un vortice di avventure li risucchierà portandoli fra case che spariscono, improbabili ladri subacquei ed altri bizzarri abitanti che popolano questo mondo rigorosamente fatto di plastilina. Riuscirà mai il nostro Cavallo ad affrontare questo tsunami infinito di eventi, a godersi questo giorno speciale e raggiungere, in ultimo, la puledra che ama? Un profetico “Chico Snef” (a.k.a. Neffa), in tempi non sospetti intonava: “tutto può succedere, mai dire mai, storie da non credere”… Beh, state a vedere. Quel che è certo sta nel fatto che i pupazzetti vintage, che ricordano tanto i soldatini con il loro inseparabile piedistallo verde, sapranno far vivere a tutti quanti un’avventura senza frontiere, proprio come i giochi, sul filo del divertimento. La forza della pellicola sta, infatti, nella sua assurdità, sul contrasto tra le situazioni quotidiane ed, al contempo, surreali.

Tuttavia, la monumentale impresa francofona (co-prodotta tra Belgio, Francia e Lussemburgo), risente, in parte, dei continui cambi di set che nel tentativo di evocare la magnificenza della serie televisiva nuoce, al contrario, alla narrazione. Il tentativo degli autori rimane senza dubbio positivo: “Panico al villaggio” sa divertire il pubblico maturo, capace ancora di stupirsi, ed anche i più piccoli che non hanno bisogno della magia del cinema per volare con la fantasia poiché lo fanno per natura.

G. M. Ireneo Alessi

Utlima modifica: 15 Dicembre, 2010



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