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Festival del cinema di Noto

‘Adamo’, un mockumentary esteticamente ricercato e coinvolgente

Un mockumentary che ci mostra il futuro, ricordandoci i problemi del presente.

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Adamo, mockumentary esteticamente ricercato e coinvolgente

In concorso al Vision 2030; Adamo, un mockumentary esteticamente coinvolgente e ricercato, porta al Festival del cinema Sostenibile di Noto uno sguardo sul futuro.

Il reale, documentato

Il corto, dopo una breve scena introduttiva che mostra la nascita di Adamo, ci fa vedere una sala d’ospedale piena di culle vuote, tranne una. L’aspetto della pasta dell’immagine è freddo, sterile, come l’Italia raccontata da Beppe Tufarulo.

Ciò che colpisce lo spettatore non è solo la potenza estetica e visiva dell’inquadratura, ma il sottotitolo che appare: “una storia vera dal futuro”. Sì, perché la forza retorica di Adamo è il suo rapportarsi al genere del falso documentario, o mockumentary, aggiungendo però il doppio strato narrativo fictionale: non solo è un documentario (fittizio), ma viene dal futuro

Questa semplice frase in apertura al film suggerisce un’infinità di giochi con lo spettatore, che nei seguenti minuti si ritrova catapultato in quello che è a tutti gli effetti un documentario. Arredato da interviste alle persone coinvolte, esperti di settore e inquadrature poetiche, ricostruite ed evocative. Sospendendo totalmente l’incredulità di chi guarda il film, il regista riesce a farci credere di vivere realmente in quella situazione, e di aver trovato questa pellicola semplicemente facendo zapping in TV.

O forse è solo uno spezzone di un documentario, trafugato dal continuum spazio-temporale in modi che non ci sono dati conoscere. Il film ci mostra l’Italia del 2050, in cui non nascono più bambini. Il gioco si estende, quindi, anche alla narrazione mitologica intrinseca al nome scelto per il neonato: Adamo.

Colui che è stato il primo essere umano, ora è destinato (forse) ad essere l’ultimo.

Adamo, la potenza estetica

Come già accennato, il film è un mockumentary coinvolgente e molto ricercato dal punto di vista estetico. Il cortometraggio si presenta con una fotografia estremamente curata, dai toni freddi e realistici, senza mancare del calore necessario alle scene più intime e delicate.

Ciò che colpisce maggiormente è la scelta delle inquadrature. Evocative, geometriche, sfaccettate e intrise di significato. La scena che mostra il titolo, già citata, è estremamente affascinante. Ma ce ne sono molte altre capaci di creare nello spettatore la sensazione di guardare un prodotto con una retorica registica molto ben definita, soprattutto per quanto riguarda la messa in quadro del piccolo protagonista, Adamo.

Questo ci viene mostrato nelle battute finali schiacciato all’angolo di un muro, circondato dalle immagini proiettate di bambini che giocano. L’idea che Adamo, con questa immagine, raccolga in sé tutto ciò che è stato e che deve ancora essere, è travolgente. Il finale lo inquadra in un corridoio dallo stile industriale. Le pareti, a specchio, dividono l’inquadratura in due, mostrandoci due strade possibili. In fondo al corridoio, buio, una luce. Adamo corre, poi si ferma, indeciso. Quindi, scompare dietro il muro, lasciandoci in dubbio su quale strada sia stata presa, mostrandocele entrambe davanti al naso. Forse, supponendo anche che non ce ne sia una giusta, ma solo quella che verrà scelta.

De-colpevolizzare, puntando il dito

Ciò che riesce meglio al film è inquadrare la situazione senza puntare il dito ai genitori (o a coloro che non vogliono esserlo). Infatti il corto, passando sul filo di un rasoio pericolosissimo a livello retorico, non colpevolizza mai le donne o gli uomini se non hanno più figli. Bensì sottolinea quanto la natalità sia influenzata dalle politiche sociali ed economiche

Adamo è l’ultimo bambino non per chissà quale strampalata motivazione di gusti e desideri, ma per la negligenza delle istituzioni. Ignorando per decenni la questione, hanno creato un tessuto sociale che impedisce attivamente di mettere al mondo un bambino. 

Nel finale, Adamo assume un duplice ruolo, quello catastrofico intriso nel suo stesso nome, ma anche quello della speranza. Il film, da ottimo “film a tesi”, ricostruisce l’antitesi e ci lascia con un messaggio interessante: agire ora ammettendo i propri sbagli, senza puntare il dito ai cittadini, è l’unico modo per far sì che la “storia vera dal futuro” rimanga solo una storia.

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Adamo

  • Anno: 2024
  • Durata: 9 minuti
  • Genere: mockumentary
  • Nazionalita: italiana
  • Regia: Beppe Tufarulo