Sangue del mio sangue

  • Anno: 2015
  • Durata: 107'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Francia, Svizzera
  • Regia: Marco Bellocchio
  • Data di uscita: 09-September-2015

Bobbio (cittadina della Val Trebbia) e i natali di Marco Bellocchio. Le antiche prigioni (parte del convento di San Colombano) scoperte nel 2009 in cerca di location per il suo laboratorio cinematografico estivo dedicato ai giovani. Il passato e il presente. Il corso del tempo. Il vampirismo animistico ed ambientale. La Chiesa del 1600 e la società contemporanea. La ‘redenzione’ della libertà e della bellezza.

Sangue del mio sangue (che spero vivamente possa portarsi a casa un premio all’interno del Concorso) è una pellicola che rende palpabile l’eternità dell’esistere nel suo tempo soprannaturale tutto terreno. Un’eternità portata addosso da esseri-simboli, metafore di tutti gli uomini che ‘attraversano’ i secoli, schiacciati alla terra dalla finitezza, imbrigliati tra la schiavitù ad un presunto peccato da cui ci si deve proteggere (perché la morte ci rende monchi sin da quando nasciamo) e l’anelito alla libertà e alla bellezza, temuti anch’essi per i limiti che sono capaci di superare.

Eppure la pellicola di Marco Bellocchio è ‘sparpagliata’, frammentata nella genesi e nelle tematiche affrontate, apparentemente ‘incollata’ nelle porzioni…con buchi (si fa per dire) di non sense, di ‘confusione’. Questo per chi non è abituato al cinema di Bellocchio. I suoi seguaci (io lo sono), annusano le tracce che lascia senza esitazione, e alla fine del viaggio, non possono non commuoversi. Come ci racconta bene l’eternità, il maestro (faccio fatica a chiamarlo così, ma non a scriverlo), e qui lo fa partendo dal 1600 e da Benedetta (Lidiya Liberman), monaca di clausura accusata di stregoneria per aver sedotto e portato al suicidio un sacerdote, Fabrizio. Il fratello gemello di Fabrizio, Federico (Pier Giorgio Bellocchio), giunge al convento di San Colombano per ucciderla, ma non può non rimanere abbagliato dalla sua bellezza e libertà: Benedetta si rifiuta di confessare di essere stata l’amante di Fabrizio, e viene sottoposta dai prelati alle folli prove del legame con satana. Benedetta resiste, non cede, e Federico non ha il coraggio di fuggire via con lei, abbandonandola al suo destino di sopravvissuta murata viva, indefessamente fedele alla sua natura. I secoli cambiano nel tempo di un frammento e ci ritroviamo a Bobbio contemporanea con Federico Mai che bussa di nuovo a quel convento nei panni di un sedicente ispettore del Ministero in compagnia di un miliardario russo che vuole acquistare e ristrutturare le antiche prigioni. Il guardiano è restio a farli entrare…Nei piani alti del convento abita ancora qualcuno, un duca (il magnifico Roberto Herlizka, che meriterebbe un premio all’interpretazione), morto per il paesello da più di 8 anni, un sedicente vampiro (gira in paese solo di notte) che guida insieme ai vecchi e veterani di Bobbio la gestione della vita della piccola comunità attraverso frodi e sotterfugi equamente distribuiti nei frutti, opponendosi in ogni modo alla implacabile modernità che avanza.

Bellocchio permea di alito estetico ogni fotogramma con il suo inconfondibile TOCCO d’occhio, di parola e di suono, introducendoci a personaggi che bilanciano a vari dislivelli schiavitù interiore e anelito alla libertà: dalla coppia delle sorelle cattoliche Perletti (brave nell’unisono che rendono, la Fracassi e la Rohrwacher) che per la prima volta annusano appena la gioia delle pulsioni sessuali, allo stesso Federico Mai, inquieto e fallibile, incapace di trovare il proprio posto nella realtà della vita, alla pienamente libera Benedetta (redenta in un finale straordinariamente puro da commuovermi), dal Conte consapevolmente ‘addormentato’ in tale imbrigliamento, risvegliato ed accompagnato alla fine della sua vita dalla visione della giovinezza e della bellezza.

In mezzo, anzi dentro il film, anche una lucida analisi di una contemporaneità che cambia (con l’autogovernata e isolata Bobbio ‘attaccata’ da internet e raggiunta dalla finanza), resa nel divertente e ‘surreale’ dialogo tra Toni Bertorelli e Roberto Herlitzka. Il flusso ‘eterno’ prosegue innarrestabile… nei secoli dei secoli…

Maria Cera

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Utlima modifica: 8 Settembre, 2015



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