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IN SALA

The Lone Ranger

John Reid è un uomo di legge, educato in città e tornato nel vecchio west per consegnare alla giustizia il pluricriminale Butch Cavendish. Durante la spedizione, però, un’imboscata uccide suo fratello, il Texas Ranger Dan Reid, e gli altri uomini della compagnia. John viene salvato da Tonto, un indiano, e da un cavallo bianco. I tre diverranno inseparabili…

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loneranger

 

Anno: 2013

Nazionalità: USA

Durata: 135′

Genere: Avventura, Azione

Regia: Gore Verbinski

Distribuzione: Walt Disney Pictures

Uscita: 03/07/2013

Dopo aver resuscitato con successo il mito dei Pirati, Gore Verbinski e il Re Mida di Hollywood Jerry Bruckmeier si lanciano in una nuova avventura attingendo idee dalla leggenda de Il Cavaliere Solitario (The Lone Ranger), uno show dapprima radiofonico e poi televisivo che ha affascinato il pubblico americano dagli anni ’30 alla fine degli anni ’50, una vera e propria epopea entrata di diritto nell’immaginario collettivo di molte generazioni. La storia è una delle più classiche, un eroe mascherato tale John Reid che lotta contro il crimine affinché la giustizia trionfi e i furfanti scontino la meritata pena per il male inflitto ai più deboli.

L’elemento di novità della storia risiede nel personaggio che affianca il misterioso cavaliere, Tonto, un indiano Comanche, e nell’amicizia atipica che si instaura tra quest’ultimo e il Lone Ranger. Il film rivaluta la figura di Tonto, interpretato da Johnny Depp, e racconta la storia secondo il suo punto di vista. La scelta di questa nuova prospettiva introduce elementi nuovi nella storia senza tradirne l’idea originale. The Lone Ranger è un film di genere ma si lascia guardare anche da chi non è appassionato di western; tutto l’equilibrio del film si basa sul rapporto tra i due personaggi principali che si muovono tra dramma e commedia (più commedia a dire il vero) alternando scene d’azione mozzafiato e sketch esilaranti. La coppia Johnny Depp/Armie Hammer sembra funzionare anche se Verbinski e il suo team ridisegnano (è proprio il caso di dirlo) sul volto di Depp un altro personaggio esuberante che segue troppo le orme dei suoi predecessori  Jack Sparrow e Rango e limita le sue doti interpretative anziché esaltarle, riducendolo a maschera per l’ennesima volta. “Never Take off the mask” più che il monito di Tonto per il cavaliere solitario, sembra la legge imposta ultimamente a Depp dal cinema o da se stesso, come se le sue abilità istrioniche possano esprimersi solo grazie a travestimenti e camouflage che nel loro ingenuo tentativo di renderlo irriconoscibile lo fanno risultare invece sempre uguale a se stesso. Il volto di un attore come Depp parla da solo, con le sue microespressioni, la luce raccolta dagli zigomi alti, lo sguardo che esprime “tumulto, tristezza, oscurità, rabbia”(frase del suo pigmalione Tim Burton ndr) , e il trucco dovrebbe accentuare questi aspetti non coprirli o appesantirli. Detto questo, suggerisco di vedere la pellicola in lingua originale perché Depp lavora molto sulla voce dei suoi personaggi, oltre che sulle espressioni, e vedere Tonto doppiato lo stravolge non di poco.

The Lone Ranger è un buddy movie che dosa bene avventura, azione, dramma, commedia, romanticismo e lo fa sempre con l’ironia che contraddistingue le pellicole di Verbinski, il quale, regala al nostro sguardo l’incontaminata bellezza di paesaggi spettacolari del Southwest americano, dal New Messico all’Arizona, attraversati a bordo di treni impazziti o a cavallo del bianco Silver, compagno inseparabile di Tonto. Nonostante, come si è detto, la storia sia raccontata attraverso lo sguardo e le memorie dell’indiano Comanche, e il registro del film prediliga i toni leggeri, ritengo che le origini di Tonto, le tradizioni ereditate e il dramma dei nativi americani siano stati solo accennati o rappresentati parodisticamente, senza rivelare l’autentica natura del “pellerossa”, figura che il film intendeva rivalutare, riscattandolo dal ruolo di “spalla” al quale per anni è stato relegato. Nel cast troviamo anche Helena Bonham Carter, straordinaria nei panni di una maitresse con la gamba intagliata che spara proiettili, presenza ridotta a poco più di un cameo e che probabilmente meritava più spazio in un film inutilmente lungo più di due ore. Il sospetto che questo film non ripeta il successo dei Pirati dei Caraibi, al di fuori degli Stati Uniti, è una possibilità reale dato che The Lone Ranger è un’icona stabilmente inserita nel contesto culturale americano ma non nel resto del mondo, il quale, in tutta franchezza, potrebbe ritenere la pellicola uno spettacolo piacevole ma assolutamente non necessario.

Maria Cristina Locuratolo

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