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Conversation

‘La Festa è Finita’ conversazione con Antony Cordier

Ne 'La Festa è finita' di Antony Cordier la lotta di classe diventa commedia umana

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Dopo la presentazione alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes e la sua proiezione speciale ai Rendez Vous – Festival del nuovo cinema francese di Roma con grande successo di pubblico, La Festa è finita di Antony Cordier esce nelle sale italiane il 14 maggio, distribuito da No.Mad EntertainmentDel film abbiamo parlato con Antony Cordier.

La festa è finita di Antony Cordier

La prima sequenza e l’ultima sono la sintesi dell’arco narrativo in cui si verifica la mutazione di Garance. È attraverso il processo di trasformazione della ragazza che il pubblico può misurare le conseguenze della disfunzione sociale raccontata da La Festa è finita (Classe Moyenne).

Il film si apre e si chiude con la stessa immagine: la risata di una giovane donna che ragiona sul nome con il quale vuole essere chiamata. Si tratta di due risate profondamente diverse. La prima è giovanile e sincera. L’ultima, agghiacciante. Nel mezzo ha compiuto la sua trasformazione sociale: ha accettato il suo nome e soprattutto la sua discendenza. Il piccolo mostro che è in lei si è rivelato. Nella prima scena, è una giovane donna della Nouvelle Vague. Nell’ultima è Joker.

In quanto attrice, Garance diventa il simbolo dell’arte di fingere su cui si basa il funzionamento dell’intera società. Il pianto finale che all’inizio della storia non riesce a simulare ne è l’apoteosi. È questo a dirci che recitare è la via per avere la meglio sulle asperità del reale.

Garance è anche un’attrice che cerca di piangere davanti alla telecamera. Per me simboleggiava il modo con cui i ricchi e i potenti cercano di convincerci che anche loro hanno sofferto. In questo momento in Francia ci sono molti libri scritti da personalità dei media e della politica che sono determinate a raccontarci di tragedie infantili o di malattie rare. La novità è che sentono il bisogno di piangere davanti a noi. Soldi e potere non bastano più. Vogliono soffrire e sentirsi meritevoli.

Tematiche

Il pessimismo de La Festa è finita emerge proprio dalla presenza di una persona giovane come Garance, prototipo di un tipo umano che si fa portatrice di un inganno ancora più difficile da smascherare. La sua idea di vita è ancora più pericolosa di quella dei suoi genitori.

Sì. Suo padre, Philippe, non fa alcun tentativo di nascondere il fatto di essere un bastardo che pensa solo ai soldi e al potere. Garance, d’altro canto, si racconta delle bugie: pensa che se vuole diventare attrice, non debba essere come sua madre, per esempio, anche se è palesemente figlia del nepotismo di questi tempi. Si accompagna a un giovane di origini nordafricane perché vuole dire agli altri e a se stessa di non avere pregiudizi, di essere migliore di quelli che la circondano. Le persone che si credono migliori degli altri sono spesso le più pericolose.

Il film racconta anche una sorta di esperimento sociale e antropologico dimostrando come le differenze di classe e soprattutto il dislivello economico minino alla base ogni forma di buona intenzione. Esisteva in te questa intenzione?

Questa domanda solleva la questione del potere del denaro nella nostra società. Se ti offrissi 1.000 o 10.000 euro per corromperti, forse rifiuteresti perché ti consideri incorruttibile. Ma se ti offrissi 100.000 euro o 1 milione? A che punto si tradiscono i propri principi? A che punto siamo disposti a vendere i nostri stessi genitori?

I personaggi del film di Antony Cordier

La mostruosità dei personaggi deriva dalla normalità con cui agiscono in base ai desideri del loro egoismo. Nel fare a meno di qualsiasi buonismo e accentuando la rapacità degli istinti umani il tuo film mi ha ricordato la grande commedia italiana dei Risi e Monicelli; in particolare quella di Marco Ferreri per la capacità di smascherare le ipocrisie sociali.

La Festa è finita è una satira e ovviamente tutti noi abbiamo in mente i grandi modelli della commedia italiana. Quando avevo vent’anni, rimasi molto colpito dall’audacia e dalla crudeltà dei film di Marco Ferreri. Credo che anche la carica erotica dei suoi film mi abbia scosso. In La festa è finita la sessualità è importante: Philippe, l’avvocato, viene rifiutato dalla moglie, e questo crea in lui una frustrazione che non riesce a superare. Quando scopre la biancheria intima della figlia in piscina, non lo sopporta: se non può divertirsi lui, non possono divertirsi nemmeno gli altri! E i disastri sono inevitabili… Ci sono anche evidenti simboli sessuali, come il cancello cigolante che ha bisogno di essere lubrificato. In Francia purtroppo abbiamo perso un po’ il gusto per la satira. Le commedie tendono più all’umorismo anglosassone e cioè all’umorismo assurdo. A me invece piacciono l’osservazione sociale e anche le cose un po’ osé.

La festa è finita fa emergere la cattiveria da situazioni tragiche e insieme comiche. Basti pensare al casus belli ovvero all’esplosione del tubo del bagno che sporca di escrementi la camicia bianca del custode della villa. Volevo che mi parlassi del lavoro che hai fatto per raggiungere questo equilibrio tra i diversi toni del film.

Ho realizzato una serie di 24 episodi intitolata OVNI(s), una commedia slapstick. È stata un’esperienza liberatoria perché mi ha fatto capire che nel processo di realizzazione di un film bisogna cercare di superare tutti i limiti e non avere paura degli eccessi. Per esempio, nell’esempio che hai citato, il custode avrebbe dovuto essere colpita solo da bucce di verdura. Durante la fase di preparazione, abbiamo pensato che sarebbe stato molto più interessante se fossero state feci, soprattutto perché gli idraulici lavorano nella merda! Cercando su YouTube testimonianze sugli incidenti di questo lavoro mi sono reso conto che gli idraulici che subiscono questo tipo di disavventure scoppiano a ridere. Quindi la scena di cui parliamo è una gag, anche se violenta. Lo stile slapstick ci permette di accettare questa brutalità. In un’altra scena la moglie del custode avrebbe dovuto semplicemente massaggiare il piede della consorte del suo capo. Durante le riprese ho chiesto all’attrice di leccarle il piede e quando ho dato il ciak lei gli ha letteralmente fatto un pompino all’alluce! A dimostrazione che più è esagerato e inaspettato più è socialmente accettabile.

Richiami e riferimenti

Mi chiedevo se avessi visto Favolacce dei fratelli D’Innocenzo perché come te in quel film mettono in scena una critica sociale che non fa sconti ai personaggi e alla loro cattiveria.

No, purtroppo non ho visto quel film.

Come elemento esterno alle due famiglie Medhi, il fidanzato di Garance, rappresenta l’unica possibilità di mediazione tra le due fazioni. La sua colpa è proprio quella di non schierarsi apertamente con una delle due parti.

Mehdi è il personaggio centrale, e si potrebbe pensare che sia meno cinico degli altri, ma è anche un personaggio con una certa pretesa: in quanto “dissidente di classe”, crede di appartenere a entrambi i mondi, quello dei ricchi e quello dei poveri. Crede di essere bilingue, di parlare tutte le lingue. In effetti, gioca su entrambi i fronti. Ma quando sei un dissidente di classe, alla fine non appartieni a nessuno dei due mondi. Sei visto come un estraneo ovunque: troppo sofisticato tra i poveri e troppo “campagnolo” tra i ricchi! Questo è il prezzo da pagare.

Il paesaggio

Oltre a quella narrativa il paesaggio svolge anche altre funzioni. Se le singole inquadrature sono composte da elementi concreti i collegamenti tra un ambiente e l’altro sono discontinui, non lineari. In questo modo lo scenario assume un significato metaforico diventano uno spazio d’azione rappresentativo di un’intera civiltà.

Per me i diversi spazi del film erano pensati per creare una sorta di “fiaba”. C’è la casa del guardiano, proprio in fondo alla valle, molto semplice e lineare. Per raggiungere i loro datori di lavoro lui e la moglie devono percorrere uno stretto sentiero battuto dal vento. Attraversano un ridicolo cancelletto che cigola in continuazione, come se stessero passando attraverso uno specchio. Arrivano in cima alla collina, dove sorge la villa attraverso una serie innumerevoli di curve e sinuosità. Per loro è come se stessero andando in una sorta di castello che si erge in cima sia per essere protetto dalle invasioni, sia per essere visibile a tutti, in modo che il potere dei proprietari sovrasti visivamente chi sta sotto. Questo perché per me La festa è finita è anche una sorta di piccola favola sociale.

In più filmando in questo modo alimenti la dimensione archetipica di un racconto in cui il particolare diventa rappresentativo del tutto. In questo caso di un’intera società.

Sì, l’ho percepito nei dibattiti. A seconda della regione le persone si identificano con il datore di lavoro o con i suoi sottoposti. Questo perché non sono più semplici personaggi ma archetipi che incarnano la violenza delle relazioni sociali. Il senso della satira è capire se si tratta di una violenza giustificata e se questa rappresenta il mondo in cui viviamo. La festa è finita si chiede con quanta cortesia e quanta violenza trattiamo i nostri superiori e i nostri subordinati. Queste sono le domande che il film cerca di esplorare.

La fotografia del film di Antony Cordier

Parlando della fotografia del film mi pare che girando in pieno sole e con una colorazione iperreale tu abbia cercato di evidenziare il contrasto tra realtà e apparenza; tra l’amenità del paesaggio e l’oscurità dell’animo umano.

Adoro il genere dei “film di vacanza”. Mi piacerebbe girare un film ambientato interamente su una spiaggia, in un campeggio o in un hotel durante l’estate. Sono luoghi e momenti straordinari per l’osservazione antropologica. Ciò che mi interessa è che, a un certo punto, siamo tutti soggetti agli stessi problemi e che, sotto il sole, questo si nota. Anche se sei un avvocato d’azienda puoi iniziare a sudare come un maiale o ritrovarti in costume da bagno davanti a tutti. Veniamo riportati alla dimensione fisica dell’esistenza che ci rende quasi tutti uguali. Nella mia famiglia dicevamo una cosa molto volgare e molto divertente: “Facciamo tutti la cacca nello stesso buco”. Come se la scatologia fosse una sorta di speranza di uguaglianza.

Il film è pieno di duelli lessicali che un poco alla volta sfociano nello scontro fisico. A un certo punto sembra assistere a una sorta di dinamica da cinema western. Erano queste le tue intenzioni?

Sì, assolutamente. Per esempio volevo che la prima parte mostrasse quelli che in francese chiamiamo duels à foilets mouchetés, piccoli duelli verbali in cui ogni personaggio si confronta con gli altri attraverso sorrisi forzati. Da li gradualmente si passa a inseguimenti farseschi come quello della scena in cui corrono intorno al trattore. E alla fine, le armi vengono sguainate e il duello assume una dimensione triangolare, un po’ come in un film di Sergio Leone!

Fabrice Luchini afferma che lavorare sul ridicolo degli esseri umani è una delle cose più difficili per un attore. Sotto questo aspetto i tuoi interpreti sono sublimi. Come hai lavorato con loro per ottenere interpretazioni così straordinarie?

Credo che non si possa fare l’attore se si ha paura di sembrare ridicoli. Spesso, se gli attori devono fare qualcosa del genere cerco di farlo io per primo. Ad esempio, se devono gattonare a quattro zampe con il sedere all’aria lo faccio io per mostrarglielo. La troupe ride di me e alla fine sono io quello che fa la figura del ridicolo. Si dice spesso che non si dovrebbero mostrare le cose agli attori, ma se si tratta di sembrare sciocchi questo può aiutarli a comportarsi in quel modo davanti a tutti prima di farlo davvero.

La Festa è finita

  • Anno: 2026
  • Durata: 95'
  • Distribuzione: No.Mad Entertainment
  • Genere: commedia
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Antony Cordier
  • Data di uscita: 14-May-2026