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DOPO MEZZANOTTE

Camera iperbarica di Francesco Pesce

Presentandomi il suo lavoro, Camera iperbarica, questo fantomatico Franco Pesce afferma: “Vi avverto che il film è brutto, senza senso, e nemmeno sto qui a scrivere cosa penso degli attori, però il backstage non è male, anche se forse non si capisce dove voglia arrivare

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La camera iperbarica….. ops… pardon…… La camera delle bestemmie, una sera di giugno.

Colonna sonora After dark di Tito & Tarantula.

Una sera,come tante altre.

Mentre mi spremevo le meningi per trovare uno straccio di idea per un qualche articolo che smontasse la parvenza di serietà che gli ultimi pezzi che ho scritto rischiavano di appiccicarmi, inaspettata come la provvidenza arriva una lettera del grande capo in persona.

Con il tono laconico e sbrigativo, tipico del suo stile diceva:

Master, ho ricevuto questa mail, mi sembra un progetto nelle corde di DopoMezzanotte. Puoi rispondergli direttamente tu al regista? Io non ho proprio tempo”.

Come al solito il Grande capo mostrava di conoscermi molto meglio di quanto io non conosca me stesso, oltre che commuovermi per la fiducia che ogni volta ripone nelle mie capacità.

Scrivo due parole all’indirizzo del regista e già dalle primissime righe della sua risposta capisco perchè il boss abbia pensato di affidare a me il pezzo.

nodulo

Presentandomi il suo lavoro, Camera iperbarica, questo fantomatico Franco Pesce afferma :

 “Vi avverto che il film è brutto, senza senso, e nemmeno sto qui a scrivere cosa penso degli attori, però il backstage non è male, anche se forse non si capisce dove voglia arrivare.

Passo circa mezz’ora a cercar di capire cosa voglia dire, prendo pure il mio vecchio dizionario di Greco, nel caso mi fosse sfuggito qualcosa.

Niente!

Arrivo a pensare di aver fumato qualcosa di sbagliato, ma le sigarette sono sempre le stesse e a pranzo non sono andato in nessun ristorante esotico, dove potrebbero avermi propinato qualche pietanza allucinogena.

Più rileggevo la mail e più si allontanava quel poco di senso che ero riuscito a trovarci.

L’unica cosa certa è che questo tizio voleva che guardassi il suo corto, di questo ne ero sicuro.

Poi, credo che mi chiedesse anche di insultarlo, ma su questo secondo passaggio onestamente non ci avrei messo la mano sul fuoco.

A questo punto non restava che prendere il coraggio a due mani, cliccare sul link stampa allegato alla mail e vedere quello che c’era da vedere.

Solo in seguito avrei pensato a dirimere i dubbi su una mia potenziale dislessia, le pulsioni masochistiche del signor Pesce o la salute mentale di entrambi.

Dopo averlo visto la prima volta, cerco disperatamente il modo di scaricarmelo sul pc.

Chiara Pavoni

“Cazzo!” – penso istintivamente – “se riesco a masterizzarmi un po’ di DVD con questa roba e vado a spacciarla ai tossici della stazione Termini è la volta che divento ricco!”

11 minuti e 19 secondi di un Hellzapoppin potentemente lisergico!

Una roba da mandare in overdose anche un fisico assuefatto agli stupefacenti come quello di Sid Vicious e da far sembrare Ciprì e Maresco più banali di Muccino!

Il corto narra nientepopodimeno che le vicende di un cyborg omosessuale nazista sardo (si avete capito bene), il cui compito è viaggiare nel tempo per uccidere il Bambino Gesù, reincarnatosi durante la guerra in Bosnia per mezzo di una Guerrigliera Indiana che vive presso una famiglia serba di allevatori di bestiame.

Ad ostacolarlo un fascinoso agente segreto russo, seducente come una poesia di Sandro Bondi.

Il resto dei personaggi è a dir poco imbarazzante.

Nel senso che non si ha che l’imbarazzo della scelta nel caso si voglia scrivere un esaustivo trattato sulle varie forme di disagio sociale e psichiatrico.

Potrei versare fiumi di inchiostro parlando della pornostar impegnata nel neorealismo d’azione o del mariachi alieno sordomuto, venuto a portare la pace nel mondo.

Senza dimenticare l’attore disabile e il panzone barbuto di cui ancora non ho capito le funzioni nell’economia del film.

Il tutto presentato nella forma di finto trailer con tanto di inserti dal backstage e interventi dei sedicenti autori che delirano a briglia sciolta, aggiungendo una nota di colore che non guasta mai.

Le location sembrano rimediate tra il serpentone di Corviale e i campi intorno alla discarica di Malagrotta, anche se in realtà poi vengo a sapere che è girato in Sardegna.

Toomas Kaldaru (3)

Le musiche sono in parte fatte con la pianola Bontempi, in parte saccheggiate a qualche videogioco anni 80 per il Commodore 64.

Eppure il grande capo ci aveva visto giusto.

Questo frullato di anfetamine e celluloide a me piace e non riesco a smettere di vederlo.

Il montaggio di sequenze e inserti, la narrazione degli autori , la mucca che compare ogni tanto in primi piani e piani sequenza e soprattutto  il “beep-beep” che il cyborg omosessuale nazista usa come interiezione nel parlare. Tutto l’insieme ha un che di sciamanico che fa crescere il delirio fino ad arrivare alla catarsi della danza finale che ci rivela la verità sull’universo e sul senso della vita.

Quale?

Beh naturalmente che non c’è un senso!

O se un senso c’è, sicuramente è sfuggito sia a me che al regista di Camera Iperbarica.

Provo una naturale empatia nei suoi confronti e quando comincio a riprendermi dagli effetti della sedicesima visione di fila del corto ho già deciso di incontrare faccia a faccia mister Pesce.

Una lunghissima serie di mail in cui facciamo reciprocamente finta di trovare un incastro tra molteplici impegni, giusto per darci un tono e non ammettere di essere fondamentalmente pigri, si conclude con il sospirato incontro.

Gli do appuntamento a Roma, direttamente allo storico “Bar Baffo” della stazione Trastevere, a due passi dal SERT del S. Camillo, così nel caso si fosse portato dietro qualche copia del film, avrei potuto iniziare immediatamente la mia personale indagine di mercato, cercando di smerciarla a qualche eroinomane locale.

Ammetto che il primo impatto è stato deludente.

Pensavo infatti che avrei realmente incontrato il vecchio arteriosclerotico che nel corto veste i panni di Frank Pesce, ma che in realtà scopro essere solo l’alter ego cinematografico di un ragazzo dallo sguardo sveglio e tutt’altro che rincitrullito che risponde al nome di Maurizio Loi.

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Anzi parlandoci mi rendo conto che è molto preparato e con un cursus honorum di tutto rispetto che con orgoglio riassume così: “ho frequentato un’accademia d’arte con indirizzo cinema. Si chiama rufa e Non vorrei fargli pubblicità per motivi personali. Se proprio vuoi nominarla, potresti farmi il favore di specificare che non volevo dirti il nome dell’accademia a causa di rapporti pessimi  con i quali ci siamo lasciati” .

Il che spiega il potere ipnotico niente affatto casuale di Camera iperbarica che aggiunto all’inganno metafilmico della persona di Frank Pesce rivela una propensione visionaria e un talento per il surreale che forse lo stesso autore ignora di aver naturalmente sviluppato.

Anche riguardo agli attori, alle domande che mi ponevo circa la loro formazione e i loro veri nomi (vedi mai che qualche pezzo grosso della Warner volesse proporgli qualche parte), parlare con Maurizio è illuminante.

AhahahAh, ma quelli sono i nomi veri! Quelli scritti come didascalia sotto le foto di scena. La maggior parte sono tutti stranieri e c’è anche chi si è cambiato all’anagrafe… È tutto vero!

Che dire?

La rivelazione mi gela, facendomi sputare il boccone di cornetto dalla bocca, però indubbiamente spiega tante, ma tante cose…

Siamo oltre Stanislavskij e Dziga Vertov.

In effetti ho fatto bene a non farmi ingannare dal tono serio e dallo sguardo posato del signor Loi.

Quelli con quell’aria lì, da bravi ragazzi, si rivelano sempre i pazzi più furiosi.

Tanto furiosi da mandare non solo un film come Camera iperbarica a me; che tutto sommato riesco ancora ad orientarmi nell’immaginario surreale che propone, ma anche a tutti i festival possibili e immaginabili come: Visioni Italiane, Roma indipendent, Skepto film festival, Sardegna film festival, Bad film festival, etc etc etc. E un sogno nel cassetto: sbancare al festival di Taihti!

Il tutto in barba alla legge Fini-Giovanardi.

La chiacchierata prosegue amabilmente sul cinema Italiano con cui troviamo una totale affinità di vedute, sia riguardo alle nostalgie per il glorioso passato che sulla desolante prospettiva dei giorni nostri, specie in termini di produzione.

Riguardo alla mia curiosità sul tipo di droghe usate per realizzare un low budget come Camera iperbarica, si mostra però reticente, limitando la tabella delle sostanze psicotrope al solo ossigeno.

Gli concedo il beneficio del dubbio e lo saluto in attesa del suo prossimo lavoro.

L’incontro è stato breve ma intenso. Ci salutiamo e poi ognuno per la sua strada.

Qualche tempo dopo, proprio mentre lavoravo al pezzo che lo riguarda, mi arriva una mail da Maurizio che premurosamente mi solleva dalla fatica di scegliere il brano musicale normalmente a chiusura dei miei articoli con due righe perentorie:

Ahn… rispolverando i tuoi ultimi scritti su taxidrivers mi sono ricordato che quel giorno uggioso ci dimenticammo della colonna sonora di chiusura.. ovviamente la mia scelta, intransigente, è Wannabe delle Spice Girls.”

Ovviamente la scelta mi fa vomitare e in un’altra situazione avrei preferito farmi martellare violentemente le parti basse da tutti i nani de Lo Hobbit, piuttosto che ascoltare una simile cacofonia.

Ma visto che è il buon Maurizio ad assumersene la responsabilità che Spice Girls siano!

Master Blaster

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