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IL CINEMA UNDEGROUND SPIEGATO AD UN BAMBINO (NON ANCORA ABBASTANZA RIBELLE)

Cosa si intende per Underground quando si parla di cinema? Ce lo spiega Salvatore Insana, giornalista e responsabile della rubrica UNDERGROUND

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Sottoterra si va alla ricerca di diamanti grezzi o di gemme oscure. Laggiù nell’underground non si seguono manuali di regia né corsi di scrittura creativa, non si insegue il progresso tecnologico, ma  si fa un uso divertito e sperimentale degli strumenti e dei mondi a disposizione: ci si educa e diseduca alla disobbedienza civile e morale.

Il cinema underground è un urlo che proviene dal profondo e che non vuole che il deserto che vede intorno a sé rimanga tale per sempre; vuole trattenere e non intrattenere. Insinua dubbi e tenta di far accedere a modalità diverse di mettere insieme immagini in movimento; rivendica la necessità di non raggiungere un “pareggio di bilancio” nell’economia del patto tra l’opera e lo spettatore: dopo la visione-proiezione quel che ci si “aspettava” di vedere si farà probabilmente aspettare ancora e ancora: il soddisfacimento del desiderio di piacere probabilmente è rinviato a data da destinarsi.

L’underground si ricorda e ci ricorda che ormai cento anni fa i manifesti delle avanguardie storiche, dal futurismo al surrealismo, avevano proposto forme e formule alternative e ben più radicali di quello che oggi è comunemente, istituzionalmente, chiamato cinema.

L’underground, facendo attenzione ad aspetti solitamente marginali del “prodotto” filmico, dove la luce ritorna a essere materia plastica e fonte di conoscenza, suggerisce che l’universo creativo può essere “espanso” e in espansione. Un mondo in cui la bellezza non coincide e anzi lotta spesso contro l’alta definizione.

L’underground brontola ed esprime insofferenza nei confronti del menù fisso dei multiplex e dei networks tv, sia esso un pasto culturale, morale, sociale o estetico.

Perché, dice l’underground a sé stesso: <<quando mi trovo davanti ad un film o a uno dei suoi tanti derivati non mi interessa come va a finire la “storia” ma piuttosto cosa c’è da “vedere”, da “sentire”, da “percepire” aldilà della narrazione>>.

L’underground è la lotta contro la rincorsa agli armamenti trasferita in ambito culturale. È la spina nel fianco che fa sanguinare di vita vissuta l’industria pesante, quella del mercato e dell’ordine costituito.

L’underground percorre spesso in solitaria una via poetica, resistente, solidale con la conoscenza dei limiti; ama rischiare di andare dove c’è divieto d’accesso o dove la sosta non è consentita. Si sofferma sui margini della pagina e sui marginali della Storia.

L’underground non si fa per mestiere ma per la vita.

Salvatore Insana

[l’immagine è di Anders Weberg, frame da Ambiancé]

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