Paola Populin: Non vorrei che “La terra e il vento” restasse un film invisibile

Paola Populin e Giovanni Berardi

L’incontro con la produttrice Paola Populin coincide con il giorno del grosso trionfo a Los Angeles di Paolo Sorrentino, premio Oscar 2014 per il miglior film in lingua straniera, La grande bellezza. Il riconoscimento, importantissimo senza dubbio, al film di Sorrentino (anche se noi in questo senso abbiamo i nostri dubbi nel riconoscere all’ambitissimo premio americano un valore che non sia prettamente ed unicamente di valore commerciale), un regista che conosciamo benissimo (ed amiamo moltissimo) nella zona pontina, nella fattispecie Latina,  teatro dell’incontro con la Populin, in quanto il regista vi ha ambientato un suo precedente film, L’amico di famiglia, 2006, una storia turpe ed infame di strozzinaggio e di rapporti umani malati, traendone proprio dalla città pontina e dalle sue architetture, risalenti all’epoca del dominio littorio, in qualche misura,  lo spunto risolutivo e perfido della trama. In qualche maniera, come ci aveva pure suggerito Sorrentino a suo tempo, era proprio il paesaggio littorio e la sua cultura che giorno dopo giorno aveva esteriorizzato e scoperto un personaggio così turpe ed infame come era il protagonista, il Geremia De Geremi di Giacomo Rizzo. Insomma una sorta, ancora, di paesaggio protagonista, come dicevano i teorici del neorealismo. Tagliamo qui il riferimento all’Oscar di Sorrentino, è stato come un saluto di benvenuto a Paola Populin, perché il contesto della chiacchierata certo non lo prevede più di tanto. Quindi, trovandoci al cospetto di Paola Populin, un produttore cinematografico che esercita la professione in maniera indipendente, una domanda diventa assolutamente lecita, se non addirittura essenziale.

Dunque: l’esigenza della produzione cinematografica, oggi, nel difficile mercato italiano? In altre parole: cosa significa produrre cinema oggi in Italia?  Dice  Paola Populin:  “io devo dire che, oltre all’esigenza, avverto forte anche una necessità. Questo perché io ricevo, ma è il caso anche di molti altri produttori indipendenti, moltissime sceneggiature, soprattutto da autori esordienti, copioni che non si presentano proprio in linea con i criteri del mercato attuale, che non sono in linea cioè con i canoni di un cinema semplice, fruibile immediatamente e difficilmente quindi vengono recepiti. E si tratta anche, molto spesso, di sceneggiature anche molto belle e ben scritte. E il mio impegno, nell’ultimo progetto realizzato, La terra e il vento di  Sebastian Maulucci  è stato proprio di questo tipo: quello di dare corso ad un opera che aveva tale difficile ambizione e che difficilmente poteva venire valutata da una casa di produzione più standardizzata al sistema, come lo sono perlopiù le società di produzioni più note e potenti”.

La terra e il ventoDel produttore sopravvive sempre una vecchia idea, incalziamo, che è quella di colui che ha sempre i soldi in mano. Oggi è ancora così?  Dice Paola Populin:  “no, il produttore non è più quello che mette i soldi correnti, freschi, che ha la moneta sempre disponibili, per intenderci.  Il produttore oggi è quello che si occupa soprattutto di portare avanti i progetti. Anche se, in parte, penso che sia sempre stato così, anche negli anni dei grossi trionfi e delle grosse confusioni”.  Ed il progetto de La terra e il vento realizzato l’anno scorso è stato, per Paola Populin, un progetto davvero tanto amato. Dice Paola Populin:  “si è stato un progetto davvero tanto amato, e soprattutto anche ricercato e voluto. Anche per la conoscenza e la stima,  umana e professionale, che ho ormai da anni nei confronti del regista  Sebastian Maulucci. Posso davvero dire di conoscere a menadito la sua formazione”.  Noi auspichiamo, ed in qualche caso ci crediamo e lo speriamo, che tra Paola Populin e Sebastian Maulucci si sia creato ormai, insomma, un rapporto anche dialettico, un rapporto di quelli che facilita sempre le intenzioni, un feeling insomma, quel segnale di intesa che sicuramente può dare in seguito altre ulteriori creazioni artistiche. E’ logico, per la ragione di questo contesto, parlare ora de La terra e il vento come di un opera in cui anche Paola Populin ne avverta la complicità nella creatività, pur lasciando al regista, certamente, l’assoluta paternità artistica.  Dice Paola Populin: “si,  La terra e il vento è anche il mio film, sicuramente, anche perché è proprio il mio vero primo film prodotto, il primo lungometraggio a soggetto, che viene dopo un film documentario, di cui vado comunque ed in ogni caso orgogliosa, che è  Nessuno è perfetto – Viaggio nel mondo trans,  realizzato dal regista Fabio  Massimo Lozzi e scritto dal poeta e scrittore Antonio Veneziani, un titolo che ha partecipato, in anteprima e con grande soddisfazione, al TorinoFilmFestival 2013 nella sezione Da Sodoma a Hollywood.  Con la mia casa di produzione, che è l’ Ar.Pa film, abbiamo realizzato, precedentemente a questi due lavori, anche vari filmati pubblicitari e vari spot, nonché un video sperimentale musicale, dove il linguaggio filmico coniugava musica e letteratura musicale.  E’ un video, quest’ultimo, di cui ne vado sempre più fiera. Insomma anche  l’ Ar.pa ha ormai le sue buone righe di curriculum”.  D’altronde, oltre alla necessità impellente di fare cinema oggi, di cui parlava Paola Populin, c’è  da sempre la sua grande ed innata passione per il cinema, l’arte, la cultura  (e non poteva essere altrimenti), una passione che fortemente, e da sempre, anima la sua volontà, una passione che si è espressa e consolidata nel tempo anche attraverso un percorso di studio nelle varie discipline, come la specializzazione nella sceneggiatura televisiva, poi di insegnamento, come l’organizzazione e la gestione dei laboratori di analisi e di scrittura filmica, di linguaggi e di tecniche cinematografiche.

La terra e il vento è un film che anche noi abbiamo amato davvero tanto. Presentato alla Casa del cinema di Roma nel novembre scorso, il film attende ora di approdare nelle sale. L’impegno immediato di Paola Populin è esattamente quello di dare corso ad una distribuzione del film sul territorio italiano che sia più capillare possibile, una diffusione che noi auspichiamo diventi anche insistita, e se la necessità lo richiede anche forzata. Ed è un impegno che, nelle condizioni attuali, Paola Populin avverte e confessa come  “prioritario ma difficilissimo”. Paola Populin ne è pienamente convinta di questo e lo dice con la assoluta forza, la calma, la volontà e la passione che ormai la contraddistinguono e la determinano. E non potrebbe certamente essere altrimenti aggiungiamo noi. Il cinema oggi, in Italia, il giovane cinema, è mosso soprattutto dalla assoluta passione e dalla completa “follia” artistica degli appassionati lavoratori, dove il produttore innamorato del suo progetto è sempre schierato in prima linea .

Dice Paola Populin: “la distribuzione oggi è il punto sempre più dolente per le produzioni cinematografiche indipendenti, di quelle società cioè che non possono essere anche distributori delle loro produzioni. Infatti l’unica proposta di distribuzione che oggi si può ottenere facilmente, guarda caso, fa riferimento solo a richieste di ulteriori finanziamenti che vengono dalle società di distribuzione, e che sono perlopiù insostenibili per le nostre casse”. Ora si spera davvero che La terra e il vento venga consacrato, comunque e presto, ai fasti del grande schermo, la produzione del film, come ci ha assicurato Paola Populin, sta proprio lavorando con intensità e passione per garantire questo. Girato in uno splendido digitale, in una maniera ed in un formato che pare ricordare, semplicemente, proprio i sedicinoni del cinemascope, La terra e il vento parla anche, anzi soprattutto, di una realtà popolata dai giovani, ma lo fa entro un contesto completamente lontano dai film attuali, lontano cioè da tematiche facili, da universitari insomma, da liceali, da immaturi, o da quelle invece difficili, gli psicolesi, gli psicotici, gli omosessuali o quant’altro.

Dice Paola Populin: “ricordo oggi La terra e il vento come un set in cui si era creata una atmosfera di grande affiatamento tra gli attori ed il regista, attori giovani e tutti bravissimi, penso a Lorenzo Richelmy, oggi impegnato con Carlo Verdone, poi a Laura Gigante, Margherita Vicario, Giacomo Tarsi, Stefania Micheli, ma anche con i nostri bravissimi veterani, Lina Bernardi, Nino Bernardini, Enzo Provenzano, e poi Pietro De Silva e Mario Donatone, ad altri che in questo momento possono fuggirmi di mente. Ecco, oggi questo affiatamento mi fa pensare, anche se non spetterebbe a me dirlo, che il film è davvero riuscito, ha mantenuto le promesse, ha colto nel segno, ha raggiunto l’obiettivo, perché l’affiatamento era necessario in quel contesto, visto che che il film narra di rapporti familiari ed anche amicali molto stretti, ed effettivamente molto complessi, quindi il raggiungimento di tali feeling ed amicizie ha portato un grande calore all’interno del film ed alla visione tutto questo si nota e si avverte”. Poi, aggiungiamo noi, la beltà del contesto tematico de La terra e il vento è anche da ricercarsi, lo definiamo un pregio infinito, nella profondità del paesaggio, raccontato, come abbiamo recepito, in maniera densa e forte dal regista, un paesaggio che sembra gestito come fosse un ulteriore personaggio, un paesaggio che non rimane mai solo, come capita sempre, un contenitore ma diventa, e finalmente, anche un contenuto. Un ulteriore pregio, per  La terra e il vento è, anche, l’ alleanza spontanea e sincera verso gli elementi della commedia non facile, cioè non si avverte mai, finalmente poi, quel tipo di commedia che richiama ai film italiani di ultima generazione, quelli di Genovese, di Benvenuti, di Miniero, di Pellegrini. E poi anche della prosa drammatica, La terra e il vento, non viene in qualche maniera mai privata, ma anzi troviamo proprio rafforzati, quasi, gli elementi drammatici, come in un tentativo puntuale e sofisticato, quasi una sorta di esercitazione ritmica che sembra condivisa insieme a talune esperienze di Robert Altman ed anche di  Ken Loach ad esempio, e questo per regalare a La terra e il vento, anche un indirizzo di identità. Questo tentativo di identificazione con la commedia amabile, cioè secondo lo stile di Robert Altman e di Ken Loach, lo abbiamo già decisamente affermato anche in una precedente occasione, quella avvenuta durante l’incontro con il regista Sebastian Maulucci (TaxiDrivers, Settembre 2012). Ed oggi lo ribadiamo tutto, così, tanto per confermarlo.

Giovanni Berardi 



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