Cercasi Amore Per La Fine Del Mondo

Anno: 2012

Durata: 101′

Genere: Drammatico

Nazionalità: USA, Singapore, Malesia, Indonesia

Regia: Lorene Scafaria

Distribuzione: M2 Pictures

Uscita: 17 gennaio 2013

Che nello spazio temporale di un paio d’ore si potessero capovolgere le sorti di una vita solitaria, o di una irrequieta, questo al cinema l’abbiamo visto parecchie volte; che il mondo alla fine del mondo diventi un non-luogo surreale, dove si alternano episodi di sciacallaggio, momenti di panico collettivo e, come per incanto, cornici quasi fiabesche dove (ri)scoprire l’altro sotto una nuova luce, sì anche questo sapevamo.

Cercasi Amore Per La Fine Del Mondo sembra la “mala” traduzione di un titolo meno semplicistico; ma in effetti dopo aver visto il film ci si rende conto che la versione italiana è decisamente più azzeccata dell’originale Seeking A Friend For The End Of The World (che richiama un’inserzione appesa ad un muro della città, durante una delle scene iniziali).

Un asteroide largo 110 km è diretto verso la Terra, mancano 21 giorni all’impatto fatale e per esorcizzare la paura della fine si organizzano feste, baccanali, c’è chi ne approfitta per fare sesso senza più pensieri (“il mondo è diverso ora, è diverso, il cielo sta per crollare e intanto piovono passere”) e si cerca affannosamente l’anima gemella, perché restare soli proprio non si può; e in questa giostra di incontri Dodge (interpretato da Steve Carell, il protagonista di 40 anni vergine), assicuratore sulla quarantina, appena piantato dalla moglie, molto attento e scrupoloso, che vive la sua vita quasi in punta di piedi si imbatte in Penny, (Keira Knightley, l’ottima eroina austeniana Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright, del 2005 e co-protagonista nel 2003 in Sognando Beckam di Gurinder Chadha), ventottenne irrequieta, irrisolta sempre pronta a tuffarsi nella vita, anche a costo di farsi male, e grande appassionata di LP in vinile.

Entrambi hanno un desiderio, quello di rivedere qualcuno di speciale, prima che il mondo finisca: Dodge vorrebbe rivedere Olivia, la sua fidanzata storica che l’aveva lasciato per un uomo che aveva sposato e dal quale ha divorziato; Olivia scrive più volte a Dodge (udite, udite: per lettera!) per fargli sapere che vorrebbe rivederlo; Penny vorrebbe riabbracciare tutta la sua famiglia, che vive in Inghilterra, e soffre (ma neanche troppo) per aver perduto tempo inutilmente e non essere riuscita a prenotare un volo per tornare a casa, prima che gli spazi aerei venissero chiusi a causa del passaggio dell’asteroide.

Penny e Dodge intraprendono insieme un viaggio, che li porta lungo la strada, intrecciata, dei loro ricordi e delle persone alle quali hanno ancora qualcosa da dire, accompagnati da Sorry, un terrier che Dodge si è ritrovato letteralmente ai suoi piedi nel parco; le strade di Dodge e Penny ad un certo punto si dividono (in maniera piuttosto forzata, dal punto di vista narrativo), per poi ritrovarsi (guarda caso) e stare insieme felici e contenti fino all’apocalisse.

La sceneggiatrice e regista, Lorene Scafaria (che è anche drammaturga e cantautrice), al suo debutto dietro la macchina da presa, voleva “una sceneggiatura concentrata sul lato umano e che raccontasse una storia di rapporti; le reazioni delle persone, soprattutto di persone con sentimenti forti verso gli altri esseri umani”; sebbene ci provino timidamente gli attori protagonisti, mescolando “Keira, attrice drammatica in un ruolo comico, e Steve, noto come attore comico, in un ruolo più drammatico” (come afferma la Scafaria) ciò che viene fuori è una storia dalla trama vaga e senza un preciso filo conduttore; resta difficile individuare l’intenzione originaria della regista-sceneggiatrice, quella di concentrarsi sul “tempo” che manca alla fine del mondo e che, come una cartina tornasole, dovrebbe rivelare chiaramente quello che è stato davvero importante nella vita di ognuno dei protagonisti.

La colonna sonora, affidata a brani quali “Wouldn’t It Be Nice” dei Beach Boys (in uno dei rari momenti brillanti del film), “Devil Inside”, brano in pieno stile anni Ottanta, degli australiani INXS, The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore e Stay With Me dei The Walker Brothers, riesce a dare al film quel carattere “senza tempo” che era proprio nelle intenzioni della regista: “sono sempre stata intenzionalmente vaga sul periodo in cui si svolge la storia. Nel film vediamo una data una sola volta, su una bottiglia di sciroppo e non sappiamo se il medicinale è già scaduto o meno.” La storia si svolge in un futuro vicino e lo scenografo Chris Spellman e il direttore della fotografia Tim Orr hanno contribuito a creare in questo senso l’estetica del film.

Questo conferisce un carattere di “universalità” alla storia, che è ambientata quasi sicuramente tra gli anni Zero e gli anni Dieci del XXI secolo, ma non è schiava delle nuove tecnologie e dei social network: Olivia, la storica fidanzata di Dodge, lo ricerca per lettera e non tramite Facebook; non ci sono telefonini o mail nella storia, ma il protagonista ha il televisore al plasma, schermo gigante (a differenza di un altro personaggio, che ha un vecchio televisore anni Sessanta), sempre sintonizzato su un canale “all news”; e la musica gira a 33 giri su dei vecchi giradischi, considerati vintage dalla protagonista, che nonostante la sua giovane età riesce ad apprezzarne la purezza del suono.

E sul finale (scontato) ci si chiede come mai certe cose accadano soltanto nei film e, soprattutto, se chi ha scritto questa storia abbia mai realmente sperimentato la solitudine della casa vuota di Dodge, o della tavolata di amici felicemente accoppiati. Perché la solitudine, se non la si è mai provata, può colpire (e fare paura) ancora di più di un asteroide.

Anna Quaranta

Utlima modifica: 17 gennaio, 2013



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