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IN SALA

Buon anno Sarajevo

Buon anno Sarajevo / Djeca racconta la storia di Rahima (Marija Pikic) e Nedim (Ismir Gagula) orfani della guerra del ‘92 che si trovano “costretti” nella ricostruzione di una vita normale.

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Aida Begic è una giovane filmmaker Bosniaca, diplomata all’Academy of Performing Arts di Sarajevo, dove attualmente insegna regia e che nel 2008, con il suo lungometraggio d’esordio Snow ha vinto il “Gran Prix de la Semaine de la critique” al Festival di Cannes; nell’ultima edizione del festival francese ha presentato il film Buon anno Sarajevo / Djeca, di cui ha scritto anche il soggetto, nella sezione “Un Certain Regard”. In uscita nelle sale italiane dal 3 Gennaio.

 

 

Anno: 2012

 Distribuzione: Kitchen Film

 Durata: 90’

 Genere: Drammatico

 Nazionalità: Bosnia e Erzegovina

 Regia: Aida Begic

 

Buon anno Sarajevo / Djeca racconta la storia di Rahima (Marija Pikic) e Nedim (Ismir Gagula), orfani della guerra del ‘92, che si trovano “costretti” nella ricostruzione di una vita normale.

Rahima lavora sottopagata in un ristorante di un losco personaggio per mantenere il fratello Nedim che va ancora a scuola. Un giorno, durante una rissa, Nedim distrugge il cellulare del figlio di un uomo di potere e questo evento farà scoprire a Rahima che il fratello conduce una doppia vita.

La Begic ci racconta questa storia scegliendo uno stile visuale molto diverso rispetto al suo film d’esordio: la narrazione avviene attraverso una camera a spalla in continuo movimento, sempre sulla protagonista, suggerendo quasi un taglio documentaristico.

Anche il linguaggio è volutamente asciutto, a sottolineare la difficoltà nella comunicazione di una generazione cresciuta durante la guerra e che cerca di sopravvivere in una società post-bellica. La regista non concede nulla al pietismo, mettere a nudo in modo crudo le devastanti conseguenze che la guerra in Bosnia ha lasciato su un’intera generazione.

Marija Pikic, che nel film interpreta Rahima, è perfetta. Lo spettatore attraverso la misuratissima e essenziale gestualità dell’attrice, riesce immediatamente a comprenderne la psicologia. Alcuni elementi del film sono fondamentali, come la decisione di Rahima di avvicinarsi alla religione islamica, decidendo di indossare il velo, un elemento che stride con il contesto nel quale lavora e con il ritmo della sua vita – quel velo che la distanzia dalla società in cui vive ed al tempo stesso ne raccoglie la sua più intima realtà, come per celarla o meglio, proteggerla.

Un mondo, quello raccontato dalla Begic, dove si respira la paura del futuro e l’incertezza del presente, dove la scala sociale, spesso è capovolta e la normalità è rappresentata dalla corruzione, dall’ingiustizia e dalla violenza. Un film che mostra la natura dei contrasti, in tutte le sue forme. Un viaggio alla ricerca di una “normalità” inesistente, vista come una chimera, un’illusione a cui si tende per rassicurarci l’animo, per non farci sentire soli quando realmente lo siamo. La sensazione che si ha in tutti i 90 minuti di pellicola è di disagio, lo stesso di cui soffre la protagonista, creando un’empatia dal primo minuto con lo spettatore che entra nel suo mondo senza rendersene conto.

Alessia Gallo 

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