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Tutto il sesso targato CG, da Joe D’Amato al dolce mattatoio di Cavallone

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Si chiama CineSexy ed è la collana dvd dedicata al cinema erotico che la rivista Nocturno cura per CG Entertainment.
Collana che promette fuoco e fiamme con uscite del calibro di Hard sensation (1980) di Joe D’Amato (all’anagrafe Aristide Massaccesi) e Sesso profondo (1980) di Marino Girolami, ma che esordisce con la lodevole riscoperta per il mercato dell’home video digitale de Il porno shop della 7ª strada (1979), diretto dal primo dei due registi.
Curioso mix di celluloide di genere e film sexy, parte da due balordi che, compiuto un furto in un negozio di New York protetto dalla mafia, scappano portando con se l’amica del boss e, in attesa di passare il confine con il Canada, si riparano insieme ad un terzo complice in una villa che la notte precedente è servita ad un giovane per mangiare, fumare e fare l’amore.
Un semplice pretesto che, con un cast comprendente Christian Borromeo e Brigitte Petronio, entrambi rivisti, poi, nel deodatiano La casa sperduta nel parco (1980), basta all’autore de Le notti erotiche dei morti viventi (1980) per mettere in scena bollenti situazioni – compresa una copula sotto la doccia – qui addirittura insertate con dettagli hard, tra fellatio, penetrazioni e masturbazioni femminili.
Dettagli di cui non fu inizialmente al corrente la protagonista Anna Maria Clementi, come dichiarato dalla stessa nel corso dei trentotto minuti di intervista che troviamo accanto al trailer nella sezione extra del disco.

La rivolta delle gladiatrici
Ma, a proposito della filmografia del compianto cineasta che chiuse la propria carriera – per motivi alimentari – nell’ambito delle luci rosse, CG recupera dal dimenticatoio nella sua collana CineKult anche La rivolta delle gladiatrici (1974), firmato con lo pseudonimo Michael Wotruba e, a quanto pare, co-diretto dallo Steve Carver cui si devono Quella sporca ultima notte (1975) e Una magnum per McQuade (1983).
Una sorta di Spartacus (1960) al femminile che vede la bionda Margaret Markov e la nera PamJackie BrownGrier nei ruoli della sacerdotessa dei Galli Bodicia e della danzatrice della Namibia Mamawi, le quali si distinguono all’interno del gruppo di donne che, prede di guerra dei romani, vengono addestrate all’arte del combattimento per affrontarsi come gladiatrici nell’arena.
Fino al momento in cui, proprio grazie all’impulso delle due, si scatena una ribellione per cercare di sottrarsi alla schiavitù; tra violenti scontri, ricco cast spaziante da LucretiaZenabelLove al fantozziano Paul Muller e, ovviamente, abbondanza di movimento e nudità.
Senza contare le due scene che, tagliate nella versione italiana ma presenti nel differente montaggio – privo di alcuni momenti di dialogo – circolato in America, occupano qui la sezione riservata ai contenuti speciali; accanto ad una galleria fotografica e ad un estratto video in cui prendono la parola il regista, gli attori Rosalba Neri e Franco Garofalo e i produttori Franco Gaudenzi e Roger Corman.

L'uomo, la donna e la bestia
E, rimanendo sempre all’interno delle piccanti novità targate CineKult, non possiamo fare a meno di segnalare la “riesumazione” del crudo e surreale L’uomo, la donna e la bestia – Spell (Dolce mattatoio) (1977) di Alberto Cavallone, tanto accusatorio quanto anarchico, nonché autentica sintesi del provocatorio e coraggioso cinema dell’artista lombardo.
Perché la festa patronale di un piccolo paese della provincia italiana posta al centro della oltre ora e mezza di visione non vuole rappresentare altro che l’affascinante pretesto per poter inscenare lo scatenarsi delle pulsioni e degli istinti più repressi e nascosti di vari individui; dalla moglie pazza del segretario della cellula comunista locale ad un padre incestuoso, passando per un macellaio che usa sfogarsi con quarti di bue (!!!).
Mentre un misterioso giovane vagabondo uscito dal cimitero fa da osservatore e vittima di uno spettacolo in fotogrammi decisamente antinarrativo e che, non privo di colti riferimenti (soprattutto pittorici), tra bizzarrie assortite (compreso un ributtante amplesso condito di escrementi) ed evidenti attacchi al comunismo e alla religione non cela affatto la propria fondamentale intenzione di schierarsi contro il materialismo tipico della società di allora, facendone incarnare all’uomo tutti i suoi aspetti negativi.
Però se non dovesse bastarvi, approfondite il discorso anche attraverso i venticinque minuti di intervista alla interprete Monica Zanchi e i cinquantasei di indagini riguardanti il perduto lavoro cavalloniano Maldoror (1977) che impreziosiscono il dvd insieme al trailer.

Francesco Lomuscio