Taken 3 – L’ora della verità

  • Anno: 2015
  • Durata: 109'
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Genere: Azione
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Olivier Megaton
  • Data di uscita: 11-February-2015

Si snoda senza eccessiva tensione questa pellicola che rivede l’ex agente segreto Bryan Mills in azione. Un film di Olivier Megaton, prodotto dalla 20th Century Fox, con Maggie Grace, Liam Neeson, Famke Janssen, Forest Whitaker, Dougray Scott. Francia 2015.  

Trama Dopo aver lottato per difendere i suoi affetti più cari, in Taken 3, Bryan Mills dovrà darsi da fare per salvare soprattutto se stesso. Accusato ingiustamente per il brutale omicidio della moglie, Mills si dà alla fuga braccato da implacabili agenti della CIA e dell’FBI. Consumato dalla rabbia, il suo unico scopo è quello di rintracciare i veri assassini, esigere la sua vendetta e proteggere l’unica cosa che conta per lui ora, sua figlia

Recensione Primi piani a volontà in questo film della nota serie.  Il volto sempre interessante, o forse bello di Liam Neeson, nei panni di Bryan Mills, viene proposto in tutte le salse come anche quello di Kim, l’algida figliola. Sin dall’inizio la pellicola si rivela come un classico del poliziesco, in cui l’eroe, che è ingiustamente accusato di un delitto che non ha commesso, non ha altra strada che quella della fuga per dimostrare la sua innocenza. È proprio il classico uxoricidio, che apre il dramma. Ma il simpatico sergente preposto alle indagini, interpretato dall’ottimo attore texano ma vissuto a Los Angeles Forest Whitaker, qui con un’improbabile barbetta caprina, pare non capire che oltre a Mills, ex marito della donna morta, che egli in fondo ancora ama, ci potrebbero essere altri colpevoli. Magari quelli classici, quelli che dovrebbero essere indagati per primi come ci insegna la vasta letteratura giallista. Oh santa ingenuità delle pellicole e di chi le dirige!  Comunque se questo non bastasse i dubbi sui possibili “cattivi” della vicenda sono molto presto svelati dagli sguardi biechi e da un certo atteggiamento ambiguo che non lasciano dubbi.

Uno smaliziato spettatore di trame poliziesche, o lettore di gialli, capisce tutto fin dalle prime immagini.  L’impianto dunque è piuttosto ingenuo, ma comunque piacevolmente visibile; tra l’altro il tutto è infarcito dalla solita lunga sequenza degli inseguimenti in macchina che rispondono anche lì a un provato e classico schema. Ma ecco che ci accorgiamo che c’è un sottofondo, un altro piano. In effetti, non si tratta di un film americano, ma fortemente francese. Un film dove le storie personali, la psicologia i rapporti familiari, non sono al margine, ma protagonisti. Si svela così uno degli scopi del produttore, Luc Besson, che da qualche tempo non è al culmine della sua fortuna filmica.  Bryan Mills è, sin dall’inizio, alle prese prima con un rapporto con l’ex moglie non risolto, poi con il tipico reiterato e scontato schema del rapporto padre figlia, in cui il genitore non accetta che la sua rampolla cresca, e cresca in fretta. Non la considera in grado di prendersi delle responsabilità. Che cosà accadrà? Sembra davvero di dover dare una risposta alla domanda antica: – “Caino ucciderà Abele? Il seguito al prossimo numero!” Misericordia quanta terribile tensione!  Tra spari e inseguimenti sembra impossibile che il nostro eroe non becchi neanche una pallottola.

Unico filo elegante, che almeno suscita un po’ di curiosità, è il riferimento ad alcuni dolcetti, una sorta di ciambelle, i bagel, acquistati dal premuroso Mills per portarli alla moglie e trovati ancora caldi sulla scena del crimine, dai quali l’amabile sergente capisce finalmente che l’assassino non può assolutamente essere il nostro tenero eroe.

Alessandra Cesselon



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