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Figari Film Fest: “Perfetto” di Corrado Ravazzini

In “Perfetto” di Corrado Ravazzini i tempi di una irresistibile commedia si fondono alla perfezione (è proprio il caso di dirlo) con un sostrato più profondo, per niente banale

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Col Premio del Pubblico racimolato all’ultimo Figari Film Fest, da sommare peraltro al gran numero di riconoscimenti che finora ha ottenuto, Perfetto si conferma uno dei cortometraggi del momento. Un successo meritato, quello di Corrado Ravazzini. Il regista di Sassuolo, forte di un sense of humour penetrante, nonché di un’espressione sorniona, cordiale e accattivante perennemente stampata sul volto, può essere ben soddisfatto dei risultati conseguiti col suo ultimo lavoro: in Perfetto i tempi di una irresistibile commedia si fondono alla perfezione (è proprio il caso di dirlo) con un sostrato più profondo, per niente banale, le cui venature acide di certo si addicono alla rappresentazione di un conflitto di classe che alcuni vorrebbero risolto, ma che invece è più attuale che mai.

Riflettori puntati sul classico arrivista arrivato, il quale, un po’ per sfregio verso i poveracci di turno e un po’ per autocelebrarsi, sembra tenerci parecchio alla possibilità di mostrare al mondo il proprio status, vantandosene apertamente; accanto a lui, tutta in tiro, una di quelle donne appariscenti che si accompagnano solo a uomini dalla cui frequentazione possono trarre qualche vantaggio; e infine il cameriere di mezz’età, tipico outsider, che con quell’aria malinconica e “da sfigato” (quantomeno nell’ottica del coetaneo, così fiero della propria posizione sociale) si candida, quasi da subito, alle facili e malevole ironie dell’altro.

La sala di un ristorante è il luogo deputato per questo incontro a tre, che almeno all’inizio parrebbe sancire la vittoria dell’arroganza, di quella boria in cui è facile imbattersi, specialmente nell’Italia di oggi, quando persone ricche pongono il portafoglio di fronte a qualsiasi altro valore. E il tentativo di umiliare la condizione del povero cameriere ne è la conseguenza più immediata. Ma come Il servo diretto da Joseph Losey e sceneggiato da Harold Pinter ha magistralmente insegnato, vi sono situazioni in cui certi rapporti di forza basati sul censo e sulla classe di appartenenza possono essere ribaltati. E quindi, senza voler rivelare troppo dell’incandescente e a tratti esilarante finale, la reazione del lavoratore irriso e vessato produrrà una catarsi coi fiocchi.

Oltre a utilizzare con notevole arguzia la voce fuori campo e i monologhi sopra le righe dell’insopportabile yuppie, Corrado Ravazzini ha saputo valorizzare al meglio l’istrionismo degli interpreti principali: in primis la maschera spocchiosa di Stefano Sarcinelli, ma anche la gestualità e le espressioni eloquenti del cameriere; ovvero quel Luciano Manzalini che molti ricorderanno per le imprese dei Gemelli Ruggeri, leggendario duo comico. E il piccante confronto tra i due, a Golfo Aranci come nelle precedenti rassegne cui Perfetto ha partecipato, non può che far presa sul grosso degli spettatori, portati verso un riso in cui si celano spinte deliziosamente iconoclaste.

Stefano Coccia        

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