La responsabilità degli attori nel periodo della crisi dei valori

Qualche anno fa il Festival di Cannes premiò Elio Germano per la migliore interpretazione maschile e lui dedicò la vittoria “all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia un paese migliore, nonostante la loro classe dirigente”. Dopo La nostra vita di Luchetti, L’ultima ruota del carro di Veronesi e Il giovane favoloso di Martone, il suo volto limpido è la prima immagine che viene in soccorso a chi ha sete di onestà e di cultura, il primo a cui ho pensato ora che il direttore di Taxi Drivers, Vincenzo Patanè, mi ha chiesto di riflettere e di scrivere su questo tema.

Per contrastare quella corruzione che negli ultimi trent’anni ha minato le basi della libertà di espressione e dei diritti costituzionali dei cittadini, il nostro paese ha bisogno di attori come lui, capaci per talento e per formazione, di tessere sogni e di interpretare e costruire (o, meglio, ricostruire) la realtà.

In tempi di crisi dei valori siamo chiamati in causa tutti, ma certamente arriva più lontano, e può agire da moltiplicatore, una scelta o un gesto compiuto da chi è sempre sotto gli occhi della gente. In questo senso, è da registrare positivamente il fatto che alcuni attori, insoddisfatti dai ruoli che offre l’industria culturale italiana, decidano di attivarsi personalmente per passare dietro la macchina da presa (pensiamo a Valeria Golino) o per diventare produttori (pensiamo a Maria Grazia Cucinotta).

La faccia oscura della medaglia è invece rappresentata da quegli interpreti di alto livello e lunga esperienza, che accettano di recitare in tormentoni televisivi ad episodi, senza contenuto, dove gli unici valori sono i soldi macinati a furia di product placement e gli stanziamenti degli enti locali desiderosi di lanciare l’immagine di questa o quella cittadina italiana, in qualità di location. Toccherà agli spettatori, poi, farne indigestione e pagarne le conseguenze maggiori.

Non dimentichiamo, però, che ciascuno di noi è sempre responsabile prima di tutto per sé stesso e, in un paese dove “con la cultura non si mangia” (o, meglio, dove la torta viene divisa solo fra pochi ingordi), ben vengano iniziative come quella che ha visti riuniti Neri Marcorè, Franca Valeri, Isabella Ragonese, Claudio Santamaria, Riccardo Scamarcio e tanti altri, per protestare contro il monopolio di un istituto fondato dai sindacati e controllato dallo Stato, che sembra aver incassato milioni di euro di compensi senza distribuirli agli artisti: “Noi produciamo cultura e reddito, stiamo parlando di centinaia di milioni di euro – dicono gli attori nel video dedicato all’iniziativa (http://youtu.be/ijb38vQONVk), – pensate quante cose si potrebbero fare in Italia con somme del genere, se gestite con onestà, responsabilità e passione”.

Lucilla Colonna

Utlima modifica: 18 Novembre, 2014



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