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INTERVISTE

Intervista a Leonardo Carrano

Leonardo Carrano ( Roma 1958 ). Espone in tutto il mondo dal 1980. Dal 1992 comincia a occuparsi di pittura animata. I suoi lavori ottengono successo immediato, richiamando subito l’attenzione di specialisti del settore.

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Leonardo Carrano ( Roma 1958 ). Espone in tutto il mondo dal 1980. Dal 1992 comincia a occuparsi di pittura animata. I suoi lavori ottengono successo immediato, richiamando subito l’attenzione di specialisti del settore. Ha lavorato per la televisione e in questo momento sta lavorando alla trilogia di Samuel Beckett: “Molloy”, “Maione muore” e “L’Innominabile”.


Puoi dirci visto che tra le altre cose insegni arte come siamo “messi in Italia per quanto riguarda gli studi e la pratica cinematografica?

Per quanto riguarda il cinema di animazione si sente in maniera pressante la mancanza di scuole soprattutto scuole di scrittura cinematografica.

Parliamo dei tuoi film più importanti quelli che ti hanno fatto conoscere in tutto il mondo e che a detta di molti possono essere considerate delle vere e proprie opere filmiche: “Noiselevel” e “Foglie”.

Il prodotto di un’opera artistica, se è autenticamente vissuta, non può non essere per sua natura ostile alla degenerazione dell’informazione e nemico di ogni violenza del potere. “Noiselevel” non vuole essere un manifesto, ma esprimere nella sua sostanza questa ferma presa di posizione. Invece “Foglie” nasce dal mio incontro con gli affreschi del “Trionfo della Morte” del XIV sec, che si trovano nel Campo Santo della Piazza dei Miracoli di Pisa. In questo film ho fatto confluire l’emozione che mi trasmettevano quegli affreschi nei miei viaggi tra le piante e gli insetti che le divorano. L’uso del silicio mi si è subito offerto come il mezzo più efficace e più diretto per gettare un ponte tra le due realtà in apparenza così diverse fornendo all?opera la necessaria unità stilistica. La musica, ci tengo a ricordarlo, è del maestro Ennio Morricone su un canto di Clara Murtas.

Come hai iniziato a fare cinema di animazione?

Ho iniziato a fare cinema di animazione con il regista Alessandro Panzetti che ha diretto tecnicamente i primi due film da me ideati e realizzati. Quando ho iniziato a fare animazione sperimentale non avevo una preparazione tecnica adeguata, non conoscevo neanche Oscar Fishinger, Norman McLaren e altri grandissimi sperimentatori.

Come intendi il tuo cinema di animazione e a quale movimento fai riferimento?

Il mio cinema di animazione è una forma espressiva che io considero un successivo prolungamento o avanzamento ideale del cinema delle avanguardie storiche e inoltre l’opera di Aldo Braibanti e Gianpaolo Berto mi ha stimolato a guardare la vita da molti punti di osservazione.
L’idea che mi sono fatto è che uno spettatore osserva un quadro o una scultura muovendosi verso l’opera e usando i suoi tempi; per il cinema o video è l’immagine che viene verso di noi e lo spettatore è vittima di una straordinaria manipolazione che in quel momento gli impedisce di usare la sua coscienza in modo critico. Il cinema di animazione sperimentale, invece, è un cinema che ha bisogno di uno spettatore attento e non di uno spettatore tradito dagli eventi di una storia tipo in cui non sa di essere obbligato a riconoscersi.

Puoi dirci come hai realizzato tecnicamente “Noiselevel”

In “Noiselevel” ho unito insieme più tecniche artistiche: la pittura del silicio, la fotografia, la scultura e il disegno, facendo confluire tutte queste tecniche nel 3d realizzato dal fisico ricercatore Roberto Carluccio. La cosa che mi piace di questo film è che ho usato lo scanner 3d installato precedentemente sugli elicotteri Apache da guerra americani; mi fa piacere ricordarlo perché è come capovolgere qualcosa nata per la guerra e quindi per uccidere in una idea nuova di rilancio e difesa della vita.

Cosa bolle in pentola tra la matita e il mouse? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Da quattro anni lavoro sulla trilogia di Samuel Beckett; “Ritratto ai confini” è il titolo del progetto. Ho difficoltà a realizzare questo film. Mi hanno offerto di realizzarlo in Canada e in Inghilterra ma per ragioni pratiche non ho potuto accettare queste offerte. In Italia in questo momento non ci sono possibilità di realizzare operazioni del genere.

Vincenzo Patanè Garsia