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IN SALA

Il peggior Natale della mia vita

Mancano tre giorni al Natale e Paolo, che non ha ancora la patente, sta guidando la sua nuova mini-car per raggiungere sua moglie Margherita, al nono mese di gravidanza, e i suoceri Giorgio e Clara al castello di Alberto Caccia, dove sono stati invitati a trascorrere le vacanze natalizie. Lì c’è anche la figlia di Alberto, Benedetta, anche lei in dolce attesa. Ma una tormenta di neve lo coglie in flagrante e i disastri per il povero Paolo, che nemmeno il Natale riesce a rendere meno inopportuno, cominciano fin da subito…

Publicato

il

 

Anno: 2012

Nazionalità: Italia

Genere: Commedia

Distribuzione: Warner Bros Italia

Uscita: 22 Novembre

 

Considerati i meditati e orditi incassi, studiati a tavolino per un pubblico abitudinario e facilmente appagabile, de La peggior settimana della mia vita, la Warner Bros ha deciso di produrre il sequel Il peggior Natale della mia vita, in uscita nelle sale italiane a partire dal 22 Novembre 2012 e diretto, come il primo, dall’attore e regista italiano Alessandro Genovesi.

“Mancano tre giorni al Natale e Paolo, che non ha ancora la patente, sta guidando la sua nuova mini-car per raggiungere sua moglie Margherita, al nono mese di gravidanza, e i suoceri Giorgio e Clara al castello di Alberto Caccia, dove sono stati invitati a trascorrere le vacanze natalizie. Lì c’è anche la figlia di Alberto, Benedetta, anche lei in dolce attesa. Ma una tormenta di neve lo coglie in flagrante e i disastri per il povero Paolo, che nemmeno il Natale riesce a rendere meno inopportuno, cominciano fin da subito…”
Tra gaffe, catastrofi, (meno)tragi(e più)comiche disavventure e sfortunate coincidenze, il regista Alessandro Genovesi e il simpatico attore protagonista Fabio de Luigi tornano sul grande schermo, a riproporre il tipico nòcciolo narrativo dell’ormai (de)finita commedia italiana, involutasi in una crisalide vuota di idee e rigurgitante di stereotipi. E pensare che padre di questo filone cinematografico, tipicamente nostrano e nato nella metà degli anni ’50, è il gioiello firmato da Pietro Germi, Divorzio all’italiana, un po’ più tardivo (1961) ma da cui il genere ricava il nome. Assopito l’originario occhio pungente e critico dei registi di commedie all’italiana, chiamati a interrogare, giudicare e spiegare la società contemporanea mostrandone le evoluzioni e le contraddizioni, cosa rimane? Il tono comico, e null’altro. Trasformato negli ultimi anni in una farsa condita da pantomime e pagliacciate.
“La commedia all’italiana è questo”, diceva Mario Monicelli, “trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia italiana da tutte le altre commedie.”
È questo che, tristemente, si è andato perdendo, al punto che oggi i padri e i figli ne danno il triste annuncio e ne piangono la scomparsa: è morta la Commedia all’Italiana. A precedere e seguire le esequie, i defunti Mario Monicelli, Pietro Germi, Nanni Loy, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e i delusi (e passatemelo, un po’ incazzati!) Giancarlo Giannini, Sofia Loren, Monica Vitti, Mariangela Melato che alle stelle condussero il genere e nelle stalle lo vedono interrato.
Tornando a noi: simpatici i due becchini, interpretati dai divertenti Ale e Franz, che regalano una nota di tetra comicità al film. Roboticamente sempre uguali Cristiana Capotondi e Laura Chiatti, che sembrano settate a fare quello che ci si aspetta da loro come donne prima e come attrici poi: così, si lasciano ritrarre isteriche, incinte e soprattutto amiche-nemiche.
A completare il cast Antonio Catania, ancora nel ruolo del suocero, e le new entry Diego Abatantuono, Dino Abbrescia e Anna Bonaiuto.
In definitiva: un film da tavola, da accompagnare ad un amabile Tavernello, che si accontenta di compiacere i palati comuni, stampati a dozzine a partire dagli anni ’80 e allettati da prezzolati registi, attori e produttori che in cambio di due ore piacevoli e frivole stanno svendendo il Nostro cinema e la Nostra anima.

Dalila Lensi

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