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Prende il via la 28ª edizione del Bergamo Film Meeting (dal 6 al 14 marzo)

Forte di un ormai più che consolidato consenso di pubblico e di critica, Bergamo Film Meeting si avvia verso la 28a edizione con un’ampia gamma di proposte nel segno del cinema di qualità. Mantenendo uno sguardo attento ai nuovi autori, alla ricerca, alla sperimentazione, il festival viaggerà tra le nuove tendenze del cinema contemporaneo e indagherà con occhio critico il grande cinema del passato, quello che desta ancora stupore, passione, meraviglia.

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Bergamo Film Meeting

Forte di un ormai più che consolidato consenso di pubblico e di critica, Bergamo Film Meeting si avvia verso la 28a edizione con un’ampia gamma di proposte nel segno del cinema di qualità. Mantenendo uno sguardo attento ai nuovi autori, alla ricerca, alla sperimentazione, il festival viaggerà tra le nuove tendenze del cinema contemporaneo e indagherà con occhio critico il grande cinema del passato, quello che desta ancora stupore, passione, meraviglia. 80 sono i film che saranno presentati durante i 9 giorni di proiezione della 28a edizione: un concorso internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retrospettive, documentari, anteprime e cult movies, arricchiti da incontri con gli autori, mostre, arte, musica, feste e occasioni di divertimento. Anche quest’anno, insomma, Bergamo Film Meeting sarà una vera occasione di incontro, di scambio culturale, di conoscenza e una grande festa del cinema.

Il programma dell’edizione 2010

MOSTRA CONCORSO Luogo ideale per la scoperta di nuovi autori e nuove cinematografie, la Mostra Concorso è la colonna portante del festival. La 28a edizione proporrà 8 film – inediti in Italia – di giovani registi in prevalenza europei. Le opere presentate concorrono al Premio Bergamo Film Meeting, assegnato ai tre migliori film della sezione sulla base delle preferenze espresse da tutto il pubblico del festival.

JEAN GABIN: UNA CERTA IDEA DI FRANCIA Si può descrivere in due parole la Tour Eiffel? Ovviamenete no. Così come non è possibile per le coste della Normandia, l’Impressionismo, il Camembert, Edith Piaf…. Semplicemente, ci sono cose che esprimono meglio di altre una certa idea di un Paese e, per questo, bastano a se stesse; sono parte integrante del suo paesaggio e della sua storia. Jean Gabin è tra queste. Jean Gabin è Jean Gabin, ça suffit. Con questo omaggio Bergamo Film Meeting vuole “raccontare” uno degli attori più amati del cinema francese attraverso la visione dei film che meglio rappresentano le diverse fasi dei suoi ben quarantasei anni di carriera (dal 1930 al 1976), compiendo allo stesso tempo un viaggio entusiasmante nella storia del cinema d’oltralpe.
Tre sono le anime di Gabin. Nella prima fase della sua carriera cinematografica è l’eroe romantico e tormentato, votato a un destino ineluttabile, interprete dei drammi sociali del realismo poetico cari a maestri come Julien Duvivier (Il bandito della Casbah, 1937), Jean Renoir (Verso la vita, 1936; L’angelo del male, 1938), Marcel Carné (Il porto delle nebbie, 1938; Alba tragica, 1939). Il secondo Gabin è un incanutito tombeur de femmes con non poche pennellate di amarezza e ambiguità (La vergine scaltra, 1950, di Marcel Carné; La follia di Roberta Donge, 1952, di Henri Decoin; La ragazza del peccato, 1958, di Claude Autant-Lara) – ma anche, a seconda dei casi, incisivo gangster o piedipiatti (Grisbì, 1954, di Jacques Becker; La grande razzia, 1955, di Henri Decoin). Il terzo Gabin, infine, è il sornione patron, completamente imbiancato e un po’ appesantito dalla bonne cuisine du pays (la cucina francese, quella vera di una volta). Un po’ misantropo, un po’ filosofo, un po’ disincantato, un po’ padre putativo, ma generoso e ironico: Aria di Parigi, 1954, di Marcel Carné, Quando torna l’inverno, 1962, di Henri Verneuil; Intrigo a Parigi, 1964, di Gilles Grangier. Lo stesso genere di patron che, sotto il segno di Simenon, incarna un grande Maigret (in tre film) e che diviene, tra l’altro, collega, amico, padrino per le generazioni di attori francesi a venire, come Lino Ventura, Alain Delon, Jean-Paul Belmondo, Gérard Depardieu.

LUCI E OMBRE: LA DARK LADY Se il genere noir ha avuto la sua massima fioritura nel cinema americano, tra gli anni ’40 e ’50, la Dark Lady ne è stata la sua regina. Stereotipo di una femminilità tanto seducente quanto traviante, in realtà la Dark Lady presenta sfumature più sottili, ambiguità più complesse. La sua centralità nella messa in scena e nella narrazione è fuori dubbio e funziona da specchio per fragilità, vigliaccherie e trasalimenti. La Dark Lady è quindi un motore di sentimenti, passioni, malvagità, cadute, delitti. Ma anche personalità forte, decisa a tutto, che va incontro alproprio destino, con orgoglio e consapevolezza: espressione del male, ma a suo modo anche angelo e giustiziere, che s’immerge nell’universo maschile e allo stesso tempo ne incrina il potere e la tracotanza, mettendone a nudo, di contro, le tante nevrosi, l’impotenza, l’ipocrisia. E, spesso, senza rinunciare al fascino, all’eleganza, a un erotismo tanto sfacciato quanto naturale, tanto seducente quanto inevitabile. Un personaggio forte, ma anche carico di tensione cui hanno dato il volto numerose dive del passato (da Rita Hayworth a Lana Turner, da Barbara Stanwyck a Kim Novak).
Con la riproposta di una decina tra i più grandi classici del noir (tra cui La fiamma del peccato, 1944, di Billy Wilder; Laura, 1944, di Otto Preminger; La signora di Shanghai, 1947, di Orson Welles; Le catene della colpa, 1947, di Jacques Tourneur; Il postino suona sempre due volte, 1946, di Tay Garnett; La bestia umana, 1954, di Fritz Lang) Bergamo Film Meeting racconterà ombre e luci di un “genere” – che diventerà poi, e lo è anche oggi, trasversale, impregnando tanto cinema americano ed europeo, ma non solo – e che trova sui volti e sui corpi della Dark Lady i tratti e le forme dove meglio giocare con l’inquietudine e il sospetto.

FANTAMARATONA La figura della Dark Lady sarà protagonista anche della consueta maratona notturna del festival. Una notte “in bianco” sprofondando nelle ombre del cinema noir, tra le inquietudini e le tensioni di un B-Movie d’eccezione – Detour (1945) di Edgar G. Ulmer – e le incursioni nel fantastico de Il bacio della pantera (1942) di Jacques Tourneur.

ARIA FRESCA: Il NUOVO CINEMA UNGHERESE Guardando alle produzioni e agli autori emersi in questi ultimi anni, si può parlare tranquillamente di una nuova onda del cinema ungherese: sebbene il cinema magiaro non abbia mai attraversato periodi di decadenza, è vero che una nuova generazione di registi si va affermando, con evidenza, portando con sé nuovi stili e nuove forme, raccontando storie e situazioni dell’oggi, con tocco e maestria d’autore. È la generazione degli anni ’70, in cui spiccano i nomi di György Pálfi, Ferenc Török, Gyula Nemes, ma dove si contano molti altri giovani alla loro opera prima o seconda, che si stanno facendo largo nei festival internazionali di tutto il mondo. Un panorama vivace e complesso, che diventa oggetto della rassegna monografica di Bergamo Film Meeting 2010: 10 film che promettono sorprese, imprevisti, e offrono l’occasione di conoscere una realtà produttiva di grande rilevanza e interesse.

VISTI DA VICINO Bergamo Film Meeting presenterà una selezione di 15/20 film documentari tra corto e mediometraggi provenienti da tutto il mondo. Sono produzioni indipendenti che descrivono situazioni sociali, ambientali e antropologiche: la realtà è come un inesauribile serbatoio di narrazioni, cui l’occhio del regista si accosta come strumento attivo di ricerca e di scoperta, in rapporto dialettico con il visibile.

FONDO NINO ZUCCHELLI CINEMA FINLANDESE: ANNI RIBELLI Prosegue dal 2005 la collaborazione con il Fondo Zucchelli – una dotazione di circa 200 film provenienti dagli archivi della manifestazione cinematografica Gran Premio Bergamo Internazionale del film d’Arte e sull’Arte, donati alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e in deposito presso Lab 80 film. Il Gran Premio Bergamo negli anni seppe intercettare cinematografie poco conosciute e comunque non visibili nel circuito distributivo italiano. È il caso, ad esempio, della cinematografia finlandese, sulla quale Bergamo Film Meeting si concentra quest’anno, con due film che appartengono al Fondo: Pilvilinna (Il castello dei sogni) di Sakari Rimminen e Laukaus Tehtalla di Erkko Kivikoski. Entrambi sono stati realizzati all’inizio degli anni ’70, una stagione che, dopo l’esperienza del ’68, conosce i fenomeni giovanili del ribellismo, del rifiuto del mondo famigliare, della liberazione sessuale, delle tensioni nelle fabbriche, della violenza contro le istituzioni. I due film raccontano storie di disagio e di smarrimento e rappresentano con efficacia il clima di cambiamento sociale e antropologico di quegli “anni difficili”.

A completare l’edizione 2010 non mancheranno, infine, una finestra sul progetto di distribuzione Avanti!, anteprime, cult-movies, classici restaurati, incontri con gli autori, aperitivi e sorprese.

Per informazioni:
Bergamo Film Meeting

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