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TUTTO QUEL ROSSO

Il cinema da leggere. Recensioni di libri di cinema. Rubrica a cura di Gianluigi Perrone…

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TUTTO QUEL ROSSO

Autrice: Cristiana Astori

Edizioni: Gialli Mondadori

Pagine: 234

 

Sono stati scritti decine, forse, realisticamente ,centinaia, di libri sul cinema di Dario Argento. Sulla musica, sugli attori, persino sui singoli film, su un universo inconoscibile eppure così profondamente analizzato da critici, appassionati e ossessionati dal regista dell’orrore italiano per antonomasia. Già, perché oltre ai fan normali, Argento vanta anche alcuni personaggi al livello di borderline, devoti fino al midollo, pronti a tutto per lui, anche a ammettere l’inammissibile (come che Giallo non e’ poi tanto male). Non so se fosse mai stato scritto qualcosa di fiction con Dario Argento, ma di sicuro non come il romanzo che stiamo per presentare: Tutto quel rosso di Cristiana Astori.

Oramai la Astori è tra le scrittrici di genere più valide in Italia, e sicuramente di livello visto che alla facile letteratura da autogrill che riempie scaffali e tasche degli editori, ha preferito un’integrità creativa di tutto rispetto, che l’ha proiettata su territori in cui la cellulosa incrocia la celluloide. Il suo precedente romanzo, Tutto quel nero, di cui Tutto quel rosso potrebbe essere un ideale seguito, si muoveva tra i set libidinosi di Jess Franco e la sua musa Soledad Miranda, alla ricerca di una pellicola maledetta scomparsa nel nulla.

Il nuovo romanzo, che esce sempre per Mondadori, vede protagonista sempre Susanna, la studentessa fuori corso appassionata di cinema, che questa volta affronta nella sua Torino un assassino copycat che uccide riproducendo gli omicidi di Profondo Rosso. Adesso si potrebbe obbiettare che l’assassino che copia gli omicidi è un’idea vecchia come il cucco, ma non in questo caso, visto che Tutto quel rosso prende in considerazione proprio l’autore per cui l’estetica della morte violenta è stata fondamentale. La trasformazione dell’attacco di panico in estasi per Argento è la forma d’arte in cui ha trasformato la sua grammatica registica, e una eventuale sindrome di Standhal, per citare uno dei suoi film, al cospetto delle sue sequenze omicide è qualcosa di più che auspicabile.

Infatti eccolo, questo vortice di follia che si muove con un assunto molto romanzato, ma che riesce ad affondare le sue radici nella cronaca realistica, come dimostra la base sessuale perversa della storia che Cristiana Astori porta sempre più in un gorgo di morbosità. E poi il delirio. La sfida di Tutto quel rosso è ricreare quelle atmosfere di ipnosi omicida, di silenzio opprimente che sono proprie della letteratura, e che la mente dell’assassino mette su carta. Le sensazioni proprie del giallo all’italiana sono palpabili e angoscianti, vissute in maniera moderna e realistica. Forse ci troviamo davanti a un’opera che fa finalmente e veramente in letteratura quello che tanti hanno cercato di fare omaggiando e scopiazzando nei film, ovvero ricreare l’incomprensibile atmosfera dei thriller di Dario Argento.

Gianluigi Perrone

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