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Visioni Fuori Raccordo: “Buongiorno, Taranto” di Paolo Pisanelli

Il buongiorno della settima edizione è arrivato con il pregevole documentario di Paolo Pisanelli, che ha inaugurato il festival dedicato ai racconti e alle immagini dalle periferie, al grido Sveglia, Taranto, apri gli occhi!: esortazione di quanti vivono, osservano e soprattutto amano questo comune pugliese lambito dal Mar Piccolo e dal Mar Grande, nonostante il suo spaventoso record di città più inquinata d’Europa

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Buongiorno, Taranto

Anno: 2014

Durata: 86′

Genere: Documentario

Nazionalità: Italia

Regia: Paolo Pisanelli,

Il buongiorno della settima edizione è arrivato con il pregevole documentario di Paolo Pisanelli, che ha inaugurato il festival dedicato ai racconti e alle immagini dalle periferie, al grido Sveglia, Taranto, apri gli occhi!: esortazione di quanti vivono, osservano e soprattutto amano questo comune pugliese lambito dal Mar Piccolo e dal Mar Grande, nonostante il suo spaventoso record di città più inquinata d’Europa.
Con questa scelta, il direttore del Visioni Fuori Raccordo Film Festival Luca Ricciardi e gli organizzatori Giorgiana Sabatini e Paolo Ricciardi, ci hanno subito introdotto nelle drammatiche contraddizioni del nostro tempo e del nostro ambiente, in cui il destino di Taranto è paradigma e monito per tutti.

Sono gli stessi tarantini a parlare, con la consapevolezza di essere ormai sull’orlo di una guerra civile che divide i lavoratori del polo siderurgico, dipendenti da un salario indispensabile a far sopravvivere le famiglie e visti ormai come nemici, dai cittadini preoccupati per l’abnorme tasso di incidenza dei tumori polmonari (+33%) ed esasperati dai continui divieti di fare il bagno, di toccare l’erba, di aprire le finestre di casa… Fra i protagonisti del film, alcuni personaggi memorabili come Tommaso il Pirata che attraversa la città sventolando la sua bandiera col teschio, l’Alieno che indossa la maschera per salvaguardare le vie respiratorie e una maglietta con la scritta Sono un cittadino fuori dal comune, la mamma che ogni mattina chiede perdono alle sue neonate per non poterle portare via da lì. E poi c’è la voce della verità, quella di un bambino a cui viene chiesto cosa vuol fare da grande: Il pescatore, risponde con convinzione. Non l’operaio? ribatte l’intervistatore. No.

Taranto in passato si raccoglieva attorno alla Città Vecchia e dava lavoro agli abitanti con la rinomata produzione dei mitili e con la Marina Militare, ma l’avvento degli stabilimenti industriali (che a partire dal 1960 hanno coperto una superficie maggiore della stessa città di allora) ha diffuso l’illusione di poter migliorare le condizioni di vita, ha attirato tanti pugliesi che vivevano nella provincia o nelle città vicine, ha fomentato l’edilizia delle periferie e l’abbandono del centro storico. Il primo processo contro l’inquinamento dell’ILVA risale al 1982, ma per un’inspiegabile lungaggine giudiziaria solo recentemente sono arrivate le sentenze. Oggi si stanno riscoprendo le tradizioni, l’odore del pane appena sfornato, le processioni dei Santi Medici e una passione per la natura che in questa terra avvelenata da diossina, amianto e radiazioni nucleari commuove e fa riflettere.

Pisanelli, che all’indomani delle scosse che sconvolsero L’aquila realizzò l’apprezzato documentario Ju tarramutu, qui riesce a comporre un mix di immagini, voci, suoni e movimenti di macchina che incollano alla sedia durante la proiezione e restano impressi negli occhi anche dopo. Ma oltre al rumore sinistro delle nubi tossiche che si spargono nell’aria e alle parole sarcastiche sulla specie di mutanti definiti “ilviani”, vogliamo ricordare l’energia con cui i cittadini si rimboccano le maniche per reagire, si incontrano nelle piazze e danno vita a vivaci iniziative come quella di ripulire il Parco Archeologico per organizzare una simbolica edizione zero del Primo Maggio tarantino. Buongiorno, Taranto.

Lucilla Colonna

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