Skepto film fest 2015: Intervista a Luke Szabados

Abbiamo intervistato lo scorso aprile, in occasione dello Skepto film fest, Luke Szabados, studente di cinema all’Ohio University, che ha presentato il suo lavoro The Rubric Timestamped (USA, 2014), un’opera volutamente criptica e aperta a più interpretazioni.

Così da questa chiacchierata abbiamo avuto modo di scoprire la sua concezione di cinema, le sue influenze, i punti cardine della sua opera.

Cosa significa per te sperimentare? Quale direzione vuole prendere la tua personale ricerca ?

Mi piace l’idea di sperimentare con l’assemblaggio, il cucire insieme idee diverse con movimenti di camera, varie inquadrature, per dare la sensazione al pubblico di avere  a che fare con degli spazi interconnessi.

La regista sperimentale Maya Deren utilizza spesso queste soluzioni, dando l’idea di essere in diversi spazi; riuscirebbe ad associare ad esempio una spiaggia a una scacchiera (ride).

Partiamo dal titolo del tuo lavoro presentato a Skepto all’interno della sezione Avantgarde and Experimental: “Rubric Timestamped”, ci puoi aiutare a coglierne meglio il senso?

Il titolo è una frase che mi è venuta in testa improvvisamente, durante la lavorazione. Ha a che fare sia con la struttura del Cubo di Rubik, sia con quella tipica del film in generale: esposizione, azioni in crescita, scena climax, nuovi sviluppi e scena finale. Quando scrivevo  il lavoro volevo proprio applicare questa particolare struttura .

Per quanto riguarda la seconda parte del titolo “Timestamped”  deriva invece dall’idea che nei film le scene siano uniche, catturate una sola volta. Questo elemento ha suscitato in me da sempre una particolare fascinazione; l’unicità e la momentaneità dei singoli shots  come  strutture elementari che vanno a comporre una più grande storia.

Quindi il titolo sta in qualche modo ad indicare, “il film del film”, “il film sulla struttura del film”.

Il tuo lavoro sembra influenzato dalle avanguardie storiche, come per esempio il cinema sovietico, ma anche dall’espressionismo tedesco e dal teatro sperimentale?

Sicuramente il lavoro è influenzato da The man with movie camera di Dziga Vertov, e  dal teatro dell’assurdo di  Samuel Beckett , Waiting for Godot.

E per quanto riguarda l’espressionismo, The Cabinet of Dr. Caligari è sicuramente uno di quei film che mi ha letteralmente folgorato.

 The Rubric Timestamped

Quello che hai voluto mettere in scena è un rappresentazione della dittatura, o più in generale l’eterno destino dell’uomo che schiaccia l’ uomo? Condividi questa interpretazione?

Quando stavo lavorando alla stesura  non avevo ancora inserito nessun dialogo. Il mio scopo era creare un’opera che rimanesse il più vaga possibile; ovviamente per me ha un significato specifico, e molte di quelle interpretazioni che tu proponi hanno un senso, ma ho voluto realizzare un’opera  che rimanesse aperta alle più varie letture.

E’ un film che dà un particolare rilievo alla materia, alla terra, all’acqua anche tramite particolari soluzioni visive.

L’acqua è una risorsa importante che ho utilizzato in questo film  perché la identifico come qualcosa di prezioso. Nel film vediamo  questo rubinetto che continua a mandare giù acqua, e cade cade, e le persone continuano a rovesciare acqua ovunque. Quando però il rubinetto si spegne le persone impazziscono, e si entra in una dimensione di forte caos.

Molto interessante è il rapporto tra colonna visiva e colonna sonora; alla fine del corto inserisci una particolare versione del “Concierto de Aranjuez”, come mai questa scelta?

Il brano  “Concierto de Aranjuez”, mi ha veramente colpito per la sensazione di solitudine che trasmette; nella ricerca delle musiche per il film mi sono imbattuto in questa  particolare versione di un clarinettista, e ho capito che quella era quella giusta e così l’ho inserita.

Di quale dei tuoi lavori passati  senti il dovere di parlarci ?

Tra i lavori che ho fatto, uno in particolare ha un significato per me : “Bogrhum”. Il film si sviluppa attraverso una struttura circolare: inizia con l’acqua, e finisce con l’acqua, avvicinandosi alla struttura anch’essa ellittica di “Rubric Timestamped”.

Cosa ci puoi dire riguardo i  tuoi progetti futuri?

Sto lavorando a un progetto meno sperimentale, che potrebbe rientrare sotto il genere di film musicale. In realtà una sperimentazione c’è: infatti stiamo collaborando con vari artisti per creare costumi, oggetti vari, usando materiale di scarto, poiché mi ha sempre affascinato il riutilizzo di spazzatura per creare qualcosa di nuovo.

Quali sono le tue ispirazioni cinematografiche e anche extra cinematografiche?

Un artista che mi ha ispirato molto è Aethelred Edridge, artista avant-garde ancora poco conosciuto, noto per le sue opere in bianco e  nero e per i suoi testi esoterici ispirati a William Blake. Per quanto riguarda la musica ascolto molte band noise, ma anche Philip Glass, e Karlheinz Stockausen.

I registi che mi hanno ispirato maggiormente sono Matthew Barney, David Lynch, Jan Svankmajer, Brothers Quay, Mika Rottenberg, Maya Deren, Michael Snow e Stan Brakhage.

Puoi descriverci la tua esperienza a Skepto? Qual è stata la reazione del pubblico/esperti nei confronti del tuo lavoro?

L’esperienza a Skepto è stata eccezionale. Cagliari è una città magica. Ho avuto la possibilità di viverla pienamente. Dopo aver parlato con gli altri registi presenti al festival, ci è sembrato che il mio lavoro “Rubric” abbia avuto una risposta positiva.

E’ vero che non capisco niente di italiano, ma le persone all’uscita della proiezione mi sono sembrate coinvolte.

Giacomo Salis

 

Utlima modifica: 24 Giugno, 2015



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