“Near death experience” di Gustav Kervern e Benoit Delepine

Near death experience

Near death experience

Guida senza cinture nonostante il suono assordante, arriva a casa, rientrano moglie e figli. Non è andato al lavoro e comunica che esce per una passeggiata.

Tenuta da ciclista, prende bici e casco e inizia a salire verso le montagne.

Lascia la bici, abbandona il casco come se non dovesse riprenderlo.

Fuma e sale.

Parla con se stesso e afferma che per uccidersi occorre coraggio e anche fortuna, ma ritiene di avere una coscienza professionale e di portare sempre tutto a compimento.

Se non fosse per i figli lo avrebbe fatto prima, ma forse anche altri: un suicidio collettivo si evita perché c’è il ricordo di quando si era bambini…

Si dichiara comunque morto: quando si invecchia non si contribuisce più all’economia di mercato.

Ha lavorato in France Telecom, gli piaceva rispondere al telefono, la vita è stata facile e tranquilla, ma tutto è andato in pezzi: troppo vuoto.

Si sente come un piccione che porta un codice che non è mai riuscito a decifrare.

Beve acqua da una piscina, lo avvisano che non è potabile, ma lui è morto…

Si appende ad una roccia con il volto rivolto alla parete e rimane lì fino a quando si stanca; si sente obsoleto; mentre ai nonni era richiesto di essere quello che erano, ormai sono tutti infelici di essere come sono.

Sostiene che chi guarda le donne non si annoia mai e gli è sempre piaciuto stare in loro compagnia, anche se la sessualità non ha mai rappresentato una consolazione.

Costruisce con dei sassi tre statue, una rappresenta la moglie, le altre i figli. Si rivolge loro dicendo che non sopporta più l’indifferenza: un padre morto è meglio di un padre senza vita.

Si scusa con la moglie per aver guardato siti porno.

Near death experience

Prova a disegnare un animale su una roccia e ad accendere il fuoco ma non riesce, e riflette sul fatto che erano attività che riuscivano meglio 15 mila anni prima…

Forse il corpo è come una tuta lunare per sopravvivere sulla terra…

Mentre ritiene di parlare troppo e di suicidarsi poco, arriva un tizio che gli propone una gara di ciclisti in miniatura e giocano come due bambini…

Si accorge di aver preso la vita troppo sul serio, balla come se ascoltasse una musica rock.

Cade, perde conoscenza, ma ‘miss endorfina’ lo fa riprendere.

Ritiene di essere tragicamente vago e considera la natura una rottura di coglioni.

L’uomo ha inventato le comodità e ormai il suo corpo reclama pelle imbottita.

Si incammina verso luoghi abitati, una signora gli offre un passaggio, accetta e sembra avviato verso un ripensamento, ma basta una domanda per non farlo più esitare…

L’effetto sarà straordinariamente imprevedibile!

La No Money Productions, con i due registi dello straordinario Louise Michel,  presenta un altro film assolutamente sorprendente.

La capacità di dedicarsi una riflessione sulla propria vita, indugiando sul momento definitivo come se si volesse degustare un buon bicchiere di vino rosso.

Michel Houellebecq, scrittore e sceneggiatore prestato alla recitazione, interpreta il personaggio di Paul, figura gracile e sgraziata con una sottile e raffinata capacità di analisi. “Si prende l’abitudine di vivere prima di acquistare quella di pensare“, che può anche non avvenire mai.

Michel Houellebecq

Un film coraggioso che sfida ironicamente il tabù della morte.

Un uomo qualunque che non si concede sconti affrontando con insolita consapevolezza le inettitudini della vita con le sue debolezze e costrizioni. Una interpretazione della morte lieve e poetica, singolare e curiosa.

Camus sosteneva: “vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga  la pena di essere vissuta…”, tutto il resto verrebbe dopo, e sebbene il “vero assurdo è uno stato d’animo in cui la tensione tra uomo, mondo e assurdità di questo viene eroicamente mantenuta…” si può arrivare al giorno in cui continuare a vivere per testimoniare l’assurdo giunge al suo esaurimento prima della morte naturale.

Un film da dedicarsi e da rivedere con lo spirito di chi è disposto a non negarsi nulla e a guardare con occhi attenti il proprio vissuto, con i suoi misteri e le sue incertezze.

Un film che vuole infrangere le illusioni e imparare a giocarci.

Unico.

Beatrice Bianchini



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