Clip

 

Anno: 2012

Distribuzione: Il Kino

Durata; 102′

Genere: Drammatico

Nazionalità: Serbia

Regia: Maja Milos

Data di uscita sala: 13 dicembre 2013

 

Nella periferia degradata di Belgrado, Jasna (Isidora Simijonovic), una bellissima sedicenne, passa la maggior parte del tempo a filmarsi e a farsi filmare con il suo cellulare: nuda, seminuda, in pose sexy e ammiccanti, mentre si masturba o fa sesso con il bullo violento e sadico di cui è innamorata, che la sfrutta e si diverte ad umiliarla. Invece di passare tempo sui libri, la ragazza preferisce andare in giro con le sue amiche per festini, mettersi in mostra, ubriacarsi e sniffare cocaina. Forse per dimenticare lo squallore che la circonda. O la realtà di un padre in punto di morte. Sicuramente per annullare se stessa.

La regista Maja Milos vince il Tiger Award all’International Film Festival di Rotterdam con un’opera prima che non può non far parlar di sé. Il quadro generale è quello di un gruppo di ragazzi completamente allo sbando, dove le femmine fanno a gara per essere considerate l’oggetto sessuale più appetibile e i maschi, quando non le ignorano, ci fanno un giro, per poi passare ad altro. Tutt’intorno violenza, vandalismo e soventi zommate chirurgiche di sesso consumato meccanicamente, alla stregua di un porno.

La Milos ha dichiarato, e lo imprime anche sui titoli di coda, di voler denunciare con “Clip” lo stato di abbandono in cui si ritrovano gli adolescenti dell’attuale società (non solo, sottolinea, quella serba del dopoguerra), i cui valori non si spingono oltre il voler apparire a tutti i costi e l’ostentare disinibizione, emulando, magari, qualche pop star di facile successo. Quale mezzo migliore se non quello di utilizzare social network e cellulari per farlo? E così la rete impazza di video erotici di minorenni, aspiranti Lolite più o meno consapevoli del senso di quello che fanno, figlie di famiglie assenti e prive di qualsiasi punto di riferimento.

Ora, sicuramente il fenomeno esiste, ma se questo era davvero l’intento, la denuncia di una dramma, Maja Milos avrebbe fatto bene ad indugiare meno sull’aspetto sessuale e porno-endoscopico della storia e a sviluppare più le dinamiche dei legami familiari dei protagonisti, per esempio. Magari soffermarsi pure su come certi aspetti della nostra contemporaneità siano in grado di influire prepotentemente sul processo di formazione delle identità giovanili: manipolazione perpetrata dai mass media e politica del consumo della qualunque in primis.

Così com’è stato impostato, il film mantiene invece un’unica dimensione, che punta la lente d’ingrandimento sulle perversioni, sempre più estreme, di un carnefice nei confronti della sua vittima compiacente.

La madre della protagonista è affranta per il marito malato e sembra tutt’altro che irresponsabile, eppure non batte ciglio quando vede la figlia andare in giro in reggiseno e pantacollant con più buchi che stoffa. Neanche i nonni se ne accorgono, il padre non ne parliamo nemmeno. Nessuno si accorge che Jasna non rientra a casa la notte. E se vuole andare a bere qualcosa per poi rimanere da un’amica a studiare, così lei dice, ecco che la mamma le dà i pochi soldi che si ritrova nel portafogli e le stira pure i suoi top succinti: non c’è coerenza in una scelta di questo tipo, non è reale. Un altro tipo di famiglia lo farebbe, non quello “tradizionale”, pur in difficoltà economiche, che è stato chiamato in causa.

Gli amici di Jasna sfasciano e danno fuoco a sedie e banchi di scuola senza che ciò abbia le minime ripercussioni. Anche questo non è reale.

Quando Djordje, il ragazzo di cui la protagonista è innamorata, prende a calci e pugni un suo compagno a una festa, nessuno reagisce, così come nessuno reagisce quando picchia a sangue Jasna. Non c’è mai reazione di alcun genere alle diverse forme di prevaricazione perpetrate nell’arco di tutto il film. Nessuna. I genitori si lasciano sistematicamente insultare per poi sparire nel nulla. Non ci sono personaggi antagonisti, né principali né secondari, neanche una comparsa, attraverso cui sviluppare un confronto che porti ad un’evoluzione del plot.

A me pare che l’obiettivo dell’operazione sia stato più quello di disegnare un quadro scioccante e scandalistico che di analizzare in profondità il fenomeno e le sue radici. Un autore che decide di trattare un tema del genere non dovrebbe lasciar spazio all’ambiguità se non vuole rischiare di nutrire la curiosità verso il morboso invece del contrario. Quello di Jasna e la sua cerchia di compari è un mondo ripiegato in se stesso privo di contatti con l’esterno e col “diverso”.

Da questo punto di vista ritengo “Clip” un film intellettualmente disonesto, incline a soddisfare gli appetiti di qualche represso avventore prima ancora dell’interesse nei confronti di un fenomeno generazionale allarmante, la cui realtà è assai più articolata di com’è stata restituita.

Ginevra Natale



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