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InsideOut Videoarte – Audiovisioni d’Oriente

Re-visioni di percorsi sotterranei e sperimentali. Rubrica a cura di Salvatore Insana

Publicato

il

Miao Xiaochun, Disillusion, 2009-2010, 10'09''

Per la sua quattordicesima edizione l’Asiatica Film Mediale ha aperto le porte della sua rassegna a InsideOut Videoarte – Audiovisioni d’Oriente, una selezione degli ultimi anni di ricerca videoartistica di alcuni tra i più interessanti e riconosciuti artisti cinesi e italiani che, in un movimento di reciproco scambio (entrare da fuori o uscire da dentro…) hanno segnato un’evoluzione o una ridefinizione abbastanza riconoscibile e duratura del linguaggio (o meglio, dei linguaggi) della creazione digitale di immagini.

La selezione, curata dal C.a.r.m.a in collaborazione con ITACI Art&Cult e Istituto Confucio di Roma, e ospitata nel foyer della Pelanda, nel suo essere panoramica dei diversi approcci tecnici e tematici al macromondo cinese, ha lasciato intendere quanto l’animazione digitale e la grafica 3d stiano diventando l’arma prediletta per una riscrittura e una re-invenzione non narrativa dell’immaginario. Incontri (im)possibili tra mondi (Unexpected Hero di Zhou Yi, con musiche di Ennio Morricone), visionarietà distopica, figlia della società dello spettacolo, della gioia come dovere, paradisi artificiali nei quali immergersi con crudele edonismo (Tian Xiaolei, Song of Joy), o ancora la Disillusion di Miao Xiaochun, che parte dall’arte figurativa rinascimentale (fino alla Pietà di Michelangelo) per ricomporre digitalmente corpi e forme plastiche che si aggregano e si dissolvono subito dopo, in quanto materia perennemente cangiante, forse niente più che aggregati di atomi e bolle di sapone.

Occidentalizzazione degli orientali, esotizzazione degli occidentali, nella predominanza del rosso come tinta di richiamo culturale e non solo. La Chinese visualization di Lino Strangis è una sorta di percorso d’analitica della superficie, andando a indagare in quell’interfaccia esterna della cultura cinese che non è più che un guscio fatto di simboli catalizzatori di un mondo di cui continuiamo a non saperne abbastanza. Un rimescolamento barocco di dragoni, arti marziali, lanterne rosse, segni dell’alfabeto, Yin e yan, etc. che porta, nella moltiplicazione di corpi/figure e nell’evidente richiamo anche sonoro e tonale a quel mondo, a una rielaborazione inedita di quei simboli (ormai più che pop) che decorano le nostre pareti mentali.

Lino Strangis, Chinese visualization, 2013, 7'30''

Se Small white dots di Igor Imhoff sembra avere nel suo meccanismo compositivo e generativo un riecheggiamento di quella folla di esseri quasi identici e senza nome che caratterizzano il nostro sguardo sul Sol Levante, Piero Chiarello conserva anche in Antica Musica la sua modalità espressiva, quella che fa dell’astrazione lineare della materia il punto di partenza della ricomposizione del visibile. È la musica tradizionale cinese ad agire in questo caso come arma di contrasto alla pixelizzazione forzata del mondo del futuro.

E se Forgotten Column di Zhou Xiaohu rielabora a passo uno le avventure di Gulliver, facendone una metafora dello sgretolamento del progresso, il percorso più astratto e più caro ad una sperimentazione ancora di piena eredità analogica (seppur rigenerata a livello visivo e sonoro attraverso software) è Anatomy of a poem di Rebecca Ruige Xu, il lavoro in cui più di tutti la parola (poetica) assume peso nella drammaturgia compositiva.

Tra galleggiamenti in ambienti liquidi o senza riferimenti spazio-temporali, prove brevi e intense di alienazione coloristica (Pigs di Mario Raoli) trasfigurazioni audiovisive e nuove architetture digitali, nei lavori in mostra manca il corpo umano, o almeno quello (ripreso) in carne e ossa, sostituito dal più malleabile androide o ridotto a figura dalla superficie bidimensionale.

InsideOut e la ricerca videoartistica in genere si pongono e si ripropongono allora come strumento analitico e rigenerativo (o degenerativo) tanto del presente quanto più del futuro prossimo, tra sguardi a distanza, visioni interiori e linguaggi ulteriori. Per una esplorazione non descrittiva di un mondo.

 

Salvatore Insana

 

InsideOut Videoarte

“Audiovisioni d’oriente”

a cura di Veronica D’Auria e Lino Strangis

12-20 ottobre 2013

nell’ambito di Asiatica Film Mediale

MACRO Pelanda

Asiatica Film Mediale http://www.asiaticafilmmediale.it/

InsideOut Platform: C.A.R.M.A. Centro d’Arti e Ricerche Multimediali Applicate e ITACI Art&Cult

http://www.insideoutplatform.org

http://www.carmaweb.org

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