Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Sigrid Nunez, L’amico fedele sbarca nelle sale italiane giovedì 5 giugno, distribuito da Universal. I protagonisti hanno i volti di Naomi Watts e Bill Murray, accompagnati da un gigantesco alano di nome Bing. La pellicola porta la firma di una coppia di registi, Scott McGehee e David Siegel, ed è stato presentato ai festival di Telluride e Toronto.
L’amico fedele | La trama
Iris (Watts) è una scrittrice in crisi, non tanto per il classico blocco che le impedisce di terminare il libro a cui stava lavorando, quanto piuttosto per il vuoto che ormai non la abbandona più. Da quando il suo caro amico e mentore Walter (Murray) si è tolto la vita, la donna non riesce a togliersi dalla testa i motivi che lo hanno condotto a una simile decisione. Ad aggravare i suoi pensieri, l’arrivo di un ospite inatteso.
Walter aveva infatti un cane, di cui si vantava e a cui era molto legato, di nome Apollo. L’animale, un alano dalle dimensioni cavalline, si ritrova così senza un padrone e, soprattutto, senza una casa, dal momento che l’ultima moglie di Walter non vuole tenerlo. Iris sembra l’unica che possa risolvere la situazione, se non che nel suo appartamento non è possibile ospitare animali e rischia così di perdere il luogo in cui è cresciuta.
Domande esistenziali come motore della narrazione
“Cosa accadrebbe al cane?” è la domanda da cui tutto parte e che si ripete nel corso della narrazione. Sfruttando come escamotage un quesito semplice eppure cruciale, L’amico fedele getta luce su un tema, quale quello del suicidio, delicato e sempre attuale. Nel parlare di un gesto che mette consapevolmente fine all’esistenza di un essere umano, il film indaga anche le relazioni che intercorrono tra gli uomini e gli animali domestici, insistendo su quanto si condizionino a vicenda.
Iris e Apollo condividono un dolore, una perdita. A un livello non misurabile e inimmaginabile, la donna e l’animale si riconoscono, si accettano, si comprendono e si sostengono l’un l’altro. Il loro percorso è caratterizzato di step, piccoli passi che potrebbero corrispondere all’elaborazione del lutto. Man mano che la storia procede, appare sempre più evidente – sino a quando non esplicitamente detto – quanto sia importante dare un nome ai sentimenti, per poterli elaborare e affrontare.
La musica classica e la Grande Mela suggellano il tutto
La musica classica, grande e celata protagonista della pellicola, ne accompagna tutti i momenti topici, a partire dall’apertura. Le note avvolgenti prendono il posto delle parole, andando a riempire i vuoti con qualcosa di emozionante. Ed è così che la pellicola gioca sui sentimenti, mai in maniera gratuita o superflua. A moltiplicarne l’effetto, ci pensano New York e il Natale: con un simile contesto alla base, la storia non fa che incidere a un livello più profondo, meno razionale.
L’amico fedele mette in scena alcuni tra gli elementi più commoventi dell’arte narrativa, potendo contare su una coppia di attori semplicemente divini – ben sostenuti da tutti i comprimari – e rivelandosi un adattamento molto buono, superiore alle aspettative.