Visioni fuori raccordo: “Almas en juego” di Ilaria Jovine

almas-en-juego

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Anno: 2013

Durata: 60′

Genere: Documentario

Nazionalità: Italia

Regia: Ilaria Jovine

Almas en juego: una storia d’amore dei nostri tempi, condita di lontananza, insicurezze e problemi econonimici, scandita da mezzi di comunicazione quali skype e altri social network, retta dall’affetto, dal bisogno di darlo e riceverlo.
La storia di Nicola e Diana.

Entrambi con un passato doloroso alle spalle o sulla porta di casa, i due finiscono per trovare una tana a insicurezze e mestizie negli scambi di parole e pensieri su internet, e lì, in quello spazio senza contorni fisici o culturali, si incontrano – si conoscono – per gioco, s’innamorano.
Lui, romano e sulla quarantina, racconta senza mezzi termini del precedente affetto che l’aveva tenuto incatenato ad una ragazza dal vissuto problematico, un vissuto che l’aveva condotta infine alla prostituzione.
Lei, giovane donna colombiana, scioglie in parole lucide di lacrime una recente relazione condivisa con un ragazzo aggressivo e dedito all’uso di stupefacenti, un ragazzo dal quale aveva avuto un figlio, Nicolas, sua unica fonte di vita, attenzioni e gioia.

Con schiettezza e”generosità”, come ammette la stessa regista, Ilaria Jovine, i due si aprono come fiori: raccontano, con dolore contrito lui e tenero lei, di debolezze e ‘incidenti’ di vita universali, che accomunano tutti, ieri oggi domani, in Italia come in Colombia e che qua come là conducono a tetri presenti di dubbi e paure.

Poi, il fatidico incontro: la conoscenza, la curiosità, la voglia da entrambi condivisa di fuggire dalla propria condizione, dal proprio paese, da un futuro senza speranza costruito sulle ceneri di un passato ingiallito dalle delusioni.
E infine, per gioco, la coccolata nascita del desiderio di incontrarsi, di amarsi anche.

La Jovine, con Almas en juego alla sua opera prima, si cimenta e riesce in un nuovo genere, il documentario d’amore.
Ricostruisce singolarmente e parallelamente i trascorsi delle due ‘anime in gioco’, li confronta, li spezza e li ricostruisce in un unico presente: quello della famiglia.

I due, infatti, alla fine si scelgono e lo fanno ad un prezzo elevato: quello della rimessa in discussione di ogni valore, di ogni abitudine, di ogni gesto quotidiano. Quello che è ordinario in Italia, non lo è in Colombia e viceversa. Quello che è bello, desiderato o desiderabile in Colombia non lo è in Italia, e viceversa.

Eppure i due, insieme al piccolo Nicolas, decidono di sfidare a più riprese le barriere che li separano, da quella linguistica a quella spaziale, alla ricerca di un presente d’amore e condivisione.

A colorare il quadro, sia nella vita che nel documentario, i disegni di Nicolas, i suoi giochi, le sue favole, i suoi occhi vispi, luminosi di una visione del mondo ancora tutta  da scoprire.

In concorso al Visioni Fuori Raccordo, il documentario della Jovine ben si raccorda allo spirito del Festival: Nicola e Diana sono nessuno, eppure sono tutti noi.

Dalila Lensi



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