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INTERVISTE

Intervista a Elisabetta Rocchetti

Elisabetta Rocchetti nasce a Roma il 25/01/1975. La sua carriera di attrice comincia con piccoli ruoli in Compagna di viaggio (1996), Cuori perduti (1997), Caro domani (1999) e Tobia al caffé (2000).

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Elisabetta Rocchetti nasce a Roma il 25/01/1975. La sua carriera di attrice comincia con piccoli ruoli in Compagna di viaggio (1996), Cuori perduti (1997), Caro domani (1999) e Tobia al caffé (2000). Il primo ruolo da protagonista arriva nel 2002 con il film L’imbalsamatore (2002) di Matteo Garrone. A partire dal 2003, con Cattive inclinazioni di Pierfrancesco Campanella inizia la fase nel “ritrovato” cinema di genere, diventando addirittura la nuova “Scream queen” italica. Nei due anni successivi lavora con Sergio Stivaletti in I tre volti del terrore e con Dario Argento in Il cartaio e Ti piace Hitchcock?. Nel 2005 è la volta della trasferta oltralpe con la pellicola Keller – Teenage wasteland. Sempre nel 2005 viene arruolata nel cast de Il ritorno del Mondezza, Ti amo in tutte le lingue del mondo e Piano 17. Negli ultimi mesi, infine, ha partecipato all’horror indipendente di Gabriele Albanesi, Il bosco fuori. Taxi Drivers l’ha incontrata a Nettuno all’interno della manifestazione Videocorto in occasione della presentazione del suo primo cortometraggio da regista, L’ultima seduta.

Per cominciare ci racconti com’è nata l’idea del tuo corto, L’ultima seduta?

Il corto l’avevo scritto diversi anni fa. Poi è capitato tra le mani dei Manetti a cui è piaciuto e si sono offerti di produrlo. Marco mi ha messo in condizione di girare dandomi la sua macchina da presa, il suo operatore e un attore. Lui in quel momento stava realizzando un videoclip a Milano, quindi per tutto il resto mi sono ritrovata sola.

È stata la prima esperienza di regia?

Sì, esatto.

L’idea di fare un corto è una conseguenza del fatto che vorresti dedicarti a un lungo prima o poi?

Sì, sto aspettando i finanziamenti per girare un lungo.

Ma hai già scritto una sceneggiatura?

Ne ho scritte ben due di sceneggiature. La prima è la storia di un ragazzo molto giovane che ha l’abitudine di andare con donne più grandi di lui perché sente la mancanza della madre. La seconda parla dei trentenni depressi di oggi, ma si tratta di una commedia.

Con quali registi ti piacerebbe lavorare in futuro?

Con Verdone ci ho già lavorato e mi piacerebbe farlo di nuovo. E poi Tornatore.

Secondo te perché ci sono ancora così poche registe donne in Italia?

Perché le donne si concentrano spesso solo nella maternità e non si impegnano nella vita professionale. E poi perché è un ambiente maschilista in generale. Voi uomini date meno credito alle donne, siete invidiosi!!!

Che genere cinematografico preferisci?

La commedia.

E che progetti hai per il futuro?

Purtroppo una fiction molto lunga che si chiamerà Hospital central. Faccio la parte di un’infermiera lesbica che si innamora della sua dottoressa.

Dei personaggi che hai interpretato in passato qual è quello che ti ha lasciato qualcosa in più?

Su tutti sicuramente quello di Deborah in L’Imbalsamatore. Ma anche la protagonista di Piano 17. La cosa che mi è piaciuta di più è che il personaggio di Deborah è molto simile a me come persona.

E tu come ti senti come persona? Un po’ dark?

In realtà sono una persona molto solare, anche se devo ammettere di avere un viso un po’ dark. Di carattere, invece, non sono per niente dark, se lo sono non è una cosa consapevole (ride).

Certo, certo.

Ma perché pensi che Deborah sia dark?

Un po’ si. Nel modo di fare soprattutto.

L’hai trovata dark? Io non credo… (ride)

Ti ringraziamo per la tua disponibilità e speriamo di rivederti presto sul grande schermo.

Grazie a voi ragazzi.

Vincenzo Patanè Garsia