Stanotte all’01,35 su Iris Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci

  • Anno: 1972
  • Durata: 110'
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Lucio Fulci

Non si sevizia un paperino è un film del 1972 diretto da Lucio Fulci. L’ambientazione in un paese retrogrado del sud Italia era inedita sino ad allora nel thriller italiano. È considerato una delle opere fondamentali del thriller italiano e della carriera di Lucio Fulci, nonché uno dei suoi migliori film ed uno dei più inquietanti e morbosi girati dal regista. Era anche il suo film preferito. Il soggetto del film è ispirato ad un fatto reale avvenuto a Bitonto nel 1971, dove ci fu una serie di delitti di bambini.

Tutti gli abitanti di Accendura, un paesino aspro e sassoso della Lucania, dove spesso la magia e la superstizione si confondono ancora con la religione, sono profondamente sconvolti dalle crudeli uccisioni di tre bambini. Andrea Martelli, un giornalista in vacanza, segue le indagini dei carabinieri, specie quando questi appuntano le loro indagini su Barbara, una donna arrivata da poco dalla città per disintossicarsi della droga, che vive in una casa lussuosa, stranamente in contrasto con le misere case del paese. Barbara però risulta estranea ai delitti. Una povera demente, che ha ambigui rapporti con una specie di indovino-stregone che vive solo sulla montagna, ed è considerata da tutti una “maciara”, cioè una strega, anche se confessa di aver fatto un sortilegio ai ragazzi perché colpevoli, secondo lei, di aver violato la tomba di una creatura, dimostra di essere innocente. Tuttavia, rimessa in libertà, la “maciara” viene massacrata dai genitori delle vittime. Intanto viene ucciso un quarto bambino. Il giornalista comincia a nutrire dei sospetti sul giovane prete del paese, soprattutto quando viene ritrovato un giocattolo – un paperino – che la nipote del sacerdote, una piccola sordomuta, ha straziato allo stesso modo di come erano stati sfigurati i corpi delle vittime…

La sceneggiatura fu scritta da Fulci, insieme a Roberto Gianviti e Gianfranco Clerici. Il copione originale prevedeva di ambientare la storia a Torino, in un quartiere popolato dagli operai della Fiat. Durante le varie riscritture del copione fu però deciso di ambientare la storia nel paese immaginario di Accendura, per avere un’ambientazione meno fosca. Il nome di Accendura fu adattato da Accettura, paese in provincia di Matera. Gianfranco Clerici fu chiamato perché Fulci e Gianviti non trovavano un’idea folgorante. Clerici scrisse così la scena iniziale, che mostra i bambini che si confessano in chiesa.

Per la parte di don Alberto si era pensato originariamente a Massimo Ranieri, mentre per la parte di zio Francesco si era pensato a Fernando Rey. La parte di don Alberto andò invece a Marc Porel, attore francese molto attivo in quegli anni nel cinema di genere italiano, mentre zio Francesco fu interpretato da George Wilson, che aveva già lavorato con Fulci in Beatrice Cenci. Anche Florinda Bolkan aveva già interpretato un film di Lucio Fulci: Una lucertola con la pelle di donna. Per il personaggio della maciara, la Bolkan richiese esplicitamente un trucco che non ne facesse una “poveraccia”, bensì una donna povera ma con un suo fascino. Inoltre la Bolkan girò l’intero film senza mai vedere gli altri attori. Le sue scene furono infatti girate con la presenza della sola attrice.Il cast annovera altri attori all’epoca all’apice della notorietà, come Barbara Bouchet e Tomas Milian. Per quanto riguarda i bambini, Fulci aveva pensato a dei volti che avessero caratteristiche somatiche da adulti. Per la sequenza in cui il piccolo Michele serve delle bibite alla Bouchet, completamente nuda, fu utilizzato come controfigura un nano, Domenico Semeraro, poi ucciso in un tragico fatto di cronaca nera nel 1990.

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Utlima modifica: 10 Novembre, 2015



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