Rome Independent Film Festival

‘Un cane miagola un gatto abbaia’ Una satira ironica e spietata

Un presente distopico

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È al Rome Independent Film Festival, nella sezione studenti, Un cane miagola un gatto abbaia, il cortometraggio scritto e diretto da Alessandro Prato, interpretato da Giovanni Crozza Signoris, Loretta Goggi, Marco Patania, Valeria Contadino e Alessandro Prato. Prodotto da Gianfranco Tortora per Sud sound studios e distribuito da Sayonara Film.

Un ritratto irriverente, ironico e spietato visto dagli occhi di un trentenne disilluso.

Un cane miagola un gatto abbaia: una società malata

Marco, trentenne che sogna di diventare un oculista, cerca alternative per poter sopravvivere in una società più cieca e malata. 

Non c’è animale più stupido della marmotta» disse l’etologo, «sta ferma ore e ore a contemplare il sole.» «Non c’è animale più stupido dell’etologo» disse la marmotta, «sta fermo ore e ore a contemplare me.“ [Enzo Costa].

Con questa didascalia si apre Un cane miagola un gatto abbaia. Le parole del giornalista, autore di satire, esprimono alla perfezione l’intenzione di Alessandro Prato che realizza anch’egli una satira sulla società contemporanea. Il regista e sceneggiatore, attualmente al lavoro, insieme a Franco Ferrini, per Galatea, costruisce un universo visivo surreale, tanto simpatico, quanto feroce.

“Voglio fare l’oculista”

L’ambientazione è reale, non occorre far ricorso a grandi effetti speciali per riuscire a ritrarre un mondo cinico, dove per le strade si spara al primo che passa. Qui il protagonista di Un cane miagola un gatto abbaia, interpretato da un bravissimo Giovanni Crozza Signoris, appare come imprigionato in un’esistenza claustrofobica, in cui il sogno di diventare oculista gli è impedito, perché non sa quante medaglie ha vinto l’Italia alle Olimpiadi del ‘60. Un paradosso che vive Marco. Questo il suo nome che leggiamo su un disegno infantile che appare sul frigorifero di casa sua, mentre gioca, tristemente, con un palloncino. E intanto un pasto frugale si brucia sul fornello.

Una vita triste nella speranza di riuscire a prendere quel famoso treno, ma per Marco quel treno non passa e allora si arrabbata in lavoretti, come fare il barista a nove euro all’ora, lordi, o il giardiniere. Peccato che sia allergico alle graminacee, come gli dice un suo coetaneo, che fa appunto l’oculista. Questi, a differenza di Marco, è realizzato e dunque si può prendere il lusso di giudicare:

Siete voi giovani che non avete tanta voglia di lavorare”.

Un cane miagola un gatto abbaia con la partecipazione di Loretta Goggi

Cambia il punto di vista, cambiano le prospettive e Marco resta lì fermo in attesa che Marta (Loretta Goggi) muoia per lasciare a lui la casa dove vive. Intanto, però, non ha i soldi neanche per una birra, riesce a racimolare qualche spicciolo per un caffè macchiato con il latte di soia, è normale? Ma cosa vuol dire la normalità? Tutto ciò mentre un uomo spara una ragazza, ma non ha importanza. Marco vuole fare l’oculista, ma non c’è niente da fare, ancora una volta viene bocciato all’esame di ammissione.

È questo, sostanzialmente il loop in cui è incastrato il personaggio partorito dalla fantasia di Alessandro Prato. Un ragazzo come lui, più o meno della sua stessa età, che cerca di realizzarsi nella vita, nel mondo.

Un presente divenuto distopico

Il tutto è vissuto attraverso gli occhi di Marco che a un certo punto decide persino di diventare un influencer, anche se lui non si sente in grado di influenzare nessuno, perché è un inetto, ma sono proprio queste oggi le qualità richieste per fare soldi!

È cosi Alessandro Prato, in maniera originale e acuta, basandosi su un materiale narrativo fondamentalmente banale, riesce a realizzare una vera satira, intelligente e brillante sulla società d’oggi. Il finale non è certo consolatorio e ci lascia atterriti dinnanzi a un presente che, senza rendercene conto, si è dipinto con i colori grigi di un futuro distopico, dove essere umani è quasi impossibile. Quella dell’autore di Un cane miagola un gatto abbaia è una scrittura filmica spietata che, con humor nero, ci strappa non poche risate, tramutate immediatamente in spunti di riflessione stimolanti e intriganti, arricchiti da una regia capace di farci percepire, senza mostrarci del tutto, il mondo crudele in cui viviamo.

Rome Independent Film Festival su Taxidrivers 

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