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Hyde’s Secret Nightmare di Domiziano Cristopharo

Hyde’s Secret Nightmare è un porno horror anarchico, di certo emozionale, un divertissement un po’ lezioso, che non disdegna i contenuti e anzi finisce per averne fin troppi

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Si può dire tutto, qualsiasi cosa, ma non che Domiziano Cristopharo non sia un regista provocatorio e un narratore di storie complesso ed eccentrico. Potremmo arrovellarci per giorni o mesi cercando un suo  collocamento specifico nell’attuale panorama, alquanto limitato, del cinema italiano e non lo troveremmo. Inutile quindi tentare di aggrapparsi a qualcosa di già esistente, non c’è, e un po’ il regista di questo se ne crogiola; si, perché, Cristopharo se ne sta nell’underground, il suo cinema vive e si genera ai margini di un’industria inghiottita, almeno in Italia, dove, a ragion veduta, raggiunge tutta la libertà richiesta per potersi liberamente esprimere, sempre in bilico fra le moltitudini di generi che la settima arte offre.

Hyde’s Secret Nightmare, film del 2011 e prossimamente distribuito in dvd per il mercato americano, non sfugge di certo a quanto suddetto. Iniziamo con il dire che si tratta di un film dalla difficile gestazione e produzione, cominciato da Cristopharo, ma terminato dal fantomatico Jesus Carrier Houseman, vittima di repentini cambi di registro non sempre plausibili e di una narrazione a tratti sconnessa, si passa infatti dall’ horror, al giallo, alla commedia grottesca, per poi sfociare in frammenti hard, dove falli, vagine, eiaculazioni e dinamiche sessuali di ogni tipo la fanno da padroni, fotografati comunque in una chiave onirica, esasperata, il che li inserisce in un contesto ben più complesso e tortuoso, quello del tormentato percorso psicologico del protagonista Henry Chagall, un giovane ricercatore medico affetto da impotenza, menomazione da cui è ossessionato e che lo spinge a sperimentare su alcuni cadaveri continue formule atte alla stimolazione genitale, nel tentativo di salvare se stesso e forse la sua già labile sanità mentale.

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Nel cinema di Domiziano Cristopharo, colmo, saturo di ossessioni corporee, mostrare il più possibile diviene parte integrante di un processo narrativo ormai collaudato, le sue storie non ci privano di nulla e mettono a nudo, sia fisicamente che mentalmente, le fragilità dei suoi personaggi, fragilità in seno a tutti noi, proprio perché terribilmente umane, mostrano, senza il timore di apparire lascive o spudorate o scandalose, l’inadeguatezza bigotta di un mondo sempre tenuto sotto chiave, l’inadeguatezza dell’uomo di fronte ad una sempre più ricercata perfezione formale, irraggiungibile e per questo frustrante. Non esistono censure di sorta, tutto è centrifugato con uno stile a tratti burlesque, teatrale, enfatico, forse anche troppo, e l’esibizione di perversioni quali la necrofilia piuttosto che il sadomasochismo più estremo non sono altro che la chiave universale per meglio comprendere ciò che stiamo guardando e vivendo, per meglio comprendere la psicologia e la personalità di quei personaggi così tormentati, a volte negativi, ma spesso spaesati, intimoriti e pericolosi, in primis, verso se stessi.

In Hyde’s Secret Nightmare, opera volutamente sopra le righe, esteticamente altalenante, liberamente ispirata a Lo strano caso del Dottor Jeckill e del Signor Hyde di Robert Louis Stevenson, oltre che dal porno horror di Joe D’Amato, a cui il film è dedicato, tutto ciò si palesa ad ogni scena, ad ogni inquadratura ad ogni bizzarro atteggiamento attoriale e diviene cifra autoriale, pur non trattandosi di un film autoriale nell’accezione più stretta del termine, finendo però per arrugginirsi, ripiegarsi su se stesso, a causa di alcuni forzati intermezzi estemporanei, un po’ didascalici e troppo leziosi, nei quali i personaggi si confessano apertamente, parlando con fare informativo di varie tematiche sociali, in una sorta di pubblicità progresso sui generis; intermezzi che rallentano e stemperano inesorabilmente la sottile tensione creata in precedenza e tendono a schematizzare troppo le personali idee dei registi. Certo, nobili e veritieri sono gli argomenti toccati in queste confessioni, quali la violenza sulle donne, lo strapotere capitalistico della cause farmaceutiche, il sesso protetto, le malattie sessualmente trasmissibili o le pulsioni sessuali nell’età della pubertà, alcuni di questi argomenti vengono toccati anche dal plot, ma tutto ciò, per chi scrive, non dona il giusto beneficio ad un film già altalenante, che vive, si, di momenti efficaci, tra cui una violenza necrofila con protagonista la bravissima Chiara Pavoni, ottima anche in una seguente scena interlocutoria, ma di altrettanti non chiari e abbastanza contorti, come nel lungo finale dove la troppa carne al fuoco, accumulata in due ore abbondanti di film, tenta di avere un sospeso risvolto, perdendosi però proprio sul più bello, nel mare di sotto trame e messaggi subliminali che vorrebbero prevaricare sul genere.

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Nelle intenzioni del regista, anzi dei due registi, il film avrebbe voluto rappresentare, attraverso il personaggio principale di Henry Chagall interpretato da Claudio Zanelli, che vive di una mai veramente avvenuta metamorfosi fisica con la sua controparte femminile caratterizzata dalla bella, ma non memorabile, Roberta Gemma, un più complesso discorso sull’impotenza che non è impotenza, bensì latente omosessualità, rifiutata quanto l’handicap stesso, in un percorso di (non) accettazione di sè che diviene un vero inferno personale, un tunnel degli orrori popolato di fantasmi, demoni e angeli, sul quale la tragedia incombe ed è pronta ad esplodere. Il vero problema, in tutto ciò, è il taglio che Cristopharo prima e Jesus Carrier Houseman poi, hanno improntato all’impianto narrativo, mai veramente scorrevole e troppo macchinoso nel voler portare avanti il tema cardine su cui il film si fonda e del quale vorrebbe vivere e morire. Insomma, in parole povere, alla fine del film, regna un bel po’ di confusione, si resta come ubriachi, un po’ sgomenti e con molte domande a rimbalzarci nella testa; ma queste ultime non sono sempre un male tanto che potrebbero indurre ad un seconda visione.

Buone ad ogni modo le musiche originali di Kristian Sensini, sempre molto presenti e, come a solito, gradevoli le partecipazioni speciali di alcuni volti noti quali: Venantino Venantini, efficace feticcio di Cristopharo, qui nel ruolo di un barman cantore, l’ex pornodivo Andy Spider, il necrofilo Abdul, la già citata Chiara Pavoni, Giovanna Nocetti, Yuri Antonosante, Nancy De Lucia, il ritrovato pornodivo Francesco Malcom, qui in un pudico cameo e lo stesso regista Domiziano Cristopharo nelle (s)vesti di un performer.

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 Hyde’s Secret Nightmare, scritto da Andrea Cavaletto, in cui Hyde’s, se lo si legge correttamente, ha un’assonanza fonetica con AIDS, è un porno horror anarchico, di certo emozionale, un divertissement un po’ lezioso, che non disdegna i contenuti e anzi finisce per averne fin troppi e omaggia, dichiaratamente, il cinema artigianale di chi il porno horror lo ha inventato, Joe D’Amato. Ma chissà se al buon D’Amato tutto questo sarebbe piaciuto…

Manuele Bisturi Berardi

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  • Anno: 2011
  • Durata: n. d.
  • Genere: Erotico, Horror
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Domiziano Cristopharo